I registi Zeffirelli e Crivelli solidali con il baritono Zecchillo.

05/gen/2005 20.13.52 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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SIAMO SODDISFATTI CHE ZEFFIRELLI E CRIVELLI CONDIVIDANO I NOSTRI TEMI , INCORAGGIANDOCI A PORTARLI AVANTI: IL NOSTRO IMPEGNO SOCIALE E CULTURALE COMINCIA A DARE FRUTTI.

Se volevamo una riprova che le nostre osservazioni critiche sulla situazione e la programmazione del Teatro alla Scala sono condivise a livello molto qualificato, basterebbe la bordata che separatamente, ma pubblicamente, hanno sferrato i registi Franco Zeffirelli e Filippo Crivelli sullo stesso tema da noi anticipato.
Crivelli attacca il trionfalismo retorico e demagogico della stampa per un cartellone di opere modeste e per giunta quasi totalmente importate, in cui mancano i grandi nomi, sia degli interpreti che dei direttori specializzati nella lirica. Zeffirelli non risparmia i personalismi e il divismo di chi fa della Scala il proprio "salotto privato", lasciando fuori i colleghi importanti, che potrebbero rubargli il successo. In quanto al cartellone, Zeffirelli sottolinea "le scelte modeste e non competitive, che potrebbero legittimare sospetti di ogni genere". Mauro Meli, da furbo diplomatico, si inchina alle critiche dei grandi registi, ma promette mari e monti per il futuro. Si guarda bene dal dire le cose come stanno: il Comune ha speso troppi miliardi per ricostruire la Scala e per dotarla di un palcoscenico supertecnologico (e per rovinare l'estetica dell'edificio settecentesco); ora è costretta a tirare i cordoni della borsa proprio sulla cosa più importante per un grande teat
 ro lirico: la produzione di opere.
Alla Scala tutti hanno sbagliato - pazienza, errare è umano - ma quando l'errore è rovinoso, è viltà tacere, nascondersi dietro un dito. La Scala, oggi come oggi, somiglia a una ditta che aumenta i capannoni e si dota di macchinari supertecnologici per produrre oggetti di alta qualità; in questa operazione spende più di quanto può permettersi, quindi invece di produrre oggetti di alta qualità, rivende cosucce prese a nolo dai concorrenti. Così facendo, la Scala non è più una realtà di proposte artistico-culturali, ma un nosocomio di pazzi scemi. Nessuno, che abbia buon senso, può dare torto a Zeffirelli e Crivelli, e neanche - modestamente - a noi.

Giuseppe Zecchillo - Segretario Sindacato Nazionale Autonomo Artisti Lirici
baritonozecchillo@email
 
 



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