SE I TEATRI LIRICI NON CAMBIERANNO LA LORO POLITICA ANTICULTURALE E DEFICITARIA

10/mag/2006 15.30.00 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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SE I TEATRI LIRICI NON CAMBIERANNO LA LORO POLITICA ANTICULTURALE E DEFICITARIA E' MEGLIO CHIUDERLI"

Le Fondazioni lirico/teatrali sono tutte in grave deficit di bilancio, sebbene il personale dipendente sia a totale carico dello Stato. I dirigenti teatrali chiedono più soldi, sia allo Stato che agli Enti locali, unicamente per produrre le opere e le recite. Tuttavia, da circa 40 anni, i finanziamenti sono sempre aumentati, ma le opere e le recite sono continuamente diminuite. Questa situazione paradossale è colpa dei dirigenti stessi,che accettano il "ricatto" di direttori e registi megalomani, i quali pretendono un allestimento tutto nuovo ogni volta che appaiono, per far sì che l'opera che va in scena porti la loro "firma". Ovviamente non ci aspettiamo che a registi e direttori d'orchestra importino i costi dei nuovi allestimenti, ma ai dirigenti del teatro dovrebbe importare. Dovrebbe: ma finora hanno preferito sperperare i fondi in nuovi allestimenti miliardari, piuttosto che presentare un cartellone ricco di titoli e di recite per soddisfare le richieste del pubblico,!
che and
rebbe a teatro...se le recite non fossero sempre così pochine. Per cui, oltre a produrre sempre meno, questi dirigenti praticamente respingono il pubblico, cioé gli incassi. Con questo tipo di gestioni non ci sono finanziamenti che possano mai bastare. Inoltre, i nuovi allestimenti miliardari fomentano un giro clientelare di appalti, di cosi aggiuntivi, di ore di lavoro straordinario, di prezzi gonfiati, di ruberie e, a quanto si dice, anche di tangenti.
I soldi in bilancio basterebbero se i dirigenti fossero pù responsabili, più onesti e - per ben organizzare - più competenti. Se lo fossero, utilizzerebbero le centinaia di allestimenti (scene, costumi, attrezzerie) firmati da grandi artisti, ma che stanno a marcire nei magazzini. Solo in Italia avviene questo spreco. Al Metroplitan di New York, per esempio, l'allestimento scenico della "Bohème", che andò in scena 30 anni fa con la regia di Zeffirelli, è tuttra riproposto, e da 30 anni registra sempre un pienone di pubblico. Il teatro non solo è rientrato nelle spese, ma ci sta guadagnando. Lo Staatsoper di Vienna fa la stessa cosa con gli allestimenti che possiede, e il teatro è aperto al pubblico tutte le sere. Questa è, secondo noi, una gestione corretta e responsabile. Ciò non vuol dire che questi e altri eatri importanti non facciano mai nua di nuovo; tutt'altro, ma ciò che fanno lo sfruttano fino ad esaurimento, perché hanno senso manageriale e hanno capito che al pubb!
lico non


int
eressa tanto lo scenario quanto le voci e la musica, per cui accorre numeroso. Così si realizza la cultura musicale per la comunità. Mentre in Italia, la musica è fruita da una ristretta cerchia privilegiata, che ha abbastanza soldi per pagare (e trovare) un biglietto dal prezzo proibitivo, e il più delle volte va all'opera per snobismo, perché fa chic. In altre parole, in Italia, i poveri pagano le tasse per la cultura musicale che godono solo i ricchi. E non ci vengano a parlare di democrazia i signori sindaci che scelgono i dirigenti teatrali; finora hanno fatto scelte anticultrali e antipopolari. Se la nostra classe dirigente teatrale non è in grado di seguire, o di imparare, la lezione dei colleghi stranieri, le sovvenzioni non basteranno mai, perciò il Ministro dovrebbe prendere dei provvedimenti per evitare di spremere ai contribuenti soldi che andranno sprecati. Il Ministro Urbani dovrebbe fare un favore ai contribuenti italiani: cacciare questa genìa di dirigenti in!
capaci e


i
irresponsabili e sostituirli con persone qualificate, di idee valide e soprattutto oneste. Se l Ministro non avrà il coraggio di fare questo per non inimicarsi certi sindaci e certi personaggi protetti dai partiti, trovi almeno il coraggio di non dare più soldi a chi non vuole cambiare una rotta disastrosa, che riduce la cultura, riduce il lavoro degli artisti e allontana il pubblico. Quel denaro sarà meglio speso per la sanità, l'istruzione e i disoccupati. Se non si ha la volontà di cambiare, si chiudano queste fondazioni malate e finisca la beffa che costringe la stragrande maggioranza dei cittadini, che non possono andare a teatro, a pagare il divertimento di pochi ricchi. Se ci sono dei miliardari che vogliono andare allopera se la paghino con i loro soldi. Perché mai lo Stato e gli Enti locali dovrebbero mantenere un teatro dove questi signori vanno e stanno non per la musica, ma ma per incontrare altri personaggi di potere e fare i loro affari? Se si è arrivati al pun!
to di por


si q
questa domanda vuol dire che la coscienza, la dignità e il senso di giustizia ormai si ribellano a questo stato di cose.
Riccardo Muti lamenta continuamente che lo Stato lesina il denaro per la Scala, ma ogni volta che sale sul podio pretende dai 35 ai 40 milioni e la libertà di salirvi una sera sì e una sera no. Pretende nuovi allestimenti costosissimi ogni volta che dirige, altrimenti ne va del suo prestigio. Pretende registi, scelti da lui, che fanno durare le prove 30-40 giorni, quando ne basterebbero la metà a qualunque regsta specializzato nella lirica. Tenere il teatro paralizzato per tanto tempo significa ore di straordinario, serate chiuse al pubblico, dispendio gravissimo, e comunque non consentito in alcun teatro del mondo. Che i conti della Scala vadano in rosso a Muti non potrebbe importare di meno.
Chiediamo a tutti i partiti,di destra e di sinistra, di appoggiare la nostra richiesta di cambiamento dell'attuale classe dirigente, che spende troppo e produce troppo poco, per fare in modo che il denaro dei contribuenti si trasformi in cultura a favore di tutti i cittadini e finisca la sfrenata festa di mondanità a favore di pochi.
Giuseppe Zecchillo


Le Fondazioni lirico/teatrali sono tutte in grave deficit di bilancio, sebbene il personale dipendente sia a totale carico dello Stato. I dirigenti teatrali chiedono più soldi, sia allo Stato che agli Enti locali, unicamente per produrre le opere e le recite. Tuttavia, da circa 40 anni, i finanziamenti sono sempre aumentati, ma le opere e le recite sono continuamente diminuite. Questa situazione paradossale è colpa dei dirigenti stessi,che accettano il "ricatto" di direttori e registi megalomani, i quali pretendono un allestimento tutto nuovo ogni volta che appaiono, per far sì che l'opera che va in scena porti la loro "firma". Ovviamente non ci aspettiamo che a registi e direttori d'orchestra importino i costi dei nuovi allestimenti, ma ai dirigenti del teatro dovrebbe importare. Dovrebbe: ma finora hanno preferito sperperare i fondi in nuovi allestimenti miliardari, piuttosto che presentare un cartellone ricco di titoli e di recite per soddisfare le richieste del pubblico,!
che and
rebbe a teatro...se le recite non fossero sempre così pochine. Per cui, oltre a produrre sempre meno, questi dirigenti praticamente respingono il pubblico, cioé gli incassi. Con questo tipo di gestioni non ci sono finanziamenti che possano mai bastare. Inoltre, i nuovi allestimenti miliardari fomentano un giro clientelare di appalti, di cosi aggiuntivi, di ore di lavoro straordinario, di prezzi gonfiati, di ruberie e, a quanto si dice, anche di tangenti.
I soldi in bilancio basterebbero se i dirigenti fossero pù responsabili, più onesti e - per ben organizzare - più competenti. Se lo fossero, utilizzerebbero le centinaia di allestimenti (scene, costumi, attrezzerie) firmati da grandi artisti, ma che stanno a marcire nei magazzini. Solo in Italia avviene questo spreco. Al Metroplitan di New York, per esempio, l'allestimento scenico della "Bohème", che andò in scena 30 anni fa con la regia di Zeffirelli, è tuttra riproposto, e da 30 anni registra sempre un pienone di pubblico. Il teatro non solo è rientrato nelle spese, ma ci sta guadagnando. Lo Staatsoper di Vienna fa la stessa cosa con gli allestimenti che possiede, e il teatro è aperto al pubblico tutte le sere. Questa è, secondo noi, una gestione corretta e responsabile. Ciò non vuol dire che questi e altri eatri importanti non facciano mai nua di nuovo; tutt'altro, ma ciò che fanno lo sfruttano fino ad esaurimento, perché hanno senso manageriale e hanno capito che al pubb!
lico non


