I: L'evento musicale di ottobre

San Benedetto, e la primadonna portoghese Rosa Maria Todi che cantava al Teatro

26/set/2002 10.10.56 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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comunicato stampa da Faenza Lirica - tel.0546.29988-----------------------
 
A Faenza l'evento musicale di ottobre
 
TORNA DOPO TRE SECOLI
<ARMIDA E RINALDO> DI SARTI
L'opera del musicista romagnolo inaugurò il teatro dello Zar a San Pietroburgo -
 
Giovedì 24 ottobre, al Teatro Masini di Faenza, resuscita dopo quasi tre secoli, <Armida e Rinaldo>, opera del compositore romagnolo Giuseppe Sarti che nel 1786 inaugurò il nuovo Teatro dello Zar a San Pietroburgo.
Interamente <restaurata> da Alessandro Gorin di Treviso che ne ha curato la revisione, l'opera sarà interpretata da una specialista del teatro barocco come il mezzosoprano Gloria Banditelli (Rinaldo), affiancata dal giovane soprano romano Letizia Calandra (Armida), stella emergente tra le colleghe della corda lirico-leggera, e dalla rivelazione scaligera di quest'anno, il giovanissimo tenore Federico Lepre di Udine (Ismene). Dirige l'orchestra Pro Arte Marche, l'ottimo Marco Berdondini, musicista faentino ormai affermato internazionalmente. L'opera sarà registrata dalla Casa Musicale Bongiovanni di Bologna che, in CD, la consegnerà alla stioria discografica.
 
L'appuntamento di Faenza non è soltanto l'evento musicale italiano di ottobre, ma uno delle operazioni più clamorose della cultura musicale mondiale di questo 2002.
Innestato nelle celebrazioni di Giuseppe Sarti, promosse dal Comune di Faenza dove il compositore è nato il primo dicembre 1729, in occasione del bicentenario della morte (Berlino, 28 luglio 1802), l'opera <Armida e Rinaldo> su libretto di Marco Coltellini è stata ripescata dalle polveri degli archivi russi dall'Associazione Faenza Lirica, in collaborazione con altre istituzioni musicali locali, ed innestata nell'ormai tradizionale Festival Opere Rare che ha come direttori artistici i musicologi Fernando Battaglia e Daniele Rubboli che è anche il responsabile dei cast artistici di tutte queste operazioni.
 
Giuseppe Sarti, settimo di 11 figli di un gioielliere faentino, e unico maschio a sopravvivere di tutti i fratelli, studiò con il mitico Padre Martini a Bologna, fu prima organista e poi direttore del teatro di Faenza dove nel 1752 debutta com operista presentando <Pompeo in Armenia>. Dopo anni di attività a Copenaghen, Sarti torna in Italia stabilendosi a Venezia (1775) e successivamente a Milano (1779) dove scrive per la Scala <Le gelosie villane>. La sua fama di autore di musiche teatrali fa sì che venga scritturato dalla zarina Caterina II che lo avrà a San Pietroburgo dal 1784 e qui scrive, per l'ianugurazione del Teatro dell'Hermitage <Armida e Rinaldo> che venne interpretata da uno dei più celebri castrati italiani della storia del melodramma: Luigi Marchesi detto Marchesini, nato a Milano nel 1754 e morto a Inzago nel 1829. Autentico divo del suo tempo, Marchesini guadagnò cifre favolose e restò celebre anche per i suoi <capricci>. Di lui si parla pure nelle lettere di Casanova dove si narra della feroce rivalità esplosa a Venezia (1790) tra lui, che cantava al Teatro San Benedetto, e la primadonna portoghese Rosa Maria Todi che cantava al Teatro San Samuele. Il bello è che entrambi erano stati nel 1786, a San Pietroburgo, i protagonisti dell'<Armida e Rinaldo>.
Nonostante il successo dell'opera, Sarti - perduto il sostegno della zarina - viene spodestato dall'arrivo a San Pietroburgo di Cimarosa e si trasferisce in Ucraina dove apre una scuola di canto. Tornato a San Pietroburgo per dirigervi il conservatorio e lì resta fino al 1801 quando parte per Berlino dove abitava sua figlia Giuliana, moglie del maestro di cappella Mussini. E a Berlino Sarti conclude la propria vita.
Di lui resta il ricordo di un formidabile artigiano della musica sacra e da teatro, ma anche di un aristocratico che non seppe cogliere le novità del suo tempo e rimase fedele all'antico, incurante del rinnovamento interpretato da Mozart e Cimarosa, Jommelli e Traetta autori che preparano la strada all'avvento di Rossini.
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grati per l'ospitalità e la diffusione.
 
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