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] Davvero un inizio promettente - e d’esperienza - quello della Marcosbanda. Brani curati con melodie rifinite con la massima cura, per accogliere parole e testi una volta tanto non scontati, di quelli che fanno riflettere e ragionare [
] Federico Genta - La Stampa.it
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] Marco, chiunque tu sia, sei davvero bravo! [
] Fiorello - Viva Radio 2
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] I Marcosbanda sono un gruppo divertente, si muovono fra rock, jazz, funk e bossa, fanno brani che raccontano favole, sogni e desideri [
] Fabrizio Zampa - Il Messaggero
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] Molta disinvoltura nel trattare i materiali musicali. In questo pezzo si suona alla grande, anche se la sintesi stilistica non è poi così originale. L’approccio è tipicamente live e per questo abbastanza trascinante. Divertente l’idea di costruire un passato più o meno remoto attraverso un elenco di nomi
Il gruppo sembra maturo per fare passi avanti più importanti. [
] Gino Castaldo -Kataweb
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] È un disco di quelli che può benissimo aspettarti a casa, aprirti la porta e coccolarti immediatamente di benessere addosso, scacciando la nevrosi di una giornata piegata dal traffico e dai rumori seriali della vita; un disco che calibra ironia, melanconica bossa e ruffiano swing in dosi precise, senza aggiunte o sovrapesi. Questo è quello che si respira dall’ascolto de “Il nome dei pomodori” debut-album della Marcosbanda, musicisti romani che acquerellano storie, confidenze e geometrie giocose e amarognole nel contempo, su uno spago virtuale che lega tranci di quotidianità e idealità da “dietro l’angolo” a sapori “do brazil” [
] Massimo Sannella - Mescalina.it
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] Simpatici i Marcosbanda e le loro canzoni. Frizzanti, leggere e allo stesso tempo fornite di testi pungenti che si fanno ascoltare. Storielle di personaggi buffi e grotteschi e riflessioni mai banali si uniscono con jazz, rock, bossa e swing per dare vita a questi 11 spicchi di pomodoro [
] Lorenzo Convito - Rockerilla
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quello che ho davanti è un disco che non ha errori. Bella la copertina, il concept, il libretto, la musica, i testi e la lettera di presentazione della band. Il disco suona alla grande. Pulito, essenziale, trasparente e gentile all’ascolto. Questi ragazzi sanno suonare davvero. Le liriche sono di quelle che ti fanno sentire a casa in qualunque luogo tu sia. [
] Maurizio Maremonti - Musicalnews.com
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] La Marcosbanda, avessi una radio nazionale di successo, la passerei tutto il giorno affinché laggente potesse apprezzarne le liriche sapide e le note fluide. La storia semivera dell’asso brasiliano Dragau è un piccolo capolavoro, che dovrebbero ascoltare tutti quelli che considerano il Belpaese non un formaggio ma il posto più bello del mondo [
] Gianluca Sgalambro - Kataweb.it
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] Scorci di vita, emozioni, desideri e ricordi scritti in modo leggero, fantasioso e brillante, accompagnati da una musica frutto di un personale mix di jazz e canzone d'autore dal gusto vagamente retrò. Il disco scorre sul lettore snocciolando una perla dopo l'altra [
] Elisa Orlandotti - Jam
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] “Che bella sorpresa i Marcosbanda! Finalmente qualcuno che rifugge dal noioso e sterile cantautorato italiano stile “amore-sole-mare” e ci prende per mano, toccando temi surreali (Il nome dei pomodori), parlando di speranze poetiche e forse utopiche (Sarebbe ora), raccontando storie divertenti (Dragau), ironiche (Ginoggino), riflessive (La coperta), teatrali (La vecchia Balilla) e a volte tremendamente romantiche (Se Veronica Sorride).
