Zecchillo: Pavarotti ti prego un pò di dignità

dal mio modo di sentire...comunque mi aveva chiamato Muti e non potevo

20/dic/2004 19.47.55 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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Da: Soprannome MSNZecchillo  (Messaggio originale) Inviato: 20/12/2004 17.39
Da: Zecchillo (Messaggio originale) Inviato: 20/12/2004 17.32
PAVAROTTI, TI PREGO, UN PO' DI DIGNITA'
MUTI NON MERITA DI ESSERE RIVERITO IN MANIERA COSI' SERVILE DA TE
Un grande della lirica deve dare esempio di dignità aristica ai giovani cantanti

Non perdonerò mai a Pavarotti na dchiarazione, che leggo in un'intervista sul "Corriere della sera" (17/12/04) a proposito della sola volta che egli accettò di cantare nel "Don Carlo" di Verdi e fu fischiato alla "prima" della Scala nell'edizione del '92 con la regia di Zeffirelli e la direzione di Muti.
Ricordando l'episodio, il tenore così si giustifica:" Il personaggio è molto lontano dal mio modo di sentire...comunque mi aveva chiamato Muti e non potevo tirarmi indietro".
Davvero non sopporto l'idea che un tenore di fama internazionale si senta obbligato ad assumersi un ruolo non congeniale, anche a costo di compromettere il proprio prestigio, solo perché l'ha richiesto Muti. Come se a Muti non si potesse rifiutare nulla; come se un grande cantante debba essere pronto a sottomettere la propria dignità artistica al desiderio di Muti, o di qualunque altro direttore dorchestra.
E' negativo l'esempio che Pavarotti dà ai giovani cantanti con la sua dichiarazione insensata. Se i tenori famosi e miliardari si dimostrano dei "cacasotto", cosa devono essere i giovani esordienti? Zerbini, stracci...
Mi addolora la piaggeria di Pavarotti che, non ostante sia un grande fra i grandi, subisce il complesso d'inferiorità nei confronti di Muti. Perché mai?
Ho visto con i miei occhi direttori come De Sabata, Serafin e altri di gran nome andare nei camerini prima dell'inizio dell'opera per incoraggare i cantanti, dicendo:" Ragazzi, cantate tranquilli, io vi seguo". Muti non direbbe mai una cosa simile; quando va nei camerini dei cantanti riesce solo a mortificali e spaventarli, facendo capire che egli è il protagonista assoluto dell'opera, il super-genio, l'inarrivabile, il dio. Bene ha detto Zeffirelli recentemente: Muti è un uomo ubriaco di se stesso".
In tal caso, Muti ha inebriato Pavarotti con i fumi della sua onnipotenza, tanto che il tenore non ha
osato rifiutare. Soprattutto per Verdi, sarebbe giusto rifiutarsi a Muti; nella graduatoria dei venti direttori d'orchestra che sanno interpretare Verdi, Muti non figurerebbe ai primi posti.
Pavarotti lo sa bene, ma non ostante la sua luminosa carriera e i tanti miliardi in banca, non lo dirà mai. Il coraggio - diceva Alessandro Manzoni - uno non se lo può dare . O ce l'ha, o non ce l'ha.

Giuseppe Zecchillo
baritonozecchillo@email.it







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