Muti basta con le chiacchiere

Il M:o Muti è alla Scala da oltre 15 anni e, in questo lungo periodo, ogni volta ce lo Stato, o gli Enti locali stringevano i cordoni della borsa, puntualmente il maestro dichiarava alla stampa:"Non mi riconosco in questa Italia che non ama la cultura".

07/feb/2005 22.14.07 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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MUTI, BASTA CON LE CHIACCHIERE: MENO PAROLE E PIU' FATTI

Il M:o Muti è alla Scala da oltre 15 anni e, in questo lungo periodo, ogni volta ce lo Stato, o gli Enti locali stringevano i cordoni della borsa, puntualmente il maestro dichiarava alla stampa:"Non mi riconosco in questa Italia che non ama la cultura". Lo ha fatto anche in questi giorni (sul "Corriere della sera"): stesse, identiche parole. Sembra che, appena difettano i quattrini, Muti perda la conoscenza. Infatti, sul "Corriere", il maestro precisa:"Oggi stiamo vivendo in un Paese dove grandissimi tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo mettono in dubbio l'esistenza della cultura e di noi stessi musicisti". Strano che Muti, da cittadino italiano, non si sia accorto dei gravissimi tagli alla Sanità, alla Ricerca scientifica, alla Scuola (e via di questo passo) che mettono in dubbio il progresso civile e l'esistenza stessa di milioni di persone.
Muti è proprio un bel tipo: da decenni assiste al degrado culturale/musicale dedicandosi solo alla propria carriera e ai propri cachet, ma si sente ardere di patriottismo culturale quando i ricchi finanziamenti diminuiscono.
Il degrado è cominciato con la Legge 800/67, che obbligava sia lo Stato che le Regioni e i Comuni a finanziare gli enti lirici e sinfonici; ciò suscitò gli appetiti dei politici, che lottizzarono i teatri mettendo ai vertici dirigenziali persone del loro giro, anche se incompetenti, incapaci e, a volte, moralmente sospettabili. E' stata una disonesta manovra di potere, che ha portato gli enti lirico/sinfonici allo sfacelo, contrassegnato da uno spreco sfrontato di risorse economiche per risultati spesso modestissimi, e comunque non rispondenti alle esigenze culturali dei cittadini.
Dal '67 in poi - tutti lo sanno, ma nessuno osa dirlo -il sig.Muti fece un balzo di carriera, dirigendo in tutti i teatri italiani, arricchendosi a volontà e stando dalla parte di quei politici che lo portavano avanti. L'indifferenza di Muti per la decadenza della cultura musicale e per il malcostume, che affossava gli enti lirici, lo tenne lontano da dichiarazioni o testimonianze per frenare lo sfacelo.
Dopo tanto colpevole silenzio, ora i suoi appelli drammatici suonano patetici e non-disinteressati. Denunciare ora che la situazione proibisce gli sprechi dissennati del passato e che si profila una crisi personale con il sorgere di giovani talenti in grado di oscurarlo, è pouttosto meschino e desolante.
Da parte mia, quando ero nel Consiglio di amministrazione della Scala, sfidavo l'impopolarità e le vendette denunciando le carenze culturali e il dispendio inadeguato ai risultati; ora - di fronte agli attegiamenti di protesta di Muti - credo di avere il diritto di mettere in discussione la sua buonafede e di ritenere le sue esternazioni una delle tante trovate pubblicitarie del maestro, come le sue lezioni e le sue lauree ad honorem.
Se Muti è veramente preoccupato per la cultura musicale (e non per se stesso) non chieda al Ministro Urbani più soldi, ma più pulizia morale nei teatri, meno lottizzazione aberrante, meno interessi di parte, ma dirigenti più capaci, professionali e responsabili. Solo allora Muti risulterà credibile, ma - fino a quel momento - noi, che lottiamo da 40 anni per amore della musica, abbiamo il diritto di criticarlo e di invitarlo a fare meno parole e più fatti. Si unisca alla nostra voce, che da anni dice cose che tutti inevitabilmente riconoscono veritiere, come dimostrano Zeffirelli, Crivelli, la Fracci e tanti altri. Si impegni, Muti, per l'arte e non per il portafogli!

Giuseppe Zecchill - Segretario Sindacato Nazonale utonomo tisti Lirici
baritonozecchillo@email.it


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