L' altra notte ho fatto un sogno...MUTI, si impadronisce della SCALA.

L'altra notte ho fatto un sogno..Muti, all'arrembaggio con una ciurma di orchestrali, e si impadronisce della Scala

31/mar/2005 17.17.02 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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L’altra notte ho fatto un sogno
Postato il March 30, 2005 alle 1:05 PM - 0 Commenti - Posta Commento - Link Permanente
Comunicati del Baritono Giuseppe Zecchillo - Segretario Nazionale SNAAL - SINDACATO NAZIONALE AUTONOMO ARTISTI LIRICI ITALIANI



L’altra notte ho fatto un sogno..Muti, all’arrembaggio con una ciurma di orchestrali, e si impadronisce della Scala

Ho sognato - non so se fosse un sogno o un incubo - che il M.o Muti, urlando a squarciagola con una scimitarra in pugno, si precipitava su per le scale della sovrintendenza, seguito da una torma di orchestrali scalmanati. Il sovrintendente, avvisato dal portiere, si asserragliava nel suo ufficio e, a velocità massima, chiamava al telefono il Questore, Veltroni, e Prodi, chiedendo aiuto. Ma forti colpi alla porta lo interrompono e una voce minacciosa trapassa i muri: “Esci! La scala è nostra!” - Nello stesso tempo, con una spallata portentosa, Muti sfonda l’uscio e si avventa sull’inerme sovrintendente. Avviene un furioso corpo-a-corpo, fra gli sghignazzi e gli incitamenti degli astanti, mentre uno dei facinorosi raccoglie le scommesse. La colluttazione, senza esclusione di compi bassi, si svolge accanita, liberando tutto l’odio represso in lunghi anni. Ma Muti, più allenato nelle braccia, ha la meglio e, sollevando l’antagonista, lo getta dalla finestra. La vittima piomba sul
selciato con le ossa rotte. I passanti, sbalorditi, riescono a chiamare un’auto-ambulanza, che raccoglie l’uomo esanime e lo porta a Pronto-Soccorso. Il sogno vola sul tempo e mostra subito l’ex­sovrintendente che - non avendo rubato, non essendosi arricchito -sopravvive con una pensione dell’ENPALS. La Scala è ormai preda del conquistatore Muti, che finalmente ha raggiunto la sua meta ambiziosa, incurante dell’onesto Fontana, suo benefattore, al quale deve gran parte della sua fortunata carriera. L’ingrato maestro si affaccia al balcone del teatro sulla piazza e, di fronte a un’adunata oceanica di cittadini che lo acclamano, tiene un reboante discorso sui destini futuri e gloriosi del “suo” teatro. “Porteremo la musica nei campi e... nelle zone alluvionate - proclama - I giovani musicisti fermeranno i nostri critici suonando i mandolini sul bagnasciuga!” - e conclude tronfio e in trionfo: “Se avanzo applauditemi, se indietreggio... suonate! - I milanesi, uniti e compatti,
indossano t-­shirts con l’effigie del maestro stampata sul petto, sfilano per la città. da piazza Scala fino alla Bicocca, inneggiando, osannando e mugolando: “Viva Muti! Viva lui !“ - Alla sfilata mancava soltanto il direttore artistico, che si era barricato in uno sgabuzzino. Scovato dalla ciurma sotto un mucchio di ciarpame, viene licenziato su due piedi, senza buonuscita e senza cassa-integrazione, perché ormai eccedente l’organico. La Scala non ha più bisogno di lui. Ritornata la calma, il plenipotenziario Muti tiene una conferenza per la stampa e la TV internazionali: “Raddoppieremo la produzione - annuncia -triplicheremo lo stipendio alle masse artistiche e tecniche; tutti i dipendenti diventeranno straricchi, compresi gli addetti alle pulizie. Il problema economico non esiste perché la Scala avrà incassi miliardari con le mie personali esibizioni. Il sistema Scala sarà competitivo a livello mondiale. Prevedo, in tempi brevi, brevissimi, un... centomila posti. cioè co
ntratti, per i musicisti di ogni parte d’Italia”. Una tempesta di applausi accoglie queste parole. “Cacceremo i lavativi. i raccomandati, i funzionari superflui, accumulati arbitrariamente attraverso la lottizzazione politica - continua Muti - Elimineremo tutte quelle cariche al vertice che si sono rivelate inutili, impotenti e dannose. Metteremo fuori le agenzie teatrali, per cui la spesa per i cachet degli artisti diminuirà del 30%; con questo risparmio aumenteremo le recite. Il teatro darà uno spettacolo tutte le sere e.la domenica, anche il matiné...”

Al rumore assordante dei battimani, mi sono svegliato. Mi sono guardato intorno e ho realizzato che.., non era successo assolutamente niente.

Giuseppe Zecchillo




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