Presidente CIAMPI basta con le chiacchiere,i cittadini attendono ifatti.

18/gen/2005 19.04.40 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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PRESIDENTE CIAMPI, BASTA CON LE PAROLE, NON CHIEDA INIZIATIVE FORTI AL CITTADINO CHE E' SOLO, INERME E INDIFESO, MA A COLORO CHE PRENDONO LAUTI TIPENDI PER COMPITI AUTOREVOLI, E INVECE NON FANNO IL LORO DOVERE

Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in visita a Crotone (Calabria) fra le altre cose ha detto:"Non si può chiedere aiuto allo Stato senza fare il proprio dovere; il primo dovere dei cittadini è la legalità. Chi, per paura o per opportunismo, non denuncia i soprusi subìti e gli episodi di corruzione non è un buon cittadino". Discorso perfettamente etico e razionale, ma che semplifica il contesto delle situazioni reali, dove purtroppo si evidenziano problematiche molto più complesse. Ciampi certamente non ignora che nel cosidetto quadrilatero meridionale (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia) il 90% dei commercianti e degli imprenditori è costretto a pagare il "pizzo" alla criminalità organizzata, sia essa mafia, camorra, ndrangheta o corona; non solo, ma è costretto anche ad acquistare i materiali, o le merci presso le ditte di proprietà della criminalità medesima. Se non lo fa, o se denuncia, viene perseguitato da ritorsioni spietate, che gli tolgono tutto, p
ersino la vita. La legalità è un dovere, ma la propria vita è un dovere e un diritto e, come tale, va difesa, non solo dal singolo cittadino, ma - in caso di minacce e pericoli pesanti - anche dallo Stato.
Se finora lo Stato non è riuscito a garantire l'incolumità dei beni e delle persone così minacciate e messe a rischio, vuol dire che non ha saputo trovare il modo e i mezzi idonei ad assolvere questo suo precipuo compito. Di fronte a uno Stato incapace di difendere questi cittadini, Ciampi non può chiedere loro ulteriori sacrifici. E' al governo che Ciampi dovrebbe rivolgere la sua richiesta di legalità, di protezione dei cittadini che lavorano onestamente. Poiché le denunce non risolvono niente in un sistema dominato dalla corruzione e dalla collusione, che si infiltrano dappertutto. Alle condizioni attuali, la verità è che i cittadini non si sentono protetti e devono barcamenarsi come possono per salvare la pelle.
Il Presidente della Repubblica non può non saperlo, perciò potrebbe attivarsi nell'ambito delle sue funzioni per sollecitare coloro che hanno il potere di cambiare le cose.
Nel mio ambiente di lavoro - il teatro lirico - ho sempre denunciato gli episodi di illegalità di cui sono venuto a conoscenza...e cosa ho ottenuto? Ho subìto pesantemente lo scotto della mia buona volontà.
Per dieci anni la Scala non mi ha più scritturato, la RAI, dove lavoravo frequentemente, mi ha chiuso le porte, gli altri teatri hanno seguito l'esempio. I colleghi mi dicevano: "Ma chi te lo fa fare? Pensa alla tua carriera e ai tuoi interessi". Ma io, convinto delle mie battaglie sociali, ho continuato a denunciare, a protestare con tutte le mie forze, mentre gli altri mi davano del masochista e del donchisciotte.
Quando un direttore d'orchestra, o un compositore mi volevano nel cast di un'opera, la stragrande maggioranza dei sovrintendenti teatrali rispondeva:"Diffidate di Zecchillo, ha la denuncia facile, ci mette nelle grane, meglio stargli alla larga". Non ero considerato - come forse crede il Presidente Ciampi - un cittadino onesto e coraggioso, ma un tipo scatenato, imprevedibile. Ho dovuto perciò affrontare sacrifici mrali e materali che spesso mi hanno portato allo sconforto, soprattutto perché le mie denunce, che toccavano persone spesso legate a questo o quel partito politico, venivano puntualmente archiviate.