int
eressa tanto lo scenario quanto le voci e la musica, per cui accorre numeroso. Così si realizza la cultura musicale per la comunità. Mentre in Italia, la musica è fruita da una ristretta cerchia privilegiata, che ha abbastanza soldi per pagare (e trovare) un biglietto dal prezzo proibitivo, e il più delle volte va all'opera per snobismo, perché fa chic. In altre parole, in Italia, i poveri pagano le tasse per la cultura musicale che godono solo i ricchi. E non ci vengano a parlare di democrazia i signori sindaci che scelgono i dirigenti teatrali; finora hanno fatto scelte anticultrali e antipopolari. Se la nostra classe dirigente teatrale non è in grado di seguire, o di imparare, la lezione dei colleghi stranieri, le sovvenzioni non basteranno mai, perciò il Ministro dovrebbe prendere dei provvedimenti per evitare di spremere ai contribuenti soldi che andranno sprecati. Il Ministro Urbani dovrebbe fare un favore ai contribuenti italiani: cacciare questa genìa di dirigenti in!
capaci e


i
irresponsabili e sostituirli con persone qualificate, di idee valide e soprattutto oneste. Se l Ministro non avrà il coraggio di fare questo per non inimicarsi certi sindaci e certi personaggi protetti dai partiti, trovi almeno il coraggio di non dare più soldi a chi non vuole cambiare una rotta disastrosa, che riduce la cultura, riduce il lavoro degli artisti e allontana il pubblico. Quel denaro sarà meglio speso per la sanità, l'istruzione e i disoccupati. Se non si ha la volontà di cambiare, si chiudano queste fondazioni malate e finisca la beffa che costringe la stragrande maggioranza dei cittadini, che non possono andare a teatro, a pagare il divertimento di pochi ricchi. Se ci sono dei miliardari che vogliono andare allopera se la paghino con i loro soldi. Perché mai lo Stato e gli Enti locali dovrebbero mantenere un teatro dove questi signori vanno e stanno non per la musica, ma ma per incontrare altri personaggi di potere e fare i loro affari? Se si è arrivati al pun!
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questa domanda vuol dire che la coscienza, la dignità e il senso di giustizia ormai si ribellano a questo stato di cose.
Riccardo Muti lamenta continuamente che lo Stato lesina il denaro per la Scala, ma ogni volta che sale sul podio pretende dai 35 ai 40 milioni e la libertà di salirvi una sera sì e una sera no. Pretende nuovi allestimenti costosissimi ogni volta che dirige, altrimenti ne va del suo prestigio. Pretende registi, scelti da lui, che fanno durare le prove 30-40 giorni, quando ne basterebbero la metà a qualunque regsta specializzato nella lirica. Tenere il teatro paralizzato per tanto tempo significa ore di straordinario, serate chiuse al pubblico, dispendio gravissimo, e comunque non consentito in alcun teatro del mondo. Che i conti della Scala vadano in rosso a Muti non potrebbe importare di meno.
Chiediamo a tutti i partiti,di destra e di sinistra, di appoggiare la nostra richiesta di cambiamento dell'attuale classe dirigente, che spende troppo e produce troppo poco, per fare in modo che il denaro dei contribuenti si trasformi in cultura a favore di tutti i cittadini e finisca la sfrenata festa di mondanità a favore di pochi.
Giuseppe Zecchillo

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