Saiyuki Trio Live al Madre

Saiyuki Trio Live al Madre Dopo l'ottimo riscontro dei tre appuntamenti della scorsa settimana con le performance di Capone & BungtBangt, de I Virtuosi di San Martino e Rita Marcotulli in sestetto, altro cambio di rotta per i concerti che "PROGETTO SONORA" propone nell'ambito della rassegna "Un'Estate al Madre 2010".

24/ago/2010 11.28.49 Victoriano Papa Contatta l'autore

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Dopo l’ottimo riscontro dei tre appuntamenti della scorsa settimana con le performance di Capone & BungtBangt, de I Virtuosi di San Martino e Rita Marcotulli in sestetto, altro cambio di rotta per i concerti che “PROGETTO SONORA” propone nell’ambito della rassegna “Un’Estate al Madre 2010”. Mercoledì 25 agosto, ore 21:30, infatti, sul palco del Museo MADRE (via L. Settembrini n. 79, Napoli) saliranno tre musicisti d’eccezione e di portata internazionale: Nguyên Lê, Mieko Miyazaki, Prabhu Edouard (Ingresso 10,00 €. Info e prenotazioni: Museo Madre – 081/19313016). Nguyên Lê (chitarra) – Mieko Miyazaki (koto) – Prabhu Edouard (tabla): tre volti della cultura musicale orientale contemporanea, tre differenti tradizioni, quella vietnamita, giapponese e indù, si incontrano in una sinergica fusione tra passato e presente. Un chitarrista animato da fertile curiosità intellettuale, volto alla sperimentazione e alla contaminazione, accanto a una rinomata interprete di koto e a uno specialista di tabla, allievo di uno dei più grandi suonatori di flauto bansuri. Questi i tre artisti che si esibiranno mercoledì prossimo nel cortile del Museo di Arte Contemporanea di Napoli, dando vita a uno spettacolo, che travalica qualsiasi distinzione di genere, superando barriere e classificazioni, per conferire un senso autentico alla propria musica, vero trait d’union tra passato, presente e futuro, breve viaggio tra suggestivi suoni e motivi orientali. “Saiyuki”, nome anche del loro progetto artistico, è la parola giapponese che indica “Viaggio verso l’Ovest”, il celebre racconto cinese scritto nel XVI secolo da Wu Cheng’en. Questo testo narra la spedizione in India, durante l’VIII secolo del monaco Xuanzang, alla ricerca di testi buddishti sacri. «Io ho voluto usare questa metafora come l’immagine dei viaggi, reali o fantastici, che portano i musicisti della formazione a creare il proprio sound. Come la ricerca di un segreto che ha oltrepassato le avventure più incredibili, pur mantenendo il suo tesoro più prezioso: la nostra identità.» – spiega Nguyên Lê. «Dal Vietnam all’India, passando per il Giappone, noi intrecceremo i fili di seta che disegnano un’Asia senza confini, quasi che ognuno di noi fosse un punto cardinale, proprio come l’Ovest nell’antico racconto. Il centro è plurale, il dialogo è cominciato, le connessioni si aprono, l’interplay è forte e profondo.» Ogni musicista “Saiyuki”, difatti, è benedetto da una doppia cultura, che viene dal mix tra tradizione e modernità. Ognuno di loro è un virtuoso di uno specifico strumento, Prabhu e Mieko possono essere genuinamente tradizionali: uno ha suonato, come già accennato, col dio vivente del flauto indù Hariprasad Chaurasia, mentre l’altra sarebbe potuta diventare un classico nel XVIII secolo. Ma entrambi sono anche musicisti etnici, conoscitori di tecniche e stili moderni, molto interessati ai nuovi incontri e aperti alle diverse potenzialità artistiche e comunicative. «Il mio linguaggio è il jazz, ma ho scelto di sdoganare un tale lessico sonoro, non limitandomi solo a melodie e ritmiche jazz, ma nutrendomi anche di altre culture che mi affascinano e mi ricordano le mie origini.» – prosegue Nguyên Lê. «Come musicista jazz, comunque, mi diverto molto a improvvisare con loro due, così come con altri grandi musicisti di estrazione jazzistica e non solo.» – conclude il chitarrista, compositore, arrangiatore e produttore vietnamita.
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