ZECCHILLO= ;Modificare la legge 800 ;Articolo del tenore GIUSEPPE DI STEFANO:

La Legge 800, pur essendo valida sotto cer-ti aspetti, cioè per il riconoscimento ufficia-le del Teatro Lirico e della Musica in gene-rale da parte dello Stato, che si impegna a sovvenzionarne le attività, tuttavia, attra-verso alcuni articoli, ha aperto la strada l'in-terferenza politica e ai politicanti, i quali, approfittandone, si sono impadroniti dei po-sti chiave.

10/ago/2005 20.01.17 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
PER CACCIARE DAL TEATRO GLI INCOMPETENTI
MODIFICARE LA LEGGE 800
di GIUSEPPE DI STEFANO

La Legge 800, pur essendo valida sotto cer­ti aspetti, cioè per il riconoscimento ufficia­le del Teatro Lirico e della Musica in gene­rale da parte dello Stato, che si impegna a sovvenzionarne le attività, tuttavia, attra­verso alcuni articoli, ha aperto la strada l’in­terferenza politica e ai politicanti, i quali, approfittandone, si sono impadroniti dei po­sti chiave. Nel momento in cui è stata dibat­tuta la Legge 800, i politici si sono ben guar­dati di darle una formulazione che offrisse il meglio, sia dal punto di Vista organizza­tivo che dirigenziale che amministrativo, ma si sono assicurati i canali adatti a potersi infiltrare, nei vertici dirigenziali. Di questo potere, contrario all’interesse del teatro, si sono serviti per provocare uno squallido clien­telismo, interessi settoriali, assunzioni illegitti­me e per immettere nelle direzioni una fauna che, oltre a non avere una competenza spe­cifica, è anche incapace, negata a tutti i livelli, ad acquisire la realtà di una stru

ttura in cui è tenuta ad operare. Questo, cioè la « lottizzazione a, dalla data di nascita della Legge 800 14/8/1967 - ad oggi, ha provocato non pochi danni, sia sul piano culturale che su quello amministrativo.
Oggi però, tutti gli artisti, dai più celebri agli esordienti, vedendo che il teatro sta precipitando in una china paurosa, non pos­sono più stare alla finestra, ma decidono di impegnarsi a fondo per scuotere dall’ignavia la classe politica, i colleghi, e la pubblica opinione, per creare una forza, usarla democrati­camente e cacciare dai templi della lirica i profittatori, gli opportunisti e, prima di tutti, gli incompetenti.
Questa forza sarà utile per chiedere uniti e unanimi la modifica, cui si accennava prima, di due articoli della Legge 800, che sono proprio quelli che hanno abbassato i ponti levatoi al malcostume generale.
ART.11: IL SOVRINTENDENTE E’ NO­MINATO CON DECRETO DEL MINISTRO PER IL TURISMO E LO SPETTACOLO, SU PROPOSTA DEL CONSIGLIO COMU­NALE DELLA CITTA’ SEDE DELL’ENTE O ISTITUZIONE.
E’ chiaro che, essendo il Consiglio comu­nale istituzione squisitamente politica e partitica, non può che esprimere un uomo non qualificato per capacità tecnica ma bensì un quadro del partito. Costui, una volta divenu­to sovrintendente da personaggio lottizzato, a sua volta metterà in pratica la sua « pic­cola Lottizzazione » - stivando gli uffici di gen­te del suo partito, anche se impreparata. Ec­co dove sta la radice del male, di tutti i ma­ del teatro lirico. Noi proponiamo (e ci batteremo per questa modifica di legge) per­ché il sovrintendente non sia più espresso dal Consiglio comunale, ma sia prescelto at­traverso due formule alternative. La prima potrebbe essere un referendum di tutti i Cittadini della città in cui ha sede l’Ente, i quali voterebbero per una personalità di grande prestigio culturale e artistico, tu proposta I degli artisti lirici. La seconda formula por­terebbe il nominativo proposto degli stessi artisti lirici (intesi come registi, direttori d’or­chestra, co

