I: ARCIMBOLDI: PLACIDO DOMINGO MOSTRUOSAMENTE GRANDE

22/giu/2003 12.40.35 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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ARCIMBOLDI: PLACIDO DOMINGO MOSTRUOSAMENTE GRANDE

Daniele Rubboli - Cronache - -
Il tenore spagnolo rivela a Milano i piaceri della Zarzuela.

"... las raices hondas / ningun viento se las lleva" (le radici profonde nessun vento le estirpa.

Questa la morale di "Luisa Fernanda", zarzuela del 1932 che si appresta a concludere la secolare storia di questo teatro musicale tutto spagnolo, mentre "Al Cavallino bianco" (1931) liquidava la storia dell'operetta europea per voltar pagina con riviste e commedie musicali alla Garinei e Giovanni per quello che riguarda l'Italia.

Federico Moreno Torroba, noto al pubblico italiano come autore di bella letteratura per chitarra classica, conferma con questa zarzuela-granda le profonde radici di questo spettacolo in equilibrio tra commedia e dramma, più vocato al sentimentale che all'umoristico, al quale provvide il cosidetto genere "chico".

Con gli Anni Trenta tutto pare cambiare anche nella musica spagnola dove arriva il jazz americano ( di lì a poco nasce Porgy and Bess! dal genio di Gershwin) mentre in Europa Kurt Weill e Alban Berg suggeriscono nuove frontiere musicali. In Italia Casella e Respighi, Pizzetti e Alfano tentano equilibri tra passato - presente e futuro senza lasciare titoli interessanti per il pubblico del 2000, mentre Wolf Ferrari riesce ancora a inventarsi alcune perle come "Il campiello", proprio perchè si rifà alle più profonde radici della nostra cultura letteraria e musicale.

Torroba regala alla storia del teatro spagnolo l'ultimo buon canto della zarzuela con "Luisa Fernanda" alla quale fa seguire "La chulapona", rendendo omaggio alle proprie... radici.

Gli Arcimboldi di Milano, ospitando "Luisa Fernanda" hanno, per la prima volta nella storia della Scala, dato spazio alla zarzuela che assieme al musical europeo e americano, ed alla grande commedia musicale italiana, dovrebbe essere stabilmente nel cartellone futuro degli Arcimboldi, quando il melodramma se ne tornerà... a casa.

In attesa dell'evento alcuni saggi, tipo questo, saranno comunque graditi.

Una firmata ieri da Torroba, oggi da Placido Domingo il quale, a proposito di radici, ha confermato un altro modo di dire italiano secondo il quale: la classe non è acqua. Musicista, attore, cantante dalla invidabile longevità, esibendosi in una tessitura da bari-tenore che oggi gli calza a pennllo, Domingo ha dominato questa produzione accendendola con una passione totale, immediatamente colta dal pubblico che ha festeggiato questo suo atto d'amore con ovazioni a scena aperta.

La folla che gremiva gli Arcimboldi ha salutato in Domingo il più grande tenore del mondo rimasto oggi sulle scene internazionali, con buona pace di Carreras e Pavarotti.

Con lui (che vestiva i panni del maturo Vidal) un eccellente Josè Bros (Javier) rivale in guerra e in amore, e le bravissime Maria Josè Monter (Luisa Fernanda) e Elena De La Merced (Carolina).

Un cast senza pecche dove tutti hanno recitato e cantato a grande livello, compreso il tenore italiano Alfredo Nigro, che ha appena lasciato l'Accademia Lirica della Scala, davvero ammirevole nel ruolo del Savoiardo.

Perfette nei loro ruoli l'affermata Raquel Pierotti (Mariana) e l'emergente Sabina Puertolas Azara (Rosita) una delle giovanissime star del teatro lirico spagnolo, prossimamente attesa negli USA per il suo debutto in quei teatri.

Onde evitare torti citiamo volentieri tutti gli altri, sottolineandone la singola bravura: Eugenia Pont Burgoyne, Manuel Beltran Gil, Elia Fabbian altro allievo dell'Accademia della Scala che lo ha salvato da assai mal guidati, Federico Gallar, Danilo Fernandez, Christian Senn (un po' sacrificato, dati i suoi grandi potenziali), Luis Ledesma, Fulvio Oberto.

Bravi i coristi istruiti da Bruno Casoni, di grande mestiere il direttore d'orchestra Miguel Roa, il quale forse avrebbe potuto evitare qualche esuberanza degli ottoni, e suggestivo allestimento semiscenico, di estrema eleganza e buon gusto - marchio di fabbrica della Scala - di Emilio Sagi.

Zarzuela: il coraggio della melodia mediterranea con la forza della tradizione, qualche profumo di novità, e per le voci dei protagonisti l'occasione di essere toreri per confondere, ferire e uccidere quel grande toro ottuso che è l'intellettuale fuggito dalla sua torre d'avorio.


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