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Un disco vario, ironico ed intelligente, fatto di canzoni vere, scritte con grande maestria e musicate altrettanto bene con un azzeccato mix di swing, jazz, bossa e cantautorato rock. [
] Massimiliano Locandro - Alternatizine.com
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] Undici tracce dal sapore leggero e scanzonato ma mai banale che raccontano storie di (una molto poco) ordinaria quotidianità. La musica dei Marcosbanda ha un sound jazzistico ma non è per pochi eletti, anzi
Testi intelligenti ma non indecifrabili, ricchi di ironia, melodie accattivanti, riff di sax davvero gustosi e rime capaci di strappare sorrisi [
] Andrea Allocca - Rockshock.it
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] Ascoltando il lavoro della marcosbanda mi viene da pensare: “finalmente!”. sì, finalmente! Finalmente qualcuno che sa come coniugare musica e testi, suono e fraseggio; qualcuno che è in grado di dosare con maestria l’utilizzo dei vari strumenti, che in nessun caso la fanno da padrone coprendo o sovrastando la voce del cantante o gli altri strumenti. Il giusto connubio tra musica e parole che non stanca mai [
] Briana06 - Sonicbands.it
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] Il marchio di fabbrica dei Marcosbanda sono i testi, ironici e irriverenti, appoggiati da tematiche più profonde, il tutto cantato con un marcato accento romano, che rende ancora più divertente questo ottimo disco, supportato da un’ottima esecuzione musicale. Una tra le novità più interessanti del 2007. [
] Alberto Naldini - Gufetto.it
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] Undici canzoni che attingono dalla realtà senza perdere di vista sogni ed ideali. I testi di Marco Panetta ricordano l’umorismo tagliente di Stefano Benni che incontra la narrazione leggera delle fiabe antiche, tra i duri colpi che ogni giorno si abbattono sulla vita e i piccoli gesti capaci di investirci nella nostra quotidianità. [
] Andrea Turetta - Babylonbus.org
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] Nonostante si respiri un'atmosfera giocosa e leggera, la musica del gruppo è tutt'altro che inconsistente. La quotidianità, la vita di paese, le piccole realtà dell' esistenza di ognuno di noi sono humus per le parole, sempre in bilico nel descrivere storie a metà tra realtà e fantasia che si adagiano perfettamente sui tappeti ritmici che, di volta in volta, vestono i pensieri. [
] Martina Neri - Rivistaonline.com
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] Il sestetto romano debutta in lungo palesando una certa autorevolezza e abbastanza talento da stuzzicare il nervolino dell'attenzione. Il versante è cantautoriale, ma assolto per così dire da un tono dolceagro che spaccia paradigmi e meditazioni, favole, bubbole e allegorie ad abitare trame bossa, jazz e folk lubrificate di placido entusiasmo. Insomma, il progetto nasce piuttosto saggio, la calligrafia già a punto, il brio smerigliato da un fiero disincanto. [
] Stefano Solventi - Sentireascoltare.com
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] I Marcosbanda si lasciano ascoltare e riascoltare che è un piacere. E ogni brano è una gran bella scoperta. [
] Fabio Piccolino - Bazerweb.info
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] Fin dall’inizio ci si accorge di trovarsi di fronte ad un lavoro completo, fatto da musicisti professionali e competenti: si nota subito dalla ricercatezza delle melodie semplici ma raffinate ed eleganti e dagli arrangiamenti pieni di tocchi di classe. E se la musica convince, i testi non sono da meno: con un linguaggio solitamente semplice il gruppo riesce a trasportarci lungo le tracce senza mai annoiare, raccontando storie di vita comune, parlando di politica e sociale, attraverso metafore e citazioni letterarie, il tutto accompagnato spesso da una punta di ironia che non guasta mai. Insomma “Il nome dei pomodori” è un disco fresco e interessante che si conferma fra i migliori esordi di questo periodo, e porta all’attenzione una band da tenere sicuramente d’occhio. [
] Stefano “Brainstorm - Ondalternativa.it