Sono sopravvissuto grazie a quegli autori di opere moderne e a quei direttori d'orchestra che mi volevano per determinate esigenze artistiche. A questo proposito ricordo volentieri un episodio: per la "prima" mondiale de "L'albergo dei poveri" alla Scala, il M.o Gianandrea Gavazzeni, che dirigeva l'opera, volle scegliere personalmente i cantanti fra coloro che erano anche musicisti, data la difficoltà musicale e tonale dello spartito. Compilato il cast, lo presentò al sovrintendente Ghiringhelli. Questi, vedendo il mio nome, obiettò:"Zecchillo no, cancelliamolo; è un contestatore". "Sì, ma è uno che va a tempo" ribatté Gavazzeni e mi affidò la parte.
Forse Ciampi ha vissuto sempre fra persone rette e lineari, beato lui. Io purtroppo, nell'ambiente teatrale, di onesti ne ho incontrati pochi. Alcuni dirigenti favorivano questo o quell'artista per motivi politico-clientelari; per gli stessi motivi ne boicottavano altri, indipendentemente dal loro talento e preparazione professionale. La stragrandr maggioranza deli artisti (cantanti, registi, direttori d'orchestra) paga percentuali esose alle agenzie e persno ai dirigenti, perché chi non paga non lavora. Questa vergognosa situazione è stata al centro di tante mie denunce e battaglie sindacali, ma - come ho già detto - le conseguenze sono ricadute su di me, non sui colpevoli. Qualche anno fa, cantanti importanti dichiararono apertamente ai giornali la penosa consuetudine di tangenti e sfruttamento nei teatri. Furono pubblicate pagine e pagine...e cosa successe? Nulla.
Non un solo Magistrato aprì un'inchiesta a seguito di quelle dichiarazioni; non uno interrogò quegli artisti coraggiosi, prevedendo che qualunque indagine si sarebbe bloccata di fronte a dirigenti lottizzati, protetti da partiti politici. Così tutto finì nel silenzio e nell'indifferenza.
Se il Presidente Ciampi volesse cominciare col ripulire il mondo del teatro, non chieda agli artisti di non pagare la tangente (chi può permettersi di vivere senza lavoro?) ma faccia aprire un'inchiesta seria, decisa, e la segua personalmente affinché lo sfruttamento sia stroncato e la legalità ripristinata.
Se il Presidente Ciampi non si interesserà a tal fine, anche gli artisti si sentiranno soli e abbandonati e troveranno inevitabile continuare a pagare per poter ottenere qualche contratto.
Caro Presidente, per chi denuncia la strada è in salita, piena di ostacoli, ritorsioni, vessazioni. Lei lo sa bene.
Gente che, come me, è disposta a compromettere il lavoro per amor di giustizia, non ne vedo molta in giro. Vedo invece tanta gente, pronta ad approfittare di chi subisce l'emarginazione. Anche a me è capitato di trovare colleghi che, invece di sostenere le mie battaglie, si facevano avanti per prendersi il lavoro che mi veniva tolto. Gli eroi non nascono come i funghi. Del resto, qualcuno ha detto:"Beato quel paese che non ha bisogno di eroi". Chiedendo ai cittadini di esporsi fino a rischio della vita, è come se Lei ammettesse che il nostro paese è in piena emergenza, poiché qualcosa, o molte cose nello Stato non funzionano a dovere.
Caro Presidente, per risolvere i problemi gravi di questo paese, e di tutti i paesi, non servono parole, parole, parole, ma fatti, fatti, fatti.

N.B. Questo testo è stato inviato al Quirinale, personalmente al Presidente Ciami. Ci auguriamo di ricevere risposta.

Giuseppe Zecchillo - Segretario Sindacato Nazionale utonomo Artisti Lirici - SNAAL
baritonozecchillo@email.it


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