I: DARIA MASIERO&C.:DAGLI ARCIMBOLDI ... PER LA SCALA (errata corrige)

25/feb/2003 10.24.11 Daniele Rubboli Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
 

 

MusicaInTeatro.it
Cronache d’opera, operetta, musical, canzoni

DARIA MASIERO&C.:DAGLI ARCIMBOLDI .. PER LA SCALA

Daniele Rubboli - Cronache - -
Appassionata e spumeggiante direzione d'orchestra di Giuseppe Montanari con i giovani strumentisti dei corsi di perfezionamento - Le voci dei laureandi al teatro musicale -

Milano. Domenica 23 febbraio il Teatro degli Arcimboldi ha presentato sul proprio palcoscenico l'orchestra dei giovani strumentisti dell'Accademia di Perfezionamento della Scala e le voci di quanti stanno concludendo il biennio all'Accademia per cantanti lirici.

Li dirigeva con coinvolgente passione, il romagnolo Giuseppe Montanari che ho condotto gli orchestrali in spumeggianti, trascinanti esecuzioni, ed ha assecondato con amore e grande coscienza professionale le prove dei ragazzi-della-lirica che la Scala sta laureando.

Su tutti è volata alta, nonostante l'ingombrante abitone azzurro che l'incartava come un attraente uovo di Pasqua, il soprano Daria Masiero.

La sua voce di soprano lirico puro può essere paragonata al miglior Barolo d'esportazione, come lei piemontese.

C'è calore, rotondità, gusto, coinvolgimento emozionale nel suo canto che tuttavia, in concerto, non rende che in minima parte la potenzialità di questa giovane artista che ricorda tanto, anche nella schiettezza del quotidiano, Mirella Freni. Una potenzialità, la sua, che può esprimersi compiutamente solo nello spettacolo teatrale, nell'impegno interpretativo della realizzazione psicologica di un personaggio che con lei deve vivere la scena.

Ed è a teatro che l'aspettiamo, è a teatro che la vogliamo rivedere e riascoltare al più presto.

Eccellente il tenore giapponese Yasuharu Nakajima il quale meriterebbe che la Scala mettesse ogni anno in cartellone un'opera per lui.

Più modesti i colleghi della stessa corda: George Oniani coraggioso e , e Alfredo Nigro, bello come un play boy, elegante, sicuramente trasformato rispetto a quando tentò i primi approcci con altra voce ed altro nome, ma disinteressato a quel che canta.

Elia Fabian, baritono veneto, è approdato all'Accademia due anni fa grazie alla giovanissima età, con un'organizzazione vocale assolutamente disastrata. Rispetto a quei giorni ha conquistato il decoro di una proposta che sarà promessa e forse realtà solo se avrà la vocazione al sacrificio, senza fretta di tentare decolli per i quali deve caparbiamente continuare a studiare.

Il soprano Marta Vandoni ha più grinta che voce, è gradevole e ha bisogno di far gavetta teatrale per crescere e cogliere le soddisfazioni che merita.

Come lei la bellissima, statuaria Miljiana Nikolic che deve trovare maggior sfogo alla sua potenzialità vocale, ma che sicuramente si confermerà protagonista del teatro musicale di domani, tra opera lirica, grande operetta europea (leggi Offenbach) e musical.

Uomo di spettacolo, il baritono Christian Senn Vasquez ha dato una lezione di luminosa intelligenza canora: il suo è un cantare elegante, di cosciente musicalità e simpatica comunicativa.

Bella con estro Nino Surguladze, mezzosoprano belcantista che può debordare anche in , e che va assolutamente riascoltata e riveduta in scena dove la sua spiccata femminilità le garantirà i favori del pubblico.

Tanta voce, quella dell'altro mezzosoprano Sim Tokyurek, ma non sempre il rumore è amico dell'intonazione e comunque diamo tempo al tempo prima di fare previsioni azzardate in positivo e in negativo.

Resta il basso Deyan Vatchkov: bello da vedere, un po' problematico da ascoltare. Qualcuno deve impegnarsi a tirargli fuori la voce.

E non credo che ci sia campo alla discussione perchè le cose sono due: se Giovanni Battista Parodi, che da quella stessa accademia è uscito, è un basso autentico, Deyan Vatchkov è la sua pallida ombra. Se Parodi è un sogno e non esiste, Vatchkov può essere una piccola realtà. Ma anche per lui nessuna porta deve essere chiusa e spalancate quelle di uno studio tecnicamente opportuno.

Conclusione: un concerto tutto sommato meritatamente applaudito, dal quale è uscita vincitrice la musica servita con grande rispetto da tutti. Se l'edonistico piacere del vociomane è rimasto un po' deluso, non è detto che non ci possano essere future positive rivalse.

La voglia di scalare altre vette pare ce l'abbiano quasi tutti.

L'ultimo applauso ancora a Giuseppe Montanari al cui entusiasmo tutti, cantanti e strumentisti, dovrebbero ispirarsi, cercando contemporaneamente di avvicinarsi alla sua cultura professionale... un bagaglio per trasportare il quale serve per lo meno un Tir.

--------------------------------- Daniele Rubboli


Email inviata da 62.10.8.41-http://www.musicainteatro.it/news/visual.asp?num=80/news/email.asp-8.21.26-25/02/2003-62.10.8.41- MusicaInTeatro, www.musicainteatro.it/news sito dedicato alle nuove tecnologie.
Tutti i diritti agli autori. Powered by IusOnDemand
blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl