Al Rossini di Pesaro il terzo appuntamento della 45 ° Stagione concertistica invernale

05/gen/2006 07.19.03 studiomusica PRESS | PR Contatta l'autore

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Sabato 7 Gennaio ore 21..15
Alessandro Carbonare clarinetto
Marco Rizzi violino       
Francesco Pepicelli violoncello    
Angelo Pepicelli pianoforte
 
Claude Debussy (1862 - 1918)
Sonata n.1 per violoncello e pianoforte in re maggiore
- Prologue
- Sérénade
- Finale

Claude Debussy  
Sonata per violino e pianoforte
- Allegro vivo
- Intermède: Fantasque et léger
- Finale: Très animé

Claude Debussy
Première Rapsodie per clarinetto e pianoforte

*  *  *

Olivier Messiaen (1908-1992)
Quatuor pour la fin du Temps per clarinetto, violino, violoncello e pianoforte
- Liturgie de cristal
- Vocalise, pour l'Ange qui annonce la fin du Temps
- Abîme des oiseaux
- Intermède
- Louange à l'Éternité de Jésus
- Danse de la fureur, pour les sept trompettes
- Fouillis d'arcs-en-ciel, pour l'Ange qui annonce la fin du Temps
- Louange à l'immortalité de Jésus


Nota al programma
Le tre sonate di Debussy, tutte degli anni attorno alla prima Guerra mondiale, nascono, come affermava Paul Valéry non per “rifare ciò che gli altri avevano fatto, ma per ritrovare lo spirito che ha fatto grandi queste cose, e che ne farà altre diverse in altri tempi”.
La prima è la Sonata per violoncello (1915) “quasi classica nel buon significato della parola”, come scrive Debussy. Lontana dagli schemi  tradizionali, si caratterizza per i frequenti cambiamenti di umore e presenta collegamenti tematici tra i movimenti: il primo è un canto quasi improvvisativo; il secondo ricorda il clima della “Serenata interrotta” dei Préludes; l'ultimo mostra grande varietà, alternando idee ritmiche e temi cantabili.
Terza è la Sonata per violino (1917), di cui Debussy scrisse: “ho scritto questa sonata solo per potermene sbarazzare. Voi che sapete leggere tra le righe vi troverete le tracce di questo Demone della Perversità che ci spinge a cercare proprio le idee che bisognerebbe abbandonare. Questa Sonata sarà interessante come documento e come esempio di come un uomo malato può scrivere in tempo di guerra”. Il brano è costruito secondo i canoni tradizionali: il primo propone due idee musicali che si incrociano nella perorazione conclusiva; il secondo è quasi uno ‘scherzo iberico’; il terzo, come dice l’autore è: “il gioco semplice di un tema che torna su se stesso come un serpente che si morde la coda”.
Del 1910 è invece Prima Rapsodia, che mostra tutte le possibilità timbriche e virtuosistiche della combinazione tra gli strumenti. La pagina costituisce un simbolo della poetica impressionista, costruita con macchie di colore ed effetti di suono e di timbro, dove anche i passaggi brillanti rispondono alle esigenze di un'affascinante e nostalgica poesia.

Stalag VIII A, 15 gennaio 1941: questi luogo e data della prima esecuzione del Quatuor pour la fin du temps. Messiaen era prigioniero in Germania e qui condividevano la sua sorte, assieme ad altri, Jean Le Boulaire (violino), Henri Akoka (clarinetto) e Etienne Pasquier (violoncello). Dapprima pensò per loro a un trio a loro, poi vi aggiunse il pianoforte. Nella prefazione del brano lo stesso autore antepone una pagina dell’Apocalisse (il momento in cui l’Angelo scende e “non ci sarà più tempo”) e poi spiega “il linguaggio è essenzialmente immateriale, spirituale, cattolico. I modi realizzano melodicamente e armonicamente una sorta di ubiquità tonale e avvicinano l’ascoltatore all’eternità nello spazio o nell’infinito. I ritmi speciali, al di fuori della consueta battuta, contribuiscono fortemente ad allontanare il senso del tempo”. Gli otto movimenti utilizzano l’organico in modo del tutto particolare, poiché in alcuni non intervengono tutti gli strumenti: ad esempio il terzo è per clarinetto solo, il quinto e l’ottavo sono due duo (violoncello e pianoforte, e violino e pianoforte), il settimo alterna in varie sezioni duo, trio e tutti.
Misticismo e immaterialità venano tutta la composizione, dove non c’è traccia di disperazione, ma solo di speranza nel futuro.



