Il teatro sta andando alla deriva e PAVAROTTI tace.

19/apr/2005 17.49.35 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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Il teatro sta andando alla deriva.
E PAVAROTTI TACE
INCONTRO SCONTRO ALLA RAI
Nel programma di "Radio Anch'io" che va in onda sulla rete nazionale tutte le mattine dalle ore 9 alle 11,30, condotto dallo scrittore Alberto Bevi­lacqua, dal regista Sandro Bolchi e da Catherine Spaak, sono stati inter­vistati, in diretta, il tenore Luciano Pa­varotti e il nostro direttore. Ne è nato un vivacissimo scambio di idee. "Quando si parla di lirica - ha detto Zecchillo - si finisce sempre col fare della vignettistica o del folklore o, peggio, si perde tempo in domande sciocche e superficiali, come ad esempio: quanto pesa una prima donna, o se un tenore, prima di cantare, faccia i vocalizzi o faccia l'amore. Non si è mai fatto, o non si èmai voluto fare un'indagine seria sul mondo della lirica - ha sostenuto Zecchillo- non si è mai voluto mettere il dito sulla piaga, nè sapere nulla della lottizzazione, quasi un selvaggio assalto alla diligenza (del potere nei teatri); non si parla mai delle difficoltà dei giovani ad inserirsi nel lavoro a causa - molto spesso - di
una man­canza di specializzazione, imputabi­le alla in attuazione degli Enti Autonomi della legge che prevede i centri di specializzazione stessa. Non ci si sofferma sulla crisi de­terminata dalla superficialità e dal­l'impreparazione culturale ed ammi­nistrativa dei dirigenti imposti dai partiti. " - Senza peli sulla lingua, Zecchillo ha attaccato frontalmente Pa­varotti, poiché quest'ultimo. nella sua posizione di eminente prestigio. po­trebbe portare un enorme contributo alla soluzione dei tanti problemi del teatro e della categoria ma ... pur co­noscendo la situazione tace e non la denuncia. L'opportunismo di tanti artisti celebri, che, come Pavarotti, si isolano nell'individualismo più retrivo, è stato puntualizzato da Zecchillo, il quale lotta, da anni, infondere e per svegliare negli artisti una coscienza so­ciale. Pavarotti, di fronte alle realtà descritte da Zecchillo, non ha potuto rispondere che evasivamente; non ha trovato per giustifiCarsi. che la frase:
"lo sovvenziono a Filadelfia, un con­corso di canto". Al che, Zecchillo ha immediatamente ribattuto che! con i soldi guadagnati in Italia, non si vanno a finanziare concorsi in un Paese ricco, ma caso mai si attua la medesima Ini­ziativa in Italia e precisamente nel Sud, dove ci sono milioni di cittadini che pagano le tasse per una cultura musicale che non hanno in contropartita. Pavarotti ha detto anche un altra cosa gravissima e cioè che in Italia bisognerebbe chiudere tutti i piccoli tea­tri di provincia. Infatti, secondo Pava­rotti non essendo questi piccoli teatri in grado di pagare i grandi artisti, non hanno più ragione di esistere. Natu­ralmente Zecchillo non ha potuto la­sciar cadere queste affermazioni. "An­zitutto - ha risposto Zecchillo - noi sia­mo per nuovi spazi culturali. Siamo l'incremento dei piccoli teatri e ­per l'aumento e decentramento vero (e non fittizio e apparente)della cultura. Inoltre siamo per nuove occasioni di lavoro specialmente per i giovani a
rtisti che, nel crogiuolo dei teatri dì provincia possono rivelare i foro talenti. La provincia é.sempre sta­ta, per tradizione, il vivaio delle nuove leve, specialmente per quanto riguarda il campo della lirica: non solo per i cantanti, ma per il personale specializ­zato, sarti, costumisti, tecnici, ram­mentatori, maestri sostituti, direttori d'orchestra, registi. Voler togliere ai giovani questa occasione, vuoi dire eli­minare quasi una 'selezione naturale" delle grandi personalità di domani. I motivi per cui la provincia dia fastidio a Pavarotti sfugge, a meno che egli, negando al pubblico provinciale un accostamento diretto alla musica, voglia, nello stesso tempo, salvaguar­dare se stesso dalla concorrenza che i giovani possono rappresentare. Non penso - conclude Zecchillo - che Pavarotti manchi di sensibilità fino a questo punto; piuttosto sono convinto che egli sia completamente fuori da ogni problematica sociale e, quindi, il meno indicato a sostenere interviste. Zec
chillo gli ha detto: "Caro Pavarot­ti, amare il teatro vuoi dire anche di­fenderlo e tu, tacendo, o peggio,difen­dendo un certo sistema, a mio avviso corrotto, non aiuti il teatro a risorge­re, ma contribuisci, consapevolmente o inconsapevolmente alla sua distruzione. Pavarotti ha concluso l'intervista con questa affermazione: "Caro Zec­chillo, io e tu non potremo mai andare d'accordo".Certo, non potranno; Zec­chillo con gli artisti dello SNAAL, cerca di allargare la propria visuale, la propria comprensione dei problemi e la propria partecipazione a risolverli, mentre Pavarotti, invece, si isola sem­pre di più, restringe la propria visuale e il proprio campo d'azione, inventa delle soluzioni avulse dalla realtà e, in definitiva, usa il binocolo ... alla rovescia.
IL CRONISTA


Sono giunte migliaia di



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