Fontana e Muti si contestano.

10/mar/2005 19.37.40 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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FONTANA E MUTI SI CONTESTANO, MA I LAVORATORI SCALIGERI DEMOLISCONO L'AUTODIFESA DI MUTI

I quotidiani milanesi del 10/3/05 parlano della replica dei rappresentanti sindacali dei lavoratori della Scala alla lettera di Riccardo Muti, apparsa sul "Corriere" del giorno 8. Siccome la lunga lettera di Muti è stata pubblicata integralmente, non si capisce perché la replica dei lavoratori sia stata riassunta per sommi capi. Una democrazia, quella italiana, che ricorda una frase di Orwell:"Tutti i cittadini sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri".
Ciò che più conta, però, è che - pur nella stringatezza del resoconto - appare evidente che i lavoratori della Scala hanno riconosciuto esatto, e fatto proprio, quello che noi dello SNAAL ripetevamo da anni: l'unica grave colpa di Fontana, come sovrintendente, è quella di essere stato troppo condiscendente con Muti. Troppo debole di fronte alle prevaricazioni - sicuramente allo scopo di mantenere la pace interna - finché Muti gli è saltato in testa.
Tutti i direttori artistici che si sono succeduti negli ultimi anni (Vlad, Zedda, Arcà) sono stati scelti da Muti e accettati da Fontana. Da notare che Vlad arrivò solo dopo un nostro esposto alla Magistratura, nel quale denunciavamo l'illegittimità, per incompletezza, del C.d.A. dela Scala, mancandovi un componente di diritto quale il direttore artistico. Muti pensava forse di poterne fare a meno; fatto sta che per oltre un anno il C.d.A. deliberò fuori legge. Data la fondatezza della nostra denuncia, fu chiamato Vlad in tutta fretta; ma sia lui che il suo successore, Zedda, non rimasero che pochi mesi, poi si dimisero, rendendosi conto che, a fronte dei desiderata di Muti, valevano quanto il due di picche. Il loro torto fu quello di andarsene senza dire il vero perché della loro "fuga". Se avessero parlato, avrebbero fato il bene della Scala, evitando l'incancrenirsi di una situazione anomala, che alla fine è scoppiata.
Oggi i lavoratori esigono un vero direttore artistico, autonomo e rispettato. Evidentemente neppure Paolo Arcà è stato tale: giovane, chiamato da Muti a un'alta carica (sia pure formale) ha resistito finché ha potuto.
Il defunto M.o Sablich, che sostituì Arcà, rimase alla Scala come un'ombra, completamente ignorato da Muti. Stipendiato a vuoto, emarginato, umiliato dopo una così esimia carriera, il povero Sablich tentò invano di farsi ascoltare. Si ammalò di crepacuore ed è morto in questi giorni a soli 52 anni.
Gli orchestrali smentiscono che Muti li abbia fatti "crescere", poiché erano già dei grossi professionisti, non delle scartine.
Le giustificazioni autocelebrative, sciorinate da Muti nella sua lettera, sono cadute di fronte alle reiterate critiche testimoniate dai lavoratori, dagli orchestrali e da tutti coloro che Muti e Meli si sono messi sotto i piedi.
Meli conta i soldini dei lavoratori a termine, assunti da Fontana a tempo indeterminato, ma non conta i soldoni delle spese di rappresentanza incontrollate di Muti. Tutto si configura a convalidare l'ipotesi che Fontana sia stato ritenuto "inadeguato" da Muti solo quando si è rifiutato di compiacerlo ancora, rischiando di finire sotto inchiesta per disordini amministrativi. Questo fa onore a Fontana: se ne è andato a testa alta.
Ci auguriamo che il marasma che ha coinvolto orchestrali, coristi, tecnici e impiegati scaligeri solleciti la Magistratura ad aprire un'indagine, perché la Scala è diventata un covo di interessi non solo politici, ma anche affaristici a pro di qualcuno. Ognuno si sta appropriando di un pezzo di Scala. Ora che il bubbone sta affiorando, è bene che la Magistratura intervenga finché rimane ancora qualcosa da salvare del nostro glorioso teatro.

Giuseppe Zecchillo
Sindacato Nazionale Autonomo Artisti Lirici

baritonozecchillo@email.it




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