Angelo Pepicelli
Diplomato in pianoforte a Terni con Mastroianni, si è perfezionato al Mozarteum di Salisburgo con Zecchi  e in Italia con Canino,  Jones, De Rosa e Specchi.
Svolge intensa attività concertistica soprattutto in ambito cameristico e collabora stabilmente col fratello Francesco in un duo vincitore di numerosi premi in concorsi nazionali ed internazionali (Caltanissetta e “V.Gui” di Firenze).
Ha suonato nelle più importanti sale italiane (Sala Verdi di Milano, Piccolo Regio di Torino, Biennale di Venezia, Teatro Olimpico di Vicenza, Teatro Verdi di Trieste, Accademia Filarmonica Romana, Fondazione Cini di Venezia, Camerata Musicale di Bari, Accademia Filarmonica di Messina) e all’estero in Europa (Francia, Polonia, Germania, Austria, Spagna, Portogallo, Turchia), negli U.S.A., in Giappone.
Ha suonato come solista con varie orchestre, tra cui la Nazionale Croata di Spalato, I Pomeriggi Musicali di Milano, la Sinfonica Siciliana, la Sinfonica Abruzzese, la Regionale del Lazio, la Filarmonica Marchigiana e i Solisti di Perugia.
Ha registrato per la Rai ed ha inciso per le case discografiche Bongiovanni, Naxos e Dynamic CD in duo col violoncello dedicati al repertorio italiano del tardo Ottocento e del primo Novecento (Martucci, Casella, Busoni, Respighi). Con la Velut Luna ha pubblicato il CD  “Encore” con i bis del duo in occasione dei venti anni di attività.
È titolare della cattedra di pianoforte principale all’Istituto Musicale Pareggiato G.Briccialdi di Terni e tiene regolarmente masterclass a Piediluco (Terni), in Giappone e in Polonia (Accademia Chopin di Varsavia).

Francesco Pepicelli
Ha studiato violoncello con Filippini al Conservatorio G.Verdi di Milano e si è perfezionato con Aldulescu, Palm, Geringas, Baldovino e per la musica da camera con Canino, Jones e  De Rosa.
Ha conseguito numerosi premi in concorsi nazionali ed internazionali come solista e con il Duo Pepicelli con il quale svolge intensa attività concertistica in Italia e all’estero.
È stato ospite delle maggiori istituzioni concertistiche italiane e dei festival più prestigiosi (Settimane Internazionali di Napoli, Festival dei Due Mondi, Settimana al Teatro Olimpico di Vicenza, Biennale di Venezia, Festival di Brescia e Bergamo); all’estero, dopo l’esordio alla Salle Gaveau di Parigi, ha suonato con il Duo Pepicelli in U.S.A., Germania, Austria, Francia, Spagna, Belgio, Polonia, Portogallo, e in Giappone..
Ha suonato come primo violoncello solista nell’Orchestra Mahler diretto da Claudio Abbado, che lo richiesto personalmente (Festival di Salisburgo, Musikverein di Vienna e Gewandhaus di Lipsia), e come solista con numerose orchestre italiane; ha inciso il Triplo Concerto e il Concerto per violoncello e orchestra di Casella con I Pomeriggi Musicali di Milano.
Dopo aver insegnato violoncello per alcuni anni, attualmente è titolare della cattedra di musica da camera al Conservatorio F.Morlacchi di Perugia e tiene corsi di perfezionamento a Piediluco (Terni) e all'estero.

