The Times dichiara:l' opera italiana è allo sfascio

06/feb/2006 11.57.28 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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THE TIMES DICHIARA CHE L'OPERA TALIANA HA PERSO IL PRIMATO
CIAMPI, INVECE DI ANDARE A TEATRO CON LA SIGNORA, PRENDA PROVVEDIMENTI

"The Times" di Londra del 3/2/06, in prima pagina su tre colonne, esce con il titolo: "L'opera italiana è finita". L'articolo dice che l'Italia non ha più il primato nella lirica, non ostante questa sia nata nel nostro paese, che l'ha divulgata in tutto il mondo. Alcune città importanti, come New York, Londra, Parigi, Vienna e perfino Zurigo - secondo il quotidiano inglese - sono più significative, per quantità e qualità della produzione lirica, dei teatri italani, compresa la Scala. I teatri italiani si trovano a rischio di sopravvivenza, con bilanci disastrosi, da bancarotta. Qualcuno di essi mette in forse gli stipendi dei dipendenti. Il giornale inglese punta il dito su come l'Italia stia lasciando affondare proprio uno dei tesori della cultura nazionale, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
"C'è del marcio in Danimarca" - nota frase shakespeariana, entrata nel lessico familiare e che ben si attaglia alla situazione dei teatri lirici italiani. La lenta ma inarrestabile decadenza - sottolineata anche da The Times - è iniziata con le sovvenzioni statali ai teatri, perché tutti i partiti di governo - qualunque essi fossero - hanno voluto la lottizzazone politica delle cariche dirigenziali. Ne è sortita una classe dirigente teatrale in massima parte incompetente; talvolta anche disonesta, perché certa di essere protetta e non punita.
Per trent'anni ho denunciato questo stato di cose, invocando un ritorno alla professionalità e alla responsabilità, ma non sono stato ascoltato. Anzi mi sono fatto dei nemci acerrimi. Furbi, ma non intelligenti: se avessero capito la gravità della situazione, oggi i teatri non sarebbero allo sfacelo. Ci sono dei colpevoli del disastro che meriterebbero la galera, perché hanno distrutto un patrimonio culturale eccellente, che dava prestigio all'Italia in tutto il mondo.
Con le cattive gestioni (sprechi, ruberie, intrallazzi, appalti, privilegi ecc.) di certi direttori artistici e sovrintendenti raccomandati e, a volte, anche sospettabili, i deficit di bilancio sono diventati prassi abituale, danneggiando la produzione e i cittadini, sia come contribuenti che come spettatori. Lo Stato sta cercando troppo tardi di contenere le spese, ma la mentalità scialacquona è difficile da cambiare, per cui non si vedono segni di ripresa. Un prevalere di dirigenti irresponsabili non è capace di ridurre i deficit allucinanti, malgrado la scarsissma produzione e la scarsa qualità della programmazione. In un paese serio non si sarebbe arrivati a tanto; già da tempo i dirigenti incompetenti e disonesti sarebbero stati allontanati dall'incarico, messi sotto inchiesta e obbligati a risarcire i danni economici; invece, in Italia, si continua a chiudere gli occhi sulla realtà, cercando rimedi incongrui che lasciano il tempo che trovano.
Certi sovrintendenti, quasi fossero i padroni dei teatri a loro affidati, si sono ammantati di arroganza, prevaricando sui più deboli. Pensare che Carlo Fontana, allora sovrintendente della Scala, arrivò persino a citarmi in tribunale per un mio volantinaggio con l'ennesima denuncia di ciò che non funzionava nel teatro.
Forse pecco di immodestia, ma è pura verità che io solo ho lottato apertamente contro lo strapotere e le prevaricazioni dirigenziali, sintomi negativi e contrari al rilancio dei teatri lirici. Mentre io gridavo l'allarme, Muti e Fontana cosa facevano? L'uno era intento ad arricchirsi e l'altro a tenersi stretta la poltrona. E la stampa cosa faceva? Niente, anzi era l'alleata di questi signori. Oggi ci si accorge troppo tardi che la lottizzazione politica è stata per i teatri più deleteria persino del ladrocinio. Oggi i cittadini lo hanno capito. Cosa ne pensa il Presidente Ciampi? Fino a quando tacerà su questa vergogna nazionale?
Artisti importanti, come Zeffirelli, Crivelli e la Fracci, hanno confermato le mie denunce; anche i ministri Buttiglione e Tremonti e lo stesso Berlusconi hanno parlato di "cambiamento di rotta"; ora anche The Times mi dà ragione. Ma non basta. Bisogna fare qualcosa di concreto. Altrimenti la bancarotta costringerà i teatri lirici italiani a chiudere.

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere d'amministrazione del Teatro alla Scala

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