I:_c'è_di_peggio

30/giu/2003 21.41.58 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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LETTERE AL GIORNALE
 

C'è di peggio!
Leggo, sull'"Avvenire" di alcuni giorni fa, lo sfogo antico del'amico Giuseppe Zecchillo, guerriero inossidabile delle battaglie per il teatro lirico, il quale, citando il giro mostruoso di tangenti al Festival di Sanremo - sistema rodato in decenni, a tutti ben noto tranne che ai magistrati che colpiscono ora un vizio ormai in cancrena - rilancia il grido "si paga per cantare" anche nel teatro dell'opera. Come in quello della musica sinfonica e cameristica, aggiungo.
Zecchillo, sindacalista storico, sogna da sempre un teatro dove i direttori artistici scritturino i cantanti telefonando loro a casa, contattandoli via e.mail o sul cellulare.
In realtà le agenzie teatrali sono sempre esistite e sempre esisteranno, anche perchè la maggior parte degli artisti per antica pigrizia, o per sentirsi accuditi e protetti come pretendono le nuove generazioni piene di ansie e insicurezze, le cercano e fanno di tutto per appartenervi. E' quindi naturale che poi versino una percentuale sugli ingaggi a chi ha loro procurato i contratti. Se poi vogliamo andare oltre e indagare sul come e perchè l'Italia abbia troppe agenzie teatrali, non sempre professionali, spesso improvvisate, che spuntano senza freno ogni mattina come funghi, e al di fuori delle vigenti leggi, si aprirebbe un vespaio pazzesco nel quale la Finanza godrebbe nell'individuare evasori fiscali a getto continuo. Ma siamo alla degenerazione di un ruolo che, se fatto nella legalità, non solo è accettabile, ma indispensabile.
Zecchillo poi potrebbe raccontare - ma bisognerebbe far nomi e avere prove - dei direttori artistici di piccoli e grandi teatri e associazioni musicali che prendono tangenti da artisti o agenzie per... favorire comunque, e questo è criminale. E anche qui siamo all'abbruttimento di alcuni e non di tutti.
Ma c'è di peggio delle percentuali alle agenzie e delle tangenti ai direttori artistici.
C'è la negazione della qualità, l'indifferenza alla professionalità, il clientelismo sfrenato regola di tutta la gestione politica dello spettacolo e del teatro musicale in particolare.
Iniziando dalle amministrazioni periferiche, via via fino ai vertici si dà campo a chiunque crei un gruppo musicale, strumentