lucia a cascina

d'opera e operetta che l'ACAM organizza a Cascina, ha innestato al Politeama la

02/mag/2006 02.20.44 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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da ufficio stampa Isea Arts 02.2842836 -
 
Al Politeama di Cascina
LUCIA : IL CAPOLAVORO DELL'ACAM
 
L'ACAM, associazione degli amici della musica di Cascina (PI), ha festeggiato i suoi trent'anni di vita con un allestimento della "Lucia di Lammermoor" al quale hanno collaborato tutti i soci.
Se al Carnevale di Viareggio per mesi, affittando capannoni, costruiscono nottetempo i carri mascherati in cartapesta, a Cascina, in un capannone tra i campi, su progetto di Edgardo Riboldi che ha personalmente partecipato poi alla realizzazione, sono state costruite e dipinte le gigantesche scenografie per il capolavoro assoluto di Gaetano Donizetti.
Su questo allestimento scenico, degno dei maggiori teatri europei, Daniele Rubboli, direttore artistico e regista della stagione d'opera e operetta che l'ACAM organizza a Cascina, ha innestato al Politeama la sua lettura dell'opera scrupolosamente attenta a tutte le annotazioni del libretto originale, curando i movimenti scenici non solo dei singoli aertisti, ma di un coro locale che si è mosso sulla scena come se quell'opera, studiata appositamente e provata una sola volta con l'orchestra, fosse il loro pane quotidiano.
Rubboli, come sempre, ha poi curato le luci affidando loro non solo l'alternanza del giorno e della notte, ma soprattutto i cambi di atmosfera e il precipitare della tragedia nel cuore della festa. Ultimo tocco di magia i costumi imprestati da un grande teatro della Toscana.
In questa cornice si sono esibiti i solisti, tutti toscani, tranne il magnifico basso Andrea Mastroni di Milano che ha dato a Raimondo uno spessore vocale di rara autorevolezza.
Mimma Briganti, soprano versiliano, è stata una Lucia di grande intensità emotiva e di una abilità tecnica travolgente così che dopo la scena della pazzia, in cui ha duettato con il flautista, lo spettacolo si è fermato per 7 minuti di ovazioni a entrambi.
Di Lucca il magnifico baritono Massimo Cavalletti che nelle settimane precedenti, alla Scala, si era alternato nello stesso ruolo con Frontali, e che ha confermato l'acquisita maturità artistica con una interpretazione che metteva a fuoco sillaba dopo sillaba il significato di ogni parola dipingendo ogni frase, ed esprimendo una lussurreggiante vocalità.
Nonostante la tensione per il debutto, il tenore volterrano Tiziano Barbafiera è stato un Edgardo come da tempo non si sentiva, dotato non solo degli acuti necessari, ma di una capacità di espressione in tutta la tessitura vocale di bella suggestione, cui ha aggiunto la sua passione per le scene che, benchè giovanissimo, calca con successo già da alcuni anni.
A Cavalletti e Barbafiera, due artisti "scoperti" anni fa da Rubboli e con con lui hanno mosso i primi passi nella musica operistica, si è aggiunto il tenore livornese Marco Voleri che con Rubboli ha fatto alcuni dei suoi piu' significativi debutti e che in questa produzione è stato un Lord Arturo raro per la pienezza dei mezzi vocali con i quali ha vitalizzato uno "sposino" solitamente asessuato ed esangue, facendone un personaggio credibile e con una giusta carica di cinismo.
Completavano il cast il soprano Katia Tempestini, una Alisa mai sentita per la presenza vocale e l'efficace tenuta scenica, ed il tenore cascinese Francesco Segnini, un Normanno di ottima musicalità.
Il Coro Lirico di Cascina diretto dal M° Parenti ha sorpreso per l'intensità del canto e la padronanza della scena.
Stefano Seghedoni, a capo dell'Ensemble Salotto '800, ha diretto la trascrizione di Paolo Marcarini con estrema attenzione al palcoscenico che ha avuto, con lui, autentiche punte di diamante come nel concertato del primo atto per il quale il pubblico ha ripetutamente chiesto il bis.
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