ZECCHILLO= CHI vuole stupire non stupisce ma disgusta.

Gente che si serve senza scrupolo di capolavori altrui per far parlare di sé.

13/giu/2005 18.30.47 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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REGIE CHE STRAVOLGONO L’INTENTO DEGLI AUTORI

CHI VUOLE STUPIRE NON STUPISCE MA DISGUSTA
LE TROVATE INNOVATRICI NON HANNO RINNOVATO NULLA, MA SOLO RIVELATO I LORO FINI PROVOCATORI A SCOPO DI UNA PUBBLICITà CHE SI è DIMOSTRATA NEGATIVA.




“I registi come Chereau e Pierre Boulez passano, Wagner resta” - scrive il critico Piero Buscaroli a proposito della Trilogia wagneriana rappresentata quest’anno a Beyreuth - “Passano i profanatori e gli impositori delle catarsi ideologiche e degli aggiornamenti furbastri. La miniera delle provocazioni e dello scandalo non è chiusa, ma il filone del vilipendio e della dissacrazione è esaurito”.

I miseri espedienti di gente senza idee, o senza più idee, hanno mostrato la corda; l’uso e l’abuso li ha logorati e sono apparsi per quello che valgono. Un rigurgito anticulturale cercato e voluto da una tipologia di gente smaniosa di protagonismo perché priva di vero talento i inaridita. Gente che si serve senza scrupolo di capolavori altrui per far parlare di sé.

Non è tutto: c’è anche un aspetto più grave e peculiare dei nostri tempi. C’è l’impostazione ideologica che, sfasciando la cultura tradizionale, stravolgendo le opere più popolari, tenta di imporre la propria propaganda e i propri dogmi.

Gli esempi sono lampanti. Primo caso: certi “mostri sacri” ormai malridotti, ma sostenuti da puntelli politici, contrabbandano per idee geniali quelle di fare Sigfrid un bravaccio (Chereau), di Falstaff un lombardo della Bassa Padana (Strehler), di Mimi una drogata (Russel), di Rigoletto una marionetta (Ljubimov) ecc. ecc. Risultato: insuccesso di pubblico e critica. Secondo caso:esponenti delle nuove leve, impadronitisi di un palcoscenico in grazia di appoggi partitici, assurgono agli onori della cronaca - ma non dl gradimento del pubblico e dei critici - per aver ridotto Butterfly a una prostituta (Melo Freni); camuffato il Trovatore Che Guevara (Kindermann), infine c’è chi ha preteso delle mosche vere ronzanti su un letamaio vero nel mezzo della coreografia della nuova opera di Thomas Berhard (Peyman). l’Ufficio di Igiene di Salisburgo ha rifiutato l’autorizzazione. Non così il Sindaco di Riccione per quell’esperimento teatrale in cui la follia e l’obbrobrio hanno raggiunto l’acme
: l’uccisione e lo squartamento di un cavallo come pretesto di uno spettacolo dal vivo (Compagnia “Magazzini criminali”).

Vogliamo solo citare il parere di qualche critico su quel famigerato episodio. Alfredo Todisco: “ Argomento da frustrati che non hanno scrupoli per dimostrare validità di spettacolo”. Aggeo Ravioli: “Confusione esistente fra emozione estetica e sensazione viscerale”. Ugo Gregoretti: “Allora gratifichiamo i roghi di piazza e le impiccagioni”. Giancarlo Sepe: “hanno seminato confusione e equivoci culturali per raggiungere il mercato”. Infine vogliamo dire la nostra: non ci meravigliamo che ci sia chi, con l’alibi dell’”avanguardia” e della “rilettura”, voglia mascherare la propria mancanza di idee. Chi ha bisogno di sa di non aver talento e di essere destinato all’emarginazione; chi propaganda ideologia anche a costo di sbrindellare un capolavoro o di vendere la festa al massacro, è destinato a piegare la schiena al potere che lo favorisce. Ma quello che ci disgusta veramente sono i dirigenti che accettano e propongono questi registi, scenografi, musicisti, attori ecc. che attraversano
lo scandalo e l’anticultura mirano a far parlare di sé e a proporsi come nuovi modelli estetici e culturali.

È questa classe dirigente ignorante, squalificata, ovviamente lottizzata, che non reagisce, che non sa e non può difendere l’arte e la cultura, la vera responsabile delle aberrazioni, offerte al pubblico su un piatto d’oro di miliardi spesi per gli allestimenti.

Se il filone della dissacrazione e del vilipendio è esaurito - come dice Buscaroli - lo si deve unicamente alla sensibilità degli spettatori; se la miniera degli scandali e delle provocazioni non è chiusa, la colpa è solo di quei direttori artistici che rivestono la loro carica indegnamente e,m col benestare dei partiti, vanno affossando la lirica, la musica e l’arte, vanto di qualsiasi nazione civile.






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