RENATO BRUSON:I veri padroni della lirica sono gli agenti teatrali.

26/gen/2005 16.38.30 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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BRUSON: I VERI PADRONI DELLA LIRICA SONO GLI AGENTI TEATRALI

Il "Corriere della sera" del 20/1/2005 pubblica un'interessante intervista con il baritono Renato Bruson, uno dei massimi artisti che, dopo la metà del secolo scorso, sia apparso sulle scene dei teatri di tutto il mondo. Molto semplicemente, con chiarezza, Bruson ha il coraggio di dire una verità tanto scottante che finora è stata sempre sottaciuta, minimizzata e perfino ignorata, quasi non fosse mai giunta alle orecchie della stampa, malgrado le reiterate proteste sindacali e personali del sottoscritto. Alla domanda:" I costi della lirica sono spesso imponenti e anche i cachet dei cantanti sono sotto accusa" - Bruson risponde:" E' vero: spesso un allestimento costa più di quanto sarebbe ragionevole. Riguardo i costi di noi cantanti, bisogna vedere quanto finisce nelle nostre tasche e quanto in quelle degli agenti. I veri padroni del teatro sono loro".
Bruson è un artista che, nella sua lunga e illustre carriera, ha avuto sempre il coraggio di fare e di dire ciò che è giusto per il teatro. Ancora una volta non si smentisce, mettendo a fuoco il problema dei problemi. Infatti, i teatri sovvenzionati con il denaro pubblico hanno uno staff permanente di dirigenti, lautamente remunerati, con l'incarico di gestire, organizzare, decidere. Al momento di lavorare, però, questi dirigenti delegano altri. Se il direttore artistico e il sovrintendente decidono di scritturare un dato cantante, non dovrebbero fare altro che telefonargli, perché un cantante si rende sempre reperibile. Invece, i dirigenti si rivolgono a un intermediario, o agente che dir si voglia. Caso mai, dovrebbe essere il cantante a dire:" Prenda accordi con il mio segretario, o con il mio rappresentante" - qualora abbia liberamente scelto di averne uno.
Viceversa succede che i cantanti, che non abbiano un agente/intermediario, non ricevono offerte di lavoro: questa è la prova che i dirigenti teatrali permettono agli agenti di monopolizzare le scritture, i contratti, cioé le occasioni di lavoro. Se nei teatri vige questa intrinseca intesa fra le direzioni e le segreterie artistiche e certi agenti, è evidente che c'è una reciproca convenienza: l'agente piazza i "suoi" cantanti e riceve la percentuale sui loro guadagni, suddividendola con il dirigente che ha favorito i contratti di scrittura. Questo è il motivo per cui le percentuali pagate dai cantanti hanno raggiunto livelli insopportabili. In teatro ormai i paga una vera e propria tangente per ottenere il lavoro.
Il cantante, così taglieggiato, per colmo di beffa deve pagare le tasse sul compenso intero, del quale - tolte le spese di soggiorno sulla piazza e la quota che l'agente pretende - gli rimane ben poco. Senza contare il danno per il bilancio dei teatri, che devono soddisfare spesso cachet "gonfiati" dall'avidità di coloro che si spartiscono la tangente.
Combatto questo malcostume da una vita: denunciai questo vergognoso andazzo fin dal 1964, sostenendo - contro gli agenti dell'epoca - un processo, che vinsi. Non solo, ma a seguito delo scalpore sollevato dal mio caso, l'intermediazione nel lavoro artistico fu proibita (Legge 800/67). Poi, con la lottizzazione politica delle cariche dirigenziali nei teatri lirici, gli agenti buttati fuori dalla porta rientrarono dalla finestra.
Oggi, come dice Bruson, sono loro che fanno il bello e il cattivo tempo. La testimonianza di un grande artista come Bruson è un riconoscimento di tutte le mie battaglie in questo campo. Giusto quel proverbio che dice:" La verità è figlia del tempo e il tempo è galantuomo". Ci riflettano coloro che mi hanno boicottato, togliendomi il lavoro per mettermi in difficoltà e piegarmi. Io non mi sono arreso. Oggi ho la soddisfazione di sentire che anche Bruson è sulla mia stessa posizione.

Giuseppe Zecchillo - Segretario Sindacato Autonomo Artisti Lirici
baritonozecchillo@email.it




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