I: IL VIOLINISTA SUL TETTO

09/feb/2003 14.21.26 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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IL VIOLINISTA SUL TETTO

- - Cronache - Musical,
Moni Ovadia, bravo attore, ottimo regista continua la sua lotta contro il cinismo dell'umanità facendoci conoscere un musical americano di grande successo... all'estero -

"Il violinista sul tetto", già celebre quadro del geniale artista ebreo Marc Chagall, poi storia dello scrittore ucraino Solomon J.Rabinowitz (che si firma Sholom Aleichem),diventa musical con l'adattamento teatrale di Joseph Stein, le musiche di Jerry Bock (che si ispira alle meodie Yiddish) e i testi delle canzoni di Sheldon Harnick, il 22 settembre 1964 con il titolo "The Fiddler on the Roof" all'Imperial Theatre di Broadway. Il successo è pieno tanto che le recite proseguono fino al 2 luglio 1972 con 3.242. repliche.

Con la direzione artistica di Marco Daverio (testimone cattolico di grande impegno umanitario), che ne ha fatto anche una precisa appassionata rievocazione storica nel programma di sala, il produtore Lorenzo Vitali e il regista, attore, cantante Moni Ovadia, l'artista che da anni in teatro e in libreria ci ha consentito la conoscenza illuminante della realtà ebraica, che per le generazioni di oggi è o il popolo guerriero di Israele o il popolo macellato dal Nazismo, "Il violinista sul tetto" è oggi un musical per il pubblico italiano.

Abbiamo assistito alla milanese al teatro Nuovo, alcune sere fa e ne siamo usciti di alcuni entusiasmi ed una perplessità.

Entusiasmo per il messaggio.

Quel pizzico di follia che illumina la vita e ci aiuta a non subire la globabilzzazione; la follia di chi sapendo suonare uno strumento, o facendo assai bene qualsiasi altra professione, preferisce farla a modo suo, magari pericolosamente, come su un tetto o in cima ad un albero, ma con il piacere dell'originalità e della realizzazione di se stesso.

Scrive nelle sue intelligenti note lo stesso Moni Ovadia "... ci sforzeremo con il nostro pubblico di metterci in viaggio per la conquista di quell'essere umano che da qualche parte si trova in ciascuno di noi. Non è detto che ci si riesca, ma almeno continuamo di mettere in crisi il cinismo che possiede noi uomini contemporanei ingozzati di confort".

Entusiasmo per la confezione dello spettacolo.

Scene e luci di grandissima efficacia, esecuzione musicale altamente professionale, canti e danze con punte, specie per il balletto, da applausi a scena aperta.

Il cast, condotto per mano durante le prove dallo stesso Ovadia che ha plasmato ogni personaggio ad... "altissima definizione", è da ovazione (Lee Colbert, Elena Sardi, Giada Lorusso, Federica Armillis, Daniela Terreri, Enrico Finck, Eyal Lerner, Roman Siwulak, Alessandro Bertollini, Massimo Marcer, Janos Hasur), ma una sottolineatura merita il basso russo Iljia Popov straordinario come attore, oltre che autorevole cantante. Nato al teatro italiano proprio nel Laboratoio Lirico Europeo del Rosetum di Milano, che gli ha consentito di farsi conoscere nell'ambiente musicale italiano e di trovare qui la propria giusta collocazione, Popov è una sorta di rivelazione per la pelle d'attore che ha saputo mettersi addosso.

La perplessità è sulla lunghezza del musical che, forse, poteva subire un'abbondante sforbiciata senza togliere nulla allo spettacolo. Un brodo più ristretto poteva addirittura essere più gustoso.

Troppi, tra il pubblico, se ne sono andati prima delle fine dello spettacolo che si è protratto oltre la mezzanotte, e cioè oltre la chiusura della metropolitana e la necessità di ritirarsi per chi tra mestieri e professioni al mattino non ha modo di ritardare la sveglia.

Culturalmente queste giustificazioni non reggono, ma questa è la cronaca e questo è il pubblico che va a teatro.

Non per questo la "disarmata e luminosa consapevolezza" di Tevjie, il protagonista del musical, si smarrirà, avendo come speranza di insegnare a molti la strada dei tetti, ma ben sapendo che tanti non ci vorranno neppure provare.

Un cattolico (Marco) e un ebreo (Moni) hanno realizzato questo spettacolo che impone una grantica realtà ecumenica: che bello possedere una religione e che meraviglia viverla senza fanatismi.


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