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03/gen/2003 09.56.50 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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2003:Festa Grande per i Melomani
SPLENDIDA MEDAGLIA PER MARIA CALLAS
LIBRO SUI GRANDI CANTANTI LIRICI TOSCANI
 
Sotto il segno della storia dell'interpretazione del Teatro in Musica, si è svolto il passaggio del testimone tra il 2002 e il 2003.
Il Cral "Gianandrea Gavazzeni" del Teatro alla Scala di Milano ha infatti consegnato al Maestro Riccardo Muti la prima medaglia dedicata a Maria Callas, in occasione dei 25 anni della morta (1977) e nel quarantesimo dell'ultima sua interpretazione di "Medea" nel tempio della lirica meneghina: 1952.
L'opera, coniata dalla premiata ditt Picchiani-Barlacchi di Firenze, è dello scultore Antonio Berti ed è stata voluta dal Maestro Giuseppe Montanari, direttore musicale di palcoscenico della Scala.
Romagnolo di Lugo, Montanari, appassionato e autorevolissimo collezionista numismatico, ha nelgi ultimi anni suggerito la realizzazione di una medaglistica storica di importanza incalcolabile, iniziando dalla medaglia che ricorda al mondo l'arte dei M° Tullio Serafin che da Rottanova di Cavarzere (VE) seppe diventare uno tra i più acclamati navigatori del Golfo Mistico di ogni tempo.
Il Gruppo Filatelico della Scala ha messo in vendita, da Natale, le medaglie della Callas in argento 925, con tiratura limitata a 1000 esemplari numerati, reperibili anche durante le serate di spettacolo al teatro degli Arcimboldi, fino ad esaurimento.
 
Ma le sorprese natalizie del vivacissimo Maestro Giuseppe Montanari, che è anche il coordinatore di tutti i Maestri Sostituti della Scala, non si fermano qui: le Edizioni Teatro alla Scala hanno infatti pubblicato il suo volume di 176 pagine dedicato a tutto quanto esiste sull'asse Giuseppe Verdi- teatro alla Scala. In copertina, naturalmente, l'effige di Verdi sulle Mille Lire di recente memoria.
Cartoline, francobolli, annulli a partire dal 1899, erinnofilia, telecarte, medaglie, monete e banconote: tutto è stato indagato, raccolto, catalogato, commentato da Montanari per la gioia dei filatelici in particolare e dei collezionisti in genere.
Storia e curiosità si coniugano felicementre in questa testimonianza al servizio di una cultura musicale che ha estrema necessità di essere ricordata come tale.
Un omaggio che Montanari ha reso doverosamente a Verdi il quale, tra l'altro, volle e contribuì alla realizzazione dell'Ufficio Postale di Busseto nel gennaio 1861.
 
Si intitola "Caruso e i grandi Cantanti Lirici in Toscana" invece il bellissimo volume scritto da Mario Del Fante e pubblicato come strenna di Natale e Capodanno da Masso delle Fate editore a Signa di Firenze.
Caruso è napoletano, ma si costruì la villa che fu la sua più importante residenza italiana a Lastra a Signa ed è giusto che il volume prenda spunto da lui e dalla generosità con la quale, avviando questa "fabbrica" diede lavoro per anni a tanti muratori, falegnami, idraulici, fabbri, giardinieri disoccupati di quella zona.
Padrone assoluto della materia, Mario Del Fante si limita a mettere a fuoco una galleria dei titani del teatro d'opera nati in Toscana da Mario Del Monaco a Giulio Neri, da Onelia Fineschi a Bianca Scacciati, dando ospitalità anche alla triestina Fedora Barbieri che a Firenze ha strascorso la maggior parte della sua vita.
Nonostante siano tutti artisti che hanno vissuto carriere clamorose, solo alcuni di questi come Gino Bechi, Titta Ruffo, Galliano Masini, Rolando Panerai, Ettore Bastianini e Paolo Washington sono ancora ben presenti nella memoria dei più, giovani melomani compresi.
Ma altri ospiti del volume di Del Fante, pur celeberrimi a loro tempo, sono qui resuscitati da dimensioni di assoluto oblio: Amedeo Bassi, Armando e Dino Borgioli, Cesy Broggini, Benvenuto Franci, Iva Pacetti, Mirto Picchi.
Molto bella anche la presentazione che l'autore fa del proprio libro, mettendo a fuoco una realtà che si sta oggi degradando all'insegna del businnes che crea falsi miti giocati su cantanti senza voce che la discografia ci vende come autentici, ma che almeno tra noi dobbiamo ammettere che sono niente altro se non penosi bluff, insulti alla storia, offese al presente.
Del Fante ha gettato un primo sasso portando in libreria un manipoli di grandi voci toscane come quella strepitosa del quasi dimenticato Mario Filippeschi.
Non può più ritirare la mano: aspettiamo da lui una indagine sugli artisti che, seppur non celeberrimi, hanno comunque dalla Toscana portato la loro realtà professionale nei teatri del mondo.
Sono centinaia, forse migliaia e per questo perdoneremo a Del fante se ne dimentica qualcuno, ma non gli perdoneremo di non intraprendere questa indagine. Anche perchè se non la fa lui... chi la fa!?
Il volume raccoglie anche i ritratti di alcuni artisti eseguiti da Roberto Ciabani: un'appendice che impreziosisce l'edizione del Masso delle Fate.
                                                                                      Daniele Rubboli
 
 
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