i 100 anni della Casa Musicale Bongiovanni di BOLOGNA

23/mag/2005 16.19.39 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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da Ufficio Stampa ISEA ARTS
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La storica Casa Musicale di Bologna
 
FESTEGGIA I SUOI 100 ANNI
CON UNA "PRIMA" MONDIALE
 
La "Bongiovanni" di Bologna, bandiera della febbre operistica della città, ha dato alle stampe "Chatterton" opera che Leoncavallo scrisse quando frequentava le lezioni di Carducci alla Università petroniana - Per gli amanti dell'operetta il recupero della "Reginetta delle rose" .
 
Bologna la dotta non si smentisce. Anche il teatro della musica le deve un grande capitolo della sua storia. Un capitolo che si chiama Bongiovanni, casa editrice di spartiti grandi firme e, da circa quarant'anni anche di registrazioni discografiche uniche al mondo.
E questa realtà compie oggi i suoi primi 100 anni di vita.
Tutto iniziò in quel 1905, lo stesso anno in cui arrivò in teatro , a Vienna, "La vedova allegra", quando Francesco Bongiovanni, flautista nella banda di Patti, nel cuore della natia Sicilia, preferì cercare fortuna in treno, viaggiando fino a Bologna, piuttosto che navigare come tanti suoi conterranei al di là dell'Atlantico.
Così si ritrovò a Bologna dove suonò anche diretto da Toscanini, e prese a guadagnarsi da vivere come copista in un negozio di spartiti.
Nel 1905 aprì lui stesso un negozio musicale con spartiti e strumenti e grammofoni al Pavagliopne, e da qui si trasferì al Marchè ad Mez, Mercato di Mezzo, che negli Anni Trenta venne trasformato nella attuale via Rizzoli, praticamente sotto le due torri.
E qui il negozio di Bongiovanni divenne il punto di raccolta del gotha dei musicisti di Bologna e dei loro colleghi di passaggio, nonchè il punto di riferimento obbligato di tutti i melomani che vi potevano trovare quello che pareva... impossibile.
Con questa filosofia nonno Francesco costruisce la sua fortuna e passa il testimone al figlio Edoardo il quale, con la sorella Teresina, prosegue l'impresa famigliare che viene poi assunta da Giancarlo Bongiovanni, geologo dell'Agip, che dal jazz matura la passione per la "lirica" e fa della casa musicale di famiglia un "nome" conosciuto in ogni angolo del mondo, dalla Patagonia al Giappone, dalla Siberia al Sud Africa.
Giancarlo è l'uomo delle grandi intuizioni e delle iniziative uniche che spiazano anche le multinazionali dell'editoria musicale e della discografia.
E' lui che acquista i diritti nel mondo (Spagna a parte) delle incisioni di Alfredo Kraus, porta Riccardo Muti a firmare gli allora LP nel suo negozio,  dà spazio ai compositori emergenti e ristampa perle del passato che meritano la resurrezione.
Al suo fianco, Lea e Loredana, una vita trascorsa tra dischi (oggi CD) e spartiti venduti all'istante o spediti in ogni angolo della terra.
Oggi Giancarlo ha la gioia di avere al fianco il figlio Andrea, responsabile delle produzioni, e così sono quattro generazioni di Bongiovanni che mantengono a Bologna il primato della grande musica dall'Italia nel mondo. Un primato tutto loro perchè anche Casa Ricordi, a Milano, è oggi di proprietà tedesca.
Da via Rizzoli il negozio, senza modificare le sue dimensioni di piccola familiare boutique, si è trasferito in via Ugo Bassi, sempre nel centro storico, per quelle fatali evoluzioni volumetriche che il tempo rende obbligatorie anche là dove si dovrebbe rispettare l'immagine di una "vecchia città", e che alcuni anni or sono costrinsero allo sfratto Bongiovanni, dischi e spartiti.