Marco Rizzi               
Dopo aver studiato con G. Magnani, S. Accardo e W.  Liberman ed essersi diplomato con lode e menzione speciale nei conservatori di Milano ed Utrecht, è oggi  uno dei  più interessanti violinisti della nuova generazione. Ha ottenuto importanti premi e riconoscimenti internazionali: Europäischen Musikförderpreis (su indicazione di C. Abbado, 1991), il ?aikovskij di Mosca, il Queen  Elizabeth di Bruxelles e l’Indianapolis Violin Competition.
È regolarmente ospite delle sale più prestigiose come la Scala di Milano, la Salle Gaveau e la Salle Pleyel a Parigi,  il Lincoln Center di New York, la Sala Grande del Conservatorio di Mosca, la Musikhalle di Amburgo, il Tivoli di Copenhagen, il Concertgebouw di Amsterdam,  la Konzerthaus di Berlino. Ha collaborato con direttori quali R. Chailly, V. Jurowski, e con rinomate orchestre quali la Staatskapelle Dresden, la Indianapolis  Symphony  Orchestra, la Hong Kong Philharmonic, la Rotterdam Philharmonisch, la BBC Scottish, la Nederlands Philharmonic.
Marco Rizzi ha in repertorio tutte le più importanti composizioni solistiche e con orchestra: i concerti di Glazunov, Van Vlijmen, Paganini, S?stakovic, Walton). Particolare il suo interesse anche per i brani meno noti come la Sonata di B. Walter oppure il Concerto di J. Adams e la musica italiana per violino e pianoforte del '900 (incisa anche in un CD di grande successo). Affianca all’attività solistica quella cameristica con partner come A. Lucchesini, M. Brunello, L. Zylberstein, N. Imai, spesso ospite di prestigiosi estival cameristici internazionali.
Rizzi è titolare di una cattedra di violino alla Hochschule für Musik di Detmold (Germania) e tiene Masterclass in estate ai Rencontres Musicales Internationales d’Enghien (Belgio) ed all’Accademia Perosi di Biella.
Suona un violino C. Bergonzi del 1739, messo a disposizione dalla Fondazione Pro Canale Onlus.


Alessandro Carbonare
Primo clarinetto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dal 2003, Alessandro Carbonare è stato per 15 anni Primo clarinetto solista dell’Orchestre National de France a Parigi. Dal suo debutto solistico con l’Orchestre de la Suisse Romande di Ginevra, Alessandro Carbonare si è esibito, tra le altre, con l’Orchestra Nazionale di Spagna, la Filarmonica di Oslo, i Bayerischer Rundfunk di Monaco, la Wien Sinfonietta, l’Orchestra della Radio di Berlino e le Orchestre Sinfoniche della RAI di Torino e dell’Accademia di Santa Cecilia. Come Primo Clarinetto ha collaborato con la Symphonie Orchestre dei Bayerischer Rundfunk di Monaco, la World Philarmonic Orchestra e con i Berliner Philharmoniker. Ha debuttato come direttore-solista alla Suntory Hall di Tokyo ed alla Carnegie Hall di New York con l’esecuzione dei concerti di Weber.. Si è imposto in molti concorsi internazionali: Ginevra (1990), Praga e Tolone (1992), Monaco di Baviera (1993), Parigi (1994); ha registrato gran parte del repertorio per l’Harmonia Mundi (attualmente incide per la JVC Victor) e ha vinto due ‘Diapason d’Or’ e ha dato impulso alla nuova musica per clarinetto, commissionando concerti a Fedele, Sciarrino, Pablo, Bolling. Membro del Quintetto Bibiena (col quale nel 2003 ha vinto il Premio Abbiati come miglior gruppo da camera), tiene master class nei più importanti Conservatori del mondo (Conservatorio Superiore di Parigi, Musikhochschule di Monaco, Juillard School di New York, Università delle Arti di Tokyo e numerosi istituti americani, tra i quali  l’Università di Harvard). Nella prossima stagione dovrà eseguire il Concerto K. 622 di Mozart, sotto la direzione di Claudio Abbado e la registrazione di alcuni CD.

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