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20/mar/2006 09.40.04 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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da ufficio stampa ISEA ARTS
tel 02.2842836
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Lutto nel mondo lirico
ADDIO ANSELMO COLZANI
 
Anselmo Colzani, grandissimo cantante-attore bolognese, è morto in silenzio il 19 marzo scorso, nella sua residenza di Milano.
Un silenzio che aveva avvolto questo eroico baritono emiliano già da molti anni, un po' per la malattia che lo aveva colpito, un po' perchè lui stesso, uomo schivo e pago degli applausi ricevuti in carriera, non amava riproporsi al pubblico e ha scrupolosamente evitato i tristi e spesso patetici raduni delle "vecchie glorie".
Nato a Budrio il 28 marzo 1918, stava per compiere 88 anni.
Nonostante la splendida carriera internazionale, all'epoca d'oro delle Tebaldi e dei Corelli, Anselmo Colzani aveva lasciato le scene già alla fine degli Anni Sessanta, tormentato da un problema all'udito, e il suo ricordo si è affievolito nel tempo anche a causa dei ritmi incalzanti dei tempi in cui viviamo, consumando tutto molto in fretta, affetti compresi.
Di lui, oltre ai ricordi teatrali e discografici - splendida la registrazione di una sua "Forza del destino" di Verdi - ho quello personalissimo delle giornate trascorse assieme quando, negli Anni Settanta, incominciai ad accendere la fiaccola della memoria per il M° Tullio Serafin a Cavarzere di Venezia, e Colzani fu con me, disinteressatamente, a celebrare e ricordare quel grande direttore d'orchestra con il quale aveva piu' volte cantato.
Compagno divertente e ironico, come tutti gli uomini davvero intelligenti, Anselmo Colzani era, da buon emiliano, una gradevolissima presenza.
Con lui si spegne un artista di grande nobiltà che seppe dare, sulla scena e nella vita, lezione di dignità, virtù oggi assai rara fuori e dietro le quinte.
                                                                                                 Daniele Rubboli
foto allegata: Anselmo Colzani, Jago in "Otello".
 
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A Dello di Brescia
LA MIMI' DELLA SCACIGA
HA INFIAMMATO LA PLATEA
Quante balle raccontano gli insegnanti di canto... o per lo meno i peggiori tra loro.
E di quante fanno tesoro i cantanti, soprattutto quelli... che non sanno cantare.
Tiziana Scaciga Della Silva, soprano lirico puro, dopo aver avuto un autentico trionfo personale, venerdì 17 a Milano, come Donna Anna nel "Don Giovanni" di Mozart, sabato 18 ha sostenuto la "generale" della "Boheme" di Puccini e domenica 19, alle ore 15,30, ne è stata la sublime interprete al Teatro San Giorgio di Dello (Brescia), dove si è inaugurata la Stagione d'Opera e Operetta 2006 del Museo Lirico Rosina Storchio.
Un tour de force di grandissimo impegno, superato con estrema facilità, tanto che lunedì mattina era puntualmente alle 10 in sala di registrazione per lavorare ai prossimi CD dell?Isea Arts.
Con lei, nella "Boheme" di Dello, si sono fatti applaudire il sempre più autorevole tenore livornese Marco Voleri, che sta affermandosi al di là della guerra che gli fanno le agenzie dei tenori stranieri, essendo lui di gran lunga migliore dei loro cavalli zoppi; il baritono di Bergamo Gabriele Nani, straordinario Marcello, benchè fosse stato con la Scaciga nel "Don Giovanni" di 48 ore pri,a nel ruolo del protagonista; e il basso milanese Andrea Mastroni, giovanissimo interprete che ha dato a Colline una caratura psicologica di grande spessore, ed una freschezza vocale invidiabile benchè, nel pluricitato "Don GiovannI" fosse stato Leporello, ruolo ripetuto al Fraschini di Pavia, lunedì 20.
Completavano il cast il debuttante baritono cremonese Diego Bellini, ripetutamente applaudito con pieno merito oltre a quello di essere un genius loci; l'affascinante e prosperoso soprano brasiliano Tatiana Figueiredo, che canterà ancora meglio quando, a Milano, potrà cambiare insegnante; e il generosissimo Carlo Nicolini che, per salvare lo spettacolo allestito da Daniele Rubboli, ha accettato eccezionalmente di vestire i panni di Benois e Alcindoro, sostituendo un collega ammalato.
La movimentatissima regia di Rubboli ha utilizzato le efficaci scene costruite sul posto dai soci del Museo Lirico Storchio sotto la sovrintendenza di Giovanni Dordoni, mentre l'arte sublime e l'animo pucciniano di Luis Baragiola hanno dato anima e cuore alla scrittura dell'autore.
Alla fine pubblico in piedi e ripetute uscite per tutti gli artisti.
 
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