ZECCHILLO= Nesterenko va a scuola e impara a cantare.

06/ago/2005 19.23.15 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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NESTERENKO;
VA A SCUOLA E IMPARA A CANTARE!
Poiché continuano ad arrivare lettere di protesta per le frequenti apparizioni alla Scala del basso sovietico Evghenij Nette­renko, che ha dato interpretazioni insoddi­sfacenti, vogliamo ricordare che, tempo fa, Io stesso cantante, in una conferenza stampa a Mosca, ha pronunziato frasi di . 4i-scredito nei confronti degli artisti italiani. Così egli si è espresso-a I famosi segreti dei maestri del bel canto italiani non sono altro che il frutto della fantasia di cantanti e insegnanti maldestri » e ancora « La patria del bel canto non è più l’italiana. In primo luogo ci dispiace questa dichiarazione, divulgata dal periodico « Sovietskaja Kultura » e ripresa da tutte le agenzie di stampa, poiché la riteniamo faziosa e di cattivo gusto. Essa, a nostro avviso, non è che l’ennesima strumentalizzazione, tipica di quei Paesi dove imperano le dittature e dove si fa una politica a gretto carattere nazionalistico, a beneficio della solita esal­tazione trionfalistica delle istituzioni loca­li.
La dimostrazione che il basto sovietico ha torto è che da tutto il mondo, ancora oggi, si viene a studiare arte del canto in Italia. Inoltre, la stragrande maggioranza degli attuali artisti di fama internazionale ha vissuto per qualche anno nel nostro Paese, non solo per impadronirsi della lin­gua, ma anche per perfezionarsi. Certamente la scuola di canto italiana potrebbe essere disciplinata e migliorata, onde evi­tare i maestri maldestri ai personaggi che vivono ai margini del settore e che si tra­sformano in millantatori, speculatori e pro­fittatori, ma che non rappresentano ufficial­mente la scuola italiana, come invece Ne­sterenko vuoi far credere, il Sindacato Autonomo Artisti Lirici si sta impegnando da anni per la formazione di un Albo Pro­fessionale dei maestri di canto, proprio per evitare che gente improvvisata e opportu­nistica rovini ‘a voce dei giovani allievi, o crei degli illusi, con la conseguenza a volte di gravi traumi psicologici. Anche da questa sede lanciamo un
appello per sensibilizzare la classe politica perché emet­ta, al più presto, una legge che istituisca l’Albo professionale e faccia ordine in questa delicata materia.
Una bella voce, unita a un buon talento, può rappresentare, per il Paese, un vero e - proprio patrimonio culturale. Ad esem­pio: qualunque opera, se non ci fossero dei validi interpreti, rimarrebbe un semplice spartito. Ma quando, attraverso la voce, il talento e, quindi, il filtro umano dell’ar­tista viene proposta al pubblico nel suo mistero e nella sua magia, allora si rivela il miracolo: un freddo scritto diventa: la « Norma », diventa l’Otello a, diventa Come per incanto opera d’arte. Perciò noi auspichiamo che i sedicenti maestri di canto, i quali, fino ad ora hanno impunemente dato lezioni con conseguenze a volte anche tragiche, siano sottoposti a una seria legislazione, perché ogni giovane allievo che intraprenda lo studio dell’arte lirica possa essere tutelato, non solo nell’interesse personale ma anche nell’interesse dell’arte lirica italiana. Qualcuno potrebbe domandare: “Ma non esistono i Conservatori? Le cattedre di canto? I Conservatori italiani hanno subito, purtroppo.
Anch’es­si il solito selvaggio assalto alla diligenza cioè la brutale lottizzazione politica per vantaggi personalistici e clientelari. Ecco perché a questa domanda si può rispon­dere: sì. le cattedre esistono, ma coloro che hanno una preparazione specifica e una sera vocazione, cioè gli ex-cantanti, per vincere i concorsi e diventare titolari delle cattedre stesse, devono lottare con­tro certi concorrenti » che non hanno né preparazione, né tantomeno vocazione, bensì raccomandazioni politiche, ed essen­do falliti in altre professioni, si servono dei Conservatori come refugium peccato­rum, Ci conforta, se così si può dire, che un’analoga situazione dei maestri di canto si verifichi in tutto il mondo, e ci auguria­mo che il sig. Nesterenko, invece di inva­lidare gli altri, osservi, si più attentamente la realtà! di casa sua, poiché anche nel suo Paese, a quanto ci risulta, questo set­tore è molto disorganizzato.
La prova che, nonostante tutto, la scuo­la italiana sia ancora la migliore è che ogni anno immette sul mercato decine e decine di belle voci e talenti, fra i quali molti assurgono a fama internazionale; contrariamente alla scuola russa che dopo il basso Fiodor Scialiapin, famosissimo ne­gli anni ‘30, non ci consta abbia più dato altri cantanti eccezionali.
Il basso Evghenij Nesterenko, che ab­biamo avuto la disavventura di ascoltare più volte e in più opere alla Scala, è un uomo dell’apparato del partito in U.R.S.S. e, come tale, favorito negli scambi cultu­rali. Rigettiamo le sue accuse, appunto perché, come addetto politico, la sua arte è.. - velleitaria, In fatti la sua voce è stata definita. dal pubblico e dalla stampa italiana più qualificata, « mediocre », la sua personalità priva di talento scenico », il suo stile ‘carente ». Quindi non possia­mo accettare prediche da pulpiti non pro­fessionali e invitiamo Nesterenko ad es­sere più cauto nei suoi giudizi e ad ap­profondire maggiormente i suoi studi nell’ arte del bel canto.


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