LECCO SIMON BOCCANEGRA

UN IMMENSO CANTONI DA' CUORE AL SIMON BOCCANEGRA DI LECCO Prestazione di grandissimo livello quella del baritono Carlo Maria Cantoni di Como il quale, dopo un mese di intensa attività nei teatri della Germania, è rientrato in Italia per onorare il contratto con il Teatro Cenacolo di Lecco che a lungo ha applaudito la sua intensa interpretazione del "Simon Boccanegra", straordinario capolavoro di Giuseppe Verdi che mai era andato in scena a Lecco e raramente, Teatro alla Scala a parte, in Lombardia.

02/giu/2011 10.15.18 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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UN IMMENSO CANTONI DA' CUORE

AL SIMON BOCCANEGRA DI LECCO

Prestazione di grandissimo livello quella del baritono Carlo Maria Cantoni di Como il quale, dopo un mese di intensa attività nei teatri della Germania, è rientrato in Italia per onorare il contratto con il Teatro Cenacolo di Lecco che a lungo ha applaudito la sua intensa interpretazione del "Simon Boccanegra", straordinario capolavoro di Giuseppe Verdi che mai era andato in scena a Lecco e raramente, Teatro alla Scala a parte, in Lombardia.                                                                                                         Cantoni, artista ancor giovane, ma con una carriera internazionale che lo impegna particolarmente in Germania, Francia e nei teatri del Sud America, non ha lo strapotere vocale di Cappuccili, ma l'intelligenza intimistica di Bruson e modula la propria voce, che tanto ricorda quella di mitici baritoni del passato da Amato a Galeffi, dando al pubblico una commozione profonda.                                                                                                                                                                                                                               Attorno a lui, catalizzatore di tutto lo spettacolo, si sono impegnati al meglio delle loro potenzialità il tenore Enrico Giovagnoli, bello, disinvolto, squillante che ha tratteggiato un Gabriele Adorno ricco di freschezze, con un piglio interpretativo moderno, senza gigionerie. Altrettanto calato nel personaggio perfido di Paolo, precursore dello Jago verdiano, il baritono Gianluca Alfano, altro giovane professionista di Como, festeggiato giustamente dal pubblico per la caratura della sua interpretazione. Ma di autorevolissima statura sia scenica sia vocale è stato il Fiesco del basso Luca Gallo di Bologna, lui pure giunto a Lecco appena conclusa una edizione della "Fanciulla del West" a Catania. Una realtà la sua che ci ha fatto ricordare un grande interprete scaligero del nostro passato prossimo: il bulgaro Raffaele Ariè. Completavano il cast il soprano Daniela Stigliano, volonterosa Amelia, e il sempre utilissimo Diego Bellini nel doppio ruolo di Pietro e Capitano dei Balestrieri.                                                           Un altro plauso incondizionato, ampiamente condiviso dal pubblico, va al Coro Mayr preparato dall'ottimo Salvo Sgrò, dalle cui fila veniva anche il soprano Rosalba Zanga, efficace ancella, e il gruppo maschile dei bravissimi Consiglieri nella scena madre del secondo atto. L'Orchestra Sinfonica di Lecco, diretta da un musicista elegante e raffinato come il piemontese Paolo Volta, ha dato il meglio di sè illustrando la maturità artistica raggiunta dal genio di Giuseppe Verdi quando, con a fianco Arrigo Boito che aveva rimesso mano al libretto, "raddrizzò le gambe del tavolo" a questo "Simon Boccanegra" che stentava a raccogliere le simpatie del grande pubblico. Fu un capolavoro di intelligenza musicale e di consapevolezza artristica, quello che Verdi ripresentò alla Scala nel 1881, ben 25 anni dopo la "prima" veneziana, e a Lecco questa "bellezza", paragonabile alla "Pietà" di Michelangelo, ci è stata riconsegnata integralmente.                                                                                                               L'allestimento scenico di Angelo Cesana e Giuseppe Fumagalli e la sobria regia di Daniele Rubboli che ama il simbolismo e non fa mai l'arredatore, attento piuttosto ad uno spettacolo di luci che, manovrate da Riccardo Arigoni, aiutano lo spettatore ad entrare nel sogno, hanno suggellato il successo di questo spettacolo, interamente prodotto dal Cenacolo Francescano di Lecco che si riconferma, dopo la Scala di Milano, il miglior teatro operistico della Lombardia.

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grazie

 

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