mpositori, scenografi, artisti di cali­io ecc.) direttamente al ministro dello spetta­colo, con ampie motivazioni.
Sia nella prima che nella seconda proce­dura, sarebbe assicurato che un teatro come la Scala, ad es. avesse come sovrintendente una personalità che gode la fiducia, la stima, e la solidarietà dei cittadini. Da questi tipi di selezione scaturirebbe un uomo altamente qualificato sia dal punto di vista morale che da quello culturale. L’altro articolo che ti vuole modificare, perché ha dato luogo alla degradazione qualitativa del teatro lirico ben­ché nella sua apparenza sia tutt’altro che ne­gativo, è l’art. 12:
IL DIRETTORE ARTISTICO E’ NOMI­NATO DAL CONSIGLIO DI AMMINI­STRAZIONE FRA I MUSICISTI PIU RI­NOMATI E Dl COMPETENZA TEATRALE COMPROVATA. IL CONS. Dl AMMINI­STRAZIONE NE FISSA LA DURATA IN CARICA E L’AMMONTARE DELLA RE­TRIBUZIONE.
I consigli di amministrazione, viceversa, non hanno mai nominato l’uomo giusto al posto giusto, anzi hanno addirittura scelto chi non aveva neppure i titoli stabiliti dalla Legge (commettendo veri e propri arbitri) ad es:
Bussotti (Venezia) e Testi (Firenze) privi di qualunque competenza teatrale; Lanza To­masi (a Palermo e Roma) anch’egli senza alcun titolo, non essendo musicista rinoma­to; ed infine, per non prolungarci con un elenco troppo deprimente, Giampiero Taverna (Torino) che non è musicista rinomato né tantomeno di comprovata competenza. Della gestione di questi signori abbiamo visto i ri­sultati: essi hanno lasciato « terra bruciata a, amministrazioni esotiche, errori di organiz­zazione, di scelte culturali, provocato danni enormi ai medesimi Enti autonomi e quindi ai contribuenti.
I consigli di amministrazione (art. 13 L.800) formati, com’è noto, esclusivamente da quadri dei partiti, si tono preoccupati di inserire personaggi della loro stessa fede politica, pur sapendo, a priori, che la loro gestione sareb­be stata del tutto negativa, se non catastro­fica. Ciò dimostra come gli interessi di parti­to soffochino e schiaccino qualunque tra­guardo culturale e perciò il progresso stesso del nostro Paese. Viene fatto persino di pen­sare che se fossero vivi Verdi e Puccini e non fossero iscritti a nessun partito, verrebbero snobbati ed emarginati come persone squali­ficate e ad essi, sarebbero preferiti altri, sol­tanto perché militanti in un partito di mag­gioranza. Visto in modo lampante gli esiti corpora­tivi, settoriali e a volte anche mafiosi di un certo sistema, proponiamo che il direttore artistico che deve essere il tecnico per eccel­lenza, l’illuminato, l’alto professionista della struttura teatrale, dotato di grande prepara­zione artistico-professionale, d

i una conoscen­za profonda di problemi tecnici e artistici del teatro, venga espresso da tutte le masse tecni­che e artistiche unitamente agli artisti lirici. La stessa prassi verrà adottata per eleggere i Consigli di amministrazione. E’ chiaro che tutti i dipendenti e gli artisti avranno inte­resse che a dirigere un istituzione così deli­cata e importante, sia il migliore fra i pro­fessionisti più qualificati. Questa proposta, appoggiata dallo SNAAL e da Il nostro giornale verrà portata a conoscenza dei par­lamentari che discuteranno la modifica del­la Legge 800. Possiamo pensare che non tutti resteranno sordi alle prove palesi che qui evidenziamo e si batteranno, insieme con tutti gli artisti, perché il nostro teatro possa godere nel mondo quel prestigio che ne ha fatto una scuola attraverso i secoli; ciò non solo per rispetto del teatro, ma anche dei contribuenti che hanno diritto a istituzioni culturali efficaci, valide e funzionali.
Giuseppe Di Stefano
LO S.N.A.A.L. SOLIDALE

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl