SCONCERTO ITALIANO (di Marco Cimmino)

03/nov/2009 00.08.39 Tabula fati Contatta l'autore

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Di pamphlet, di libelli, di sillogi accanite, stizzose, inequivocabilmente autoreferenziali, diciamo la verit: non sappiamo pi che farcene. Rimane giusto l’estrema soluzione di adibirli alla pattumiera, merc l’utilizzo di appositi contenitori, bravamente selettivi del cartaceo, nella differenziatissima raccolta del cosiddetto residuo secco.

Noi abbiamo, invece, fame di parole intelligenti: parole che, pianamente, sappiano conferire ordine e spiegazione all’intricatissimo garbuglio dei casi nostri. Qualcuno che ci spieghi, che ci indichi col dito: lo vedi questo? Ebbene, figlio unigenito di quello: non altro e non pi.

Poich di tutte le merci rare, sotto il sole, la pi rara rimane proprio l’umana acutezza: la capacit di svelare nitidamente ragioni e cause, effetti e disastri, del nostro vivere e convivere con la realt dei fenomeni.

Questa dote, insieme ad uno stile, al contempo, chiarissimo e tagliente come un bisturi, la cifra stilistica di Renato Besana e, per conseguenza, dell’ultimo suo libro, SCONCERTO ITALIANO (Edizioni Solfanelli, Chieti 2009), tanto godibile quanto agile, nella forma editoriale che, con felice intuizione, Marco Solfanelli ha assegnato alla sua collana “Il calamo e la ferula”.

Si tratta di un pamphlet: anzi di una sapiente raccolta di micro pamphlet, che, in cinque capitoli, intuitivamente scanditi da svariati approcci tematici, restituiscono al lettore le ragioni del disastro italiano e ne indagano, icasticamente, le cause. Besana, in una sintesi che suscita la nostra invidia di uomini baroccamente incapaci di essere, al contempo, efficaci e graditi, si muove nella storia e nel costume italici, con la decisa maniera di un patologo, che incida le carni allo scopo di rivelarne il morbo, e di permetterne l’ablazione.

In pi, pare evidentemente divertircisi: la sua prosa vivace, spesso multicolore, come una manciata di coriandoli, che simuli un offesa, ma che susciti, invece, gaiezza e riso.

Come, una mascherina del carnevale ambrosiano. Perch Besana Milanese, nel senso antico e nobile del termine: la sua la satira delle bosinate, il sano ed equilibrato spirito lombardo, il gusto del buon senso e della misura. Quello di Carlin Porta, di Carlo Dossi e di quel terzo Carlo che non voleva lo si nominasse: per favore, mi lasci nell’ombra! E cui Besana talvolta somiglia, per amaro disincanto, e per la verit del dire e l’alacrit della mente. Tutto il contrario della milanesit esibita da un Boldi: fatta di atteggiamenti da “bauscia” e da figlio del benessere.

“Sconcerto italiano” denuncia tutt’altro che sconcerto: indica, invece, una chiave di lettura assai efficace e per nulla improvvisata della catastrofe culturale e di costume che ci sta trascinando nel maellstrőm: e ci fa sapere anche il perch e il percome di questo funereo capitombolo.

Il Sessantotto, innanzi tutto: sozzo bubbone di cui discesero infinite disgrazie. E la pochezza di tanti omiciattoli, cui Besana contrappone la figura possente di Craxi, che viene da lui non solo rivalutata, ma indicata alle future inevitabili riabilitazioni storiche. Poi l’esterofilia, il mito americano, la truffa globalizzata, il malcostume, il t’aggio fatto fesso, il tengo famiglia: tutte cose che risvegliano, nel cuore di chi scrive, una pazza rabbia, e gli fanno esclamare: bravo Besana, per la miseria, cos si fa! Bravo davvero Besana: perch hai scritto un libro importante e coraggiosamente austero.

Un’operetta morale, che non vuole moralizzare, che non ci viene a fare la morale: scritta, come bene dice l’autore, tra l’agro e l’amaro, da un esponente della categoria meno protetta e tutelata d’Italia. Quella del cinquantenne, caucasico, eterosessuale e, magari, fumatore: quella di un uomo libero, nei propri giudizi e nella loro rivendicazione. Anche in questo viene a galla la milanesit di Besana: scrive cose rivoluzionarie nella loro tradizionalit, cose provocatoriamente normali e sensate. Come un Carlo Cattaneo, che sosteneva tesi di una modernit assoluta, senza strepitare e senza rompere i baggei ad alcuno: da persona perbene. Infatti, unita che fu l’Italia, le sue idee le spedirono a fare il chilo negli scaffali pi alti delle biblioteche: e ci tenemmo l’Italia di Cavour e di Vittorio Emanuele.

Insomma, si tratta di un libro, questo di Besana, che si rivolge agli Italiani sconcertati e porta loro un benefico colluttorio: sciacquatevi la bocca, pare dir loro, perch prima ci liberiamo delle scorie e prima ripartiremo. Non ci sono proclami, n tirate propagandistiche: un’opera di destra implicitamente, perch di destra la Weltanschauung che ne trasuda da ogni riga.

Ma Besana non chiede patenti e non sente il bisogno di gridarlo, cos come un cavallo non sentir mai l’esigenza di dichiarare al mondo che sta galoppando, mentre fende col petto l’erba alta, sfrenatamente in corsa: cos e basta. Il lettore pi avvertito riconoscer, tra le righe di “Sconcerto italiano”, note e sentori di prose che tanto ci mancano, in questi anni deboli e sciaguratamente esangui di buona letteratura: i chiasmi di pensiero di certo Malaparte polemista, qualche gaddismo, e poi Sciascia, per la lucidit, Montanelli per il guizzo, i vociani d’antan, Longanesi e Guareschi.

Tutte agnazioni che, implicitamente o esplicitamente, l’autore indica al lettore. Soprattutto, per, vi si riconosceranno le stigmate dell’ingegno e, massime, dell’ingegno politico: merce che non si acquista ai grandi magazzini, e di cui tanto pi si sente il bisogno quanto pi se ne lamenta la mancanza.

Esaurita d’un fiato la lettura delle cento e tante paginette, il tardigrado emette un imbarazzante sospiro ed esclama: orpo, adesso s che ho capito! Non una summa, questo libro, n vuole esserlo: ma dentro c’ davvero un bocconcino di tutto, calibrato gustosamente sulle sinapsi del lettore.

Un libro che dovrebbero leggere tutti quelli che si pongono, come sonnambuli, la domanda definitiva: come siamo arrivati a questo punto?

Rimane da chiedersi perch i governanti siano tanto spesso al di sotto delle aspettative, e chi avrebbe capacit e forza per essere a guida del popolo si dedichi ai pamphlet. Ma, forse, anche in questo caso, soprattutto questione di stile.



Marco Cimmino







Renato Besana

SCONCERTO ITALIANO

Diario di un paese impossibile

Edizioni Solfanelli, Chieti 2009

[ISBN-978-88-89756-31-7]

Pagg. 112 - 9,00



http://www.edizionisolfanelli.it/sconcertoitaliano.htm



http://sconcertoitaliano.blogspot.com/



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