Demetrio: un'opera ritrovata

Demetrio: un'opera ritrovata PAVIA: IL DEMETRIO DI MYSLIVECEK DUECENTOTRENTASETTE ANNI DOPO Pavia, antica città universitaria, ma con vigorosa vocazione agricola con specializzazione enologica oggi quanto mai raffinatasi, ha proprio per questo anche una solida storia da raccontare all'interno dell'avventura nazionale del teatro operistico.

14/set/2010 09.23.09 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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PAVIA: IL DEMETRIO DI MYSLIVECEK
DUECENTOTRENTASETTE ANNI DOPO
 
Pavia, antica città universitaria, ma con vigorosa vocazione agricola con specializzazione enologica oggi quanto mai raffinatasi, ha proprio per questo anche una solida storia da raccontare all'interno dell'avventura nazionale del teatro operistico. Fin dal suo nascere il melodramma fu di casa a Pavia dove oggi, l'attuale teatro Fraschini, intitolato al grande tenore Gaetano Fraschini di Pavia, prediletto da Giuseppe Verdi per il quale cantò le prime di Alzira, Il Corsaro, La battaglia di legnano, Stiffelio, Un ballo in maschera, può raccontare una proprio curiosa storia.
Questo teatro nel 1773 venne infatti inaugurato con il “Demetrio” di Giuseppe Mjsliveczek, compositore boemo, su libretto di Pietro Metastasio, e fu immeditamente chiamato "Il  Teatro dei Quattro Nobili Cavalieri". Costoro erano il Conte Francesco Gamberana Beccarla, il Marchese Pio Bellisomi, il Marchese Luigi Bellingeri Provera ed il Conte Giuseppe de’ Giorgi Vistarino i quali  si erano stancati delle bizzarrie del nobile Giacomo Omodei.                                                           Costui, proprietario dell’unico teatro attivo della città, aveva la cattiva abitudine di imporre gli spettacoli che più gli garbavano al pubblico, e inoltre aveva imposto - pur facendo pagare il biglietto d’ingresso - fastidiose decisioni come quella che non si doveva alzare il sipario finchè  non fosse arrivato lui. Il consorzio dei quattro “ribelli” affidò il progetto del nuovo teatro ad Antonio Galli Bibiena, rampollo di un’antica e celebrata famiglia di scenografi-architetti. Pavia si ritrovò così, in soli due anni di lavori, con uno splendido teatro all’italiana con tre ordini di palchi (capitelli dorico, jonico composito e attico) piu’ due ordini superiori, loggione compreso. Dotato di un ‘ottima acustica il teatro godeva infatti di una cassa armonica grazie a una galleria non praticabile sotto la platea. 
 Teatro Fraschini il teatro Fraschini di Pavia                                                                                                                       Il compositore Giuseppe (Josef) Mjsliweczek o Mysliweczek, noto anche come Venatorini, era nato in un villaggio vicino a Praga da un fornaio appassionato di musica, nel 1737, e dopo gli studi nella stessa Praga, nel 1763 si era trasferito a Venezia dedicandosi alle opere teatrali. La sua popolarità era dunque diffusa lungo tutta la penisola e questo face cadere la scelta su di lui per l’opera inaugurale interpretata dalla mitica Lucrezia Aguiari, detta la Bastardella, di Parma.
A dire il vero "Demetrio", opera che Myslivecek musica per l'occasione, non era un soggetto nuovo.  Lo stesso libretto di Metastasio era stato in precedenza musicato da un'infinità di compositori. Tra questi, ricordando coloro che piu' a lungo si videro rappresentare il proprio "Demetrio", vanno citati Antonio Caldara che la scrisse per Vienna nel 1731; Johann Adolph Hasse, per Venezia nel 1732; Giovan Battista Pescetti per Londra sempre nel 1732; il grande Christoph Willibad Gluk per Venezia nel 1742; Davide Perez per Palermo nel 1741; Niccolò Iommelli per Madrid nel 1751; Nicola Piccinni per Napoli nel 1769 e Giovanni Paisiello per Modena nel 1765. E potrebbe anche essere che il dramma del celeberrimo Pietro Trapassi detto Metastasio sia stato nuovamente musicato da altri autori negli anni successivi.
Certamente la "storia" doveva avere per il pubblico del '700 un grande fascino.
Si narra infatti del re di Siria Demetrio Sotere, scacciato dall'usurpatore Alessandro Bala,che muore esule tra i Cretesi. Prima di fuggire questo re aveva consegnato il figlioletto Demetrio, al fedele Fenicio, perchè lo educasse alla vandetta. Il bambino cresce ignaro della sua vera identità con il nome di Alceste e, fattosi uomo, per il suo valore è stimato da Alessandro e amato da sua figlia Cleonice.
 il tenore Vito Martino è Fenicio
Fenicio, che intanto è assurto a grandi onori nel regno, diffonde tra i Cretesi la notizia che il giovane Demetrio è vivo. Essi si ribellano allora ad Alessandro il quale tenta di sgominarli con una spedizione, ma è ucciso mentre Alceste combatte, a Creta, in difesa del sovrano. Poi di quel giovane valoroso si perdono le tracce. Intanto Cleonice, erede al trono, deve scegliersi uno sposo. il suo cuore però palpita ancora nel ricordo di Alceste, mentre Olinto, grande del regno e figlio di Fenicio, cerca di farsi valere come pretendente alla mano di Cleonice e al trono. Ma ecco riapparire Alceste . Cleonice fa violenza ai propri sentimenti e chiede al giovane eroe di allontanarsi perchè lei deve sposare Olinto. Invano Barsene, confidente di Cleonice e segreta amante di Alceste, cerca di trattenerlo. Intanto la figlia di Alessandro cambia idea sul futuro sposo: rifiuta la mano a Olinto e sceglie quella di suo padre Fenicio per poter godere della sua saggezza. Fenicio però le dice tutta la verità su Alceste che in realtè è Demetrio, principe spodestato. In questo modo riesplode l'amore e Cleonice sposa il suo Alceste-Demetrio che torna sul trono di Siria. Il coro chiude l'opera inneggiando al dolce affetto compagno alla virtù e non rivale: "Quando scende in nobil petto".
Insomma una classica opera metastasiana dedicata alla fedeltà nell'amore, oggi così poco di moda.                                       Dopo 237 anni, al teatro Fraschini di Pavia, nella prima decade di settembre è stato riproposto, anche se in una corposa selezione di 90 minuti (l'originale durava 4 ore!) questo "Demetrio" di Myslivecek, per iniziativa del violinista e direttore d'orchestra Maurizio Schiavo, che ne ha curato l'adattamento e la revisione per una orchestra di circa 20 strumentisti come doveva essere accaduto in quel 1773. Da notare che tutti gli orchestrali hanno utilizzato strumenti originali dell'epoca.
Lo squillante tenore Vito Martino, artista di lungo corso e professionale esperienza, è stato un efficace Fenicio, mentre nel ruolo di Cleonice ha cantato la qualificata Dan Shen, artista cinese stabilitasi da circa vent'anni in Italia dove svolge qualificata attività soprattutto cameristica, e il mezzosoprano Cecilia Bernini è stata un'apprezzabile Alceste.                    Il pubblico ha lungamente applaudito tutti gli interpreti e il direttore Maurizio Schiavo.
                                                                                                                                   Daniele Rubboli
 Il direttore Maurizio Schiavo
 il soprano Dan Shen di Sanghai
                                                   
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