LA SCALA IN PIENA PARANOIA:

chizofrenica, si può dire che la Scala è ammalata.

23/dic/2004 20.21.29 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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LA SCALA IN PIENA PARANOIA
se si continuerà con questo gioco perverso, il futuro del teatro milanese diventa preoccupante
 
A leggere i giornali si ha l'impressione - malgrado i toni ottimistici delle dichiarazioni eccellenti - che la gestione della Scala sia in fase di acuta paranoia. E siccome la paranoia è una patologia chizofrenica, si può dire che la Scala è ammalata. Per "Scala", ovviamente, non intendiamo i muri, i soffiti e gli arredi, ma i cerveli a cui è affidata.
Cominciamo dal Presidente del Consiglio di amministrazione, alias Sindaco Albertini: ha incaricato un consigliere di amministrazione (Ermolli) di proporre delle soluzioni al conflitto tra il sovrintendente Fontana e il duo Muti/Meli dopo che il Consiglio stesso aveva confermato la sua fiducia a Meli. Albertini con una mano fa e con l'altra disfa: non è schizofrenia?
Prendiamo poi Meli: a sentire le sue dichiarazioni sembra che abbia salvato il teatro di Cagliari e che alla Scala tutto ciò che di buono esiste lo abbia creato lui. A quanto pare, invece, a Cagliari ha lasciato un deficit pauroso, dovuto ad appalti, programmi e agenti teatrali con progetti miliardari. Riguardo alla Scala, è la sua figura ambigua, né carne né pesce, non-istituzionale ma potente, a creare i conflitti. D'altra parte, perché non assumere toni di grandezza se Muti lo sostiene e glielo consente?
Passiamo a Muti: ormai è lui il padrone della Scala e più tronfio di così non potrebbe sembrare. Lui ha imposto Meli per angariare Fontana; lui disse "Se Fontana resta, me ne vado io". Finora non se ne è andato, che uomo di parola! Ha il potere assoluto, ha un teatro fra i più importanti del mondo, e non è ancora contento. Vuole vendetta. Se questa non è paranoia... Zeffirelli, sui giornali, gli ha appioppato un'etichetta:"Un uomo ubriaco di se stesso":
Infine Fontana: ne ha viste di tutti i colori con Muti; ha sempre minacciato di parlare dei retroscena, ma finora non l'ha fatto. Ha questo deterrente, che non usa, ma che gli serve per terrorizzare Albertini con il sentore di uno scandalo colossale. Non ha più che un potere formale, ma anche quello può fare ancora paura a certi smargiassi. Questo suo atteggiamento di vittima/vindice è in perfetto stile con il clima della generale paranoia.
Saremmo curiosi di conoscere il contenuto della relazione del giudice Caccamo sui comportamenti di Meli a Cagliari; relazione che ha indotto il C.d.A. a promuovere "un'indagine". Sapete come finirà? La cosidetta indagine concluderà che non ci sono gli estremi per togliere la fiducia a Meli...e tutto cadrà nel silenzio.
Del resto, chi oserebbe allontanare il collaboratore che Muti si è scelto personalmente?
I lavoratori della Scala sono preoccupati per il futuro del teatro. I vertici dirigenziali, logorati da troppe polemiche, personalismi, ripicche, non producono nulla di veramente interessante. Basti guardare il cartellone della stagione - di cui Meli tanto si gloria - per constatare che siamo ai minimi storici.
Dopo "L'Europa riconosciuta" di Salieri, c'è "Sancta Susanna" (produzione importata); quindi "Il dissoluto assolto" di Corghi (Produzione importata); una ripresa della "Bohème" nell'allestimento di Zeffirelli a giugno, unitamente alla "Cenerentola" di Rossini; infine "Il barbiere di Siviglia" a settembre, prodotto dall'Accademia Arti e Mestieri dello Spettacolo. A ciò si aggiungono un paio di balletti e un paio di concerti della Filarmonica.
Se questo è un cartellone da grande teatro, faro culturale del mondo, c'è da piangere.
Il Metropolitan di N.Y, lo Staatsoper di Vienna, nonché tutti i teatri della Germania fanno spettacolo ogni sera, nei festivi due spettacoli. Alla Scala invece, malgrado il palcoscenico di alta tecnologia, l'opera più popolare è "Riposo".
I consiglieri comunali dell'opposizione, capeggiati da Adamo e Ottolenghi, reclamano giustamente che Albertni autorizzi il sovrintendente Fontana a venire in Commissione Cultura e "vuotare il sacco", dire tutto ciò sa delle magagne scaligere. Ma Albertini nicchia, preferisce tenersi Fontana fino allo scadere del contratto (novembre 2005) anche contro il volere di Muti, piuttosto che mettere in pubblico i panni sporchi, che devono essere tanti e anto puzzolenti.
 
Giuseppe Zecchillo
baritonzecchllo@email.it  



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