I: Quando l'intelligenza serve la poesia

14/mag/2003 02.39.32 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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Quando l'intelligenza serve la poesia
Daniele Rubboli - Cronache - -
VITA:UN GENIALE MARCO TUTINO

CON UNA SCONVOLGENTE ANTONACCI

La nuova opera scritta per la Scala è il più bello spettacolo del Teatro Musicale Italiano del secondo '900 -

 

Ho assistito al Piccolo Teatro Studio di Milano (già Teatro Fossati, tempio del teatro leggero milanese Anni Venti) alla nuova opera che Marco Tutino ha scritto su commissione del Teatro alla Scala: "Vita", su libretto di Patrizia Valduga. Protagonista Anna Caterina Antonacci.

Dopo tanti anni di teatro ho potuto finalmente capire che cosa poteva provare il pubblico dell''800 andando a vedere Giuditta Pasta alla della "Norma" di Bellini.

Marco Tutino, sul testo schiumeggiante intelligenza della Valduga - liberamente tratto dalla commedia "Wit" di Margaret Edson - ha creato una musica coinvolgente, usando materiale narrativo assolutamente contemporaneo, ma assolutamente capace di dialogare con il grande pubblico.

Di più: ha scritto musica per ripetere un rito teatrale sempre più raro; quello della magia del sogno che si fa realtà dal principio alla fine dello spettacolo.

"Vita" è il lavoro del teatro musicale italiano più bello del secondo '900.

Morto Puccini, dopo alcune delizie firmate da Wolf Ferrari e da Nino Rota, niente si eleva alle vette di questo spettacolo affascinante nella sua bellezza surreale, servita con estrema capacità di ironia, in perfetto equilibrio tra grottesco e drammatica denuncia sociale, dalla strepitosa regia di Giorgio Gallione, con le scene e i costumi altrettanto efficaci di Guido Fiorato.

Senza dubbio Giuseppe Grazioli ha diretto con fede la musica di Tutino, ma chi l'ha sublimata è stata Anna Caterina Natonacci, una professoressa Victoria Bearing (Vita) sofferta con una intensità drammatica mostruosa.

L'Antonacci ha cantato come nessuna potrebbe, oggi, in questo ruolo ( e neppure ieri), ma soprattutto ha interpretato la tragedia di questa insegnante, che aveva speso la vita cercando di trasmettere il gusto e il valore della poesia ai suoi allievi, che muore di cancro.

Tutto il suo corpo, tutta la sua pelle, tutta la sua natura sono messi al servizio di questo ruolo che fa musica anche nei fremiti, anche negli attoniti silenzi, anche nella immobilità di un gesto sospeso.

Con lei, ben coinvolti nella magia dello spettacolo, confermano la propria autorità di lungo corso il basso Michele Pertusi che è il poeta John Donne, l'autore del '600 che Vita tanto amava e che l'assiste, fantasma, nella sua morte; e il giovanissimo ma non meno autorevole basso Giovanni Battista Parodi, destinato a una luminosa carriera.

Bravi, come li conoscevamo, il soprano Laura Cherici e il tenore Keith Olsen, affiancati da Beatrice Palumbo (Victoria bambina); e con talenti da spendere anche meglio il tenore Federico Lepre e il baritono Davide Pelissero, affiancati da Sabrina Modena e Paola Pelliciari.

Eccellente e bellissima la ginnasta Ancuta Elena Goia.

Altamente professionali i mimi.

Di grande caratura i professori d'orchestra.

Così è "Vita", forte come una tragedia greca, realizzata come uno spettacolo in continuo incessante movimento che va incontro al pubblico e lo coinvolge fino in fondo per dirgli che se ha il coraggio di spegnere la tv, o di buttarla dalla finestra, forse potrebbe accorgersi che esiste, da sempre e per sempre, la poesia.

Come espressione letteraria, come scelta di vita.

La poesia che sconfigge la morte; la poesia che ci difende dall'indifferenza, dal cinismo, dall'arroganza di tanti che accompagnano la nostra vita, la nostra morte.

Di fronte a me, nell'arena bellissima del Teatro Studio, c'erano Milva e Cofferati.

Berlusconi, alla stessa ora, era a San Siro.

---------------------- Daniele Rubboli ------------------


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