fISCHI ALLA sCALA

19/gen/2011 18.33.11 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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PAGLIACCI E CAVALLERIA
FISCHI E BUU ALLA SCALA
Il pubblico non ha certo premiato lo spettacolo di Pagliacci e Cavalleria in diretta dalla Scala ieri sera su Canale 23 , cioè RAI 5.
Evidentemente ai cantanti era stato detto che, essendo in diretta, dovevano far finta di essere felici se mai il pubblico li contestava e così i peggiori dei due cast mandavano baci, salutavan o con la mano e sorridevano come beati beoti.
Una cosa mi preme sottolineare: anche spettacoli discutibili o mediocri come questi devono continuare ad essere trasmessi dalla Televisione perchè è ora che l'unica autentica e originale forma d'arte italiana, il teatro musicale, abbia la possibilità di raggiungere il grande pubblico attraverso la tv.
Se poi risulta di gran lunga meglio la JERUSALEM dal Carlo Felice di Genova, pazienza.
Portiamo nelle case degli italiani anche questi Pagliacci ricalcati sulla splendida edizione romana di Zeffirelli di tanti anni fa con Giuseppe Giacomini e la giovane Gasdia che, a differenza di questa inutile Nedda, era una donna vera, palpitante, emozionante. La russa scaligera, pur dotata di sana vocalità, non è stata in grado di dire e dare nulla. Canio - lasciamo i nomi dei peccatori nel cassetto - è stato commovente e angosciante perchè si è vista la sua paura e la sua coscienza di essere ormai privo del "canto" e quindi costretto a salvarsi recitando. Così abbiamo assistito alla fatica di un artista che però ha perso pennelli e colori. Ambrogio Maestri, se toglieva le mani di tasca, mentre cantava, non avrebbe fatto male e la regia avrebbe potuto, in 6 settimane, aiutarlo a inventarsi una gestualità piu' variegata. Lo hanno accusato di monotonia nel canto, mentre invece vocalmente è stato apprezzabile. Ottimo Celso Albelo in Arlecchino, magnifico il coro, senza slanci l'orchestra condotta da un altro finto direttore del quale dovranno spiegarci perchè sta emergendo, senza averne meriti.
Non vogliamo infierire sulla presentazione con interviste prima dopo e durante lo spettacolo: tutto edulcorato e falso, a parte alcune notizie storiche opportune, per vendere un prodotto mediocre come fosse oro a 18 carati.Terribile l'intervista alla presuntuosa Dyka che ha...detto: finalmente vedrete una Nedda nuova, forte come mai s'era vista prima, alla faccia delle Clara Petrella, Mauti Nunziata, Mafalda Favero, Raina Kabaiwanska, Marcella Reale, Mietta Sighele, Cecilia Gasdia... e anche, in disco, Maria Callas, tutte artiste alle quali Dyka quel che Dyka non può spolverare neppure le scarpe.
Cavalleria aveva un grande merito: averci riportato Elena Zilio. Splendida Mamma Lucia.
Brava e bella Lola, intensa e in ruolo la D'Intino, molto bravo ed espressivo Sgura, decoroso Turiddu ma senza ali, impegnato il coro, senza energie e tanto meno sogni da vendere l'orchestra che non è stata applaudita neppure dopo l'intermezzo.
La regia è stata "povera" dall'inizio, con l'immonda idea del postribolo, alla Santa Messa celebrata alle spalle dei cantanti. Belli solo i due Crocefissi che almeno, cacciati dalle aule scolastiche, si sono presi la rivincita di apparire in teatro e dominare giustamente una vicenda che si svolge a Pasqua, alla faccia di eretici, miscredenti, atei, laici e islamici di turno. Bello il finale con una Santuzza nuova, che se ne va convinta di aver ricevuto la propria vendetta ed aver vinto la sfida con una società di farisei.
Splendide, straordinarie, ricche di magia le luci
Il pubblico, tranne i soliti addomesticati delle "prime", ha espresso dissensi adeguati.
Nonostante tutto...trasmettate, trasmettete, trasmettete tutto !
Daniele Rubboli
 
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