ZECCHILLO= Il teatro sta andando alla rovina e Pavarotti tace.

19/giu/2005 22.14.09 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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Il teatro sta andando alla deriva…
E PAVAROTTI TACE
INCONTRO SCONTRO ALLA RAI
Nel programma di “Radio Anch’io” che va in onda sulla rete nazionale tutte le mattine dalle ore 9 alle 11,30, condotto dallo scrittore Alberto Bevi­lacqua, dal regista Sandro Bolchi e da Catherine Spaak, sono stati inter­vistati, in diretta, il tenore Luciano Pa­varotti e il nostro direttore. Ne è nato un vivacissimo scambio di idee. “Quando si parla di lirica - ha detto Zecchillo - si finisce sempre col fare della vignettistica o del folklore o, peggio, si perde tempo in domande sciocche e superficiali, come ad esempio: quanto pesa una prima donna, o se un tenore, prima di cantare, faccia i vocalizzi o faccia l’amore. Non si è mai fatto, o non si èmai voluto fare un’indagine seria sul mondo della lirica - ha sostenuto Zecchillo- non si è mai voluto mettere il dito sulla piaga, nè sapere nulla della lottizzazione, quasi un selvaggio assalto alla diligenza (del potere nei teatri); non si parla mai delle difficoltà dei giovani ad inserirsi nel lavoro a causa - molto spesso - di una man
­canza di specializzazione, imputabi­le alla in attuazione degli Enti Autonomi della legge che prevede i centri di specializzazione stessa. Non ci si sofferma sulla crisi de­terminata dalla superficialità e dal­l’impreparazione culturale ed ammi­nistrativa dei dirigenti imposti dai partiti. “ - Senza peli sulla lingua, Zecchillo ha attaccato frontalmente Pa­varotti, poiché quest’ultimo. nella sua posizione di eminente prestigio. po­trebbe portare un enorme contributo alla soluzione dei tanti problemi del teatro e della categoria ma ... pur co­noscendo la situazione tace e non la denuncia. L’opportunismo di tanti artisti celebri, che, come Pavarotti, si isolano nell’individualismo più retrivo, è stato puntualizzato da Zecchillo, il quale lotta, da anni, infondere e per svegliare negli artisti una coscienza so­ciale. Pavarotti, di fronte alle realtà descritte da Zecchillo, non ha potuto rispondere che evasivamente; non ha trovato per giustifiCarsi. che la frase:
“lo sovvenziono a Filadelfia, un con­corso di canto”. Al che, Zecchillo ha immediatamente ribattuto che! con i soldi guadagnati in Italia, non si vanno a finanziare concorsi in un Paese ricco, ma caso mai si attua la medesima Ini­ziativa in Italia e precisamente nel Sud, dove ci sono milioni di cittadini che pagano le tasse per una cultura musicale che non hanno in contropartita. Pavarotti ha detto anche un altra cosa gravissima e cioè che in Italia bisognerebbe chiudere tutti i piccoli tea­tri di provincia. Infatti, secondo Pava­rotti non essendo questi piccoli teatri in grado di pagare i grandi artisti, non hanno più ragione di esistere. Natu­ralmente Zecchillo non ha potuto la­sciar cadere queste affermazioni. “An­zitutto - ha risposto Zecchillo - noi sia­mo per nuovi spazi culturali. Siamo l’incremento dei piccoli teatri e ­per l’aumento e decentramento vero (e non fittizio e apparente)della cultura. Inoltre siamo per nuove occasioni di lavoro specialmente per i giovani artisti c
he, nel crogiuolo dei teatri dì provincia possono rivelare i foro talenti. La provincia é.sempre sta­ta, per tradizione, il vivaio delle nuove leve, specialmente per quanto riguarda il campo della lirica: non solo per i cantanti, ma per il personale specializ­zato, sarti, costumisti, tecnici, ram­mentatori, maestri sostituti, direttori d’orchestra, registi. Voler togliere ai giovani questa occasione, vuoi dire eli­minare quasi una ‘selezione naturale” delle grandi personalità di domani. I motivi per cui la provincia dia fastidio a Pavarotti sfugge, a meno che egli, negando al pubblico provinciale un accostamento diretto alla musica, voglia, nello stesso tempo, salvaguar­dare se stesso dalla concorrenza che i giovani possono rappresentare. Non penso - conclude Zecchillo - che Pavarotti manchi di sensibilità fino a questo punto; piuttosto sono convinto che egli sia completamente fuori da ogni problematica sociale e, quindi, il meno indicato a sostenere interviste. Zecchillo gli ha det
to: “Caro Pavarot­ti, amare il teatro vuoi dire anche di­fenderlo e tu, tacendo, o peggio,difen­dendo un certo sistema, a mio avviso corrotto, non aiuti il teatro a risorge­re, ma contribuisci, consapevolmente o inconsapevolmente alla sua distruzione. Pavarotti ha concluso l’intervista con questa affermazione: “Caro Zec­chillo, io e tu non potremo mai andare d’accordo”.Certo, non potranno; Zec­chillo con gli artisti dello SNAAL, cerca di allargare la propria visuale, la propria comprensione dei problemi e la propria partecipazione a risolverli, mentre Pavarotti, invece, si isola sem­pre di più, restringe la propria visuale e il proprio campo d’azione, inventa delle soluzioni avulse dalla realtà e, in definitiva, usa il binocolo ... alla rovescia.
IL CRONISTA


Sono giunte migliaia di lettere alla RAI che ce le ha recapitate, e centinaia di telefonate da tutta Italia, da parte di artisti iscritti e non iscritti allo SNAAL, che si complimentavano con il nostro direttore per le risposte calzanti, gli argomenti incisivi e la coraggiosa sincerità con cui egli ha saputo sostenere il confronto con il tenore Pavarotti.


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