Personalmente ho legato a Giancarlo Bongiovanni il mio ingresso nell'attività discografica quando assieme, negli Anni Settanta, inventammo "Il mito dell'opera", collana dedicata al recupero delle antiche registrazioni. Il mio biglietto da visita fu "Davanti a lui tremò il Metropolitan", LP che avevo prodotto in proprio dedicandolo alla voce mitica del tenore Daniele Barioni di Ferrara.
E nacque un'amicizia.
Poi, dopo tante produzioni, ho devuto seguire altre vie, ma Bongiovanni è rimasto il mio editore del cuore, per il quale ho dato alle stampe anche tanti volumi di saggistica che mi sono ritrovato sparsi nel mondo a Boston come a Tokio.
Oggi, nel negozio di via Bassi, per celebrare il centenario, è avvenuto un miracolo: è uscita la prima registrazione mondiale della prima opera scritta da Ruggero Leoncavallo, studente alla università di Bologna, il quale invece di seguire le lezioni di diritto, secondo il suo corso di studi, non si perdeva quelle di Giosuè Carducci. Un amore per la poesia che lo portò a musicare, poco piu' che ragazzo, la tragedia della breve vita del poeta inglese Chatterton.
E "Chatterton" è oggi resuscitata in una splendida rilettura realizzata, musicalmente, da Silvano Frontalini, questo direttore al quale l'Italia insiste a negare golfi mistici di prestigio, ma che potrebbe essere tra i bravi interpreti di oggi, anche nelle fondazioni liriche, dove spesso incontriamo improvvisatori della bacchetta che non sono degni neppure di voltargli le pagine.
Frontalini comunque resterà alla storia per le sue storiche incisioni che tutti i collezionisti del mondo raccolgono puntualmente.
Questa volta con l'ottima orchestra dell'Ucraina e il bravo coro di Pesaro, ha restituito al mondo del melodramma questo impetuoso Leoncavallo, così preso dagli ardori wagneriani, ma con idee musicali che ritroveremo sparse a piene mani in "Pagliacci".
Il cast vede impegnati due artisti più volte impegnati nel mio Laboratorio Lirico Europeo di Milano: il veemente tenore trevigiano Renato Zuin che ben si cala nella disperazione esistenziale di Thomas Chatterton, e il raffinatissimo soprano milanese Tiziana Scaciga Della Silva, che dà eleganza e spessore intimistico a Jenny.
Con loro Enrica Bassano,Iacobone Cesidio, Maurizio Zanchetti ed altri preparatissimi caratteristi che formano un cast di grande piacevolezza.
L'opera, che Frontalini è riuscito ad eseguire in forma di concerto anche in alcuni centri della provincia italiana, meriterebbe l'onore delle scene, con questo stesso direttore e questo cast, nei teatri di tradizione italiani, ma anche al San Carlo di Napoli che ancora deve decidersi a rendere omaggio a questo suo grande figlio, Leoncavallo appunto, che oltre a Pagliacci ha lasciato tanta altra musica che val la pena suonare e cantare.
E sempre Bongiovanni proprio di questo ci dà prova con un altro titolo uscito per i suoi cento Anni nella collana "Il mito dell'opera": l'operetta "La reginetta delle rose" della quale fu protagonista, per un'edizione radiofonica diretta da Cesare Gallino, l'immensa Lina Pagliughi, soprano dalla vocalità ancor oggi affascinante.
In passato c'era stata una edizione in LP dello stesso titolo, ma assai piu' condensata, mentre qui abbiamo una bella antologia, anche con momenti di recitazione, che ci portano a protestare vivacemente contro Trieste e le compagnie di giro della piccola lirica che hanno dimenticato un simile capolavoro.
Al fianco della Pagliughi - alla quale è dedicata anche un'appendice di suoi cavalli di battaglia - canta l'incredibile tenore faentino Emilio Renzi, artista "ucciso" dalla politica del dopoguerra che lo costrinse a mendicare un posto di corista, ma di commovente bellezza vocale.
                                                                                                                   Daniele Rubboli
 
 
allegato
foto del soprano Tiziana Scaciga Della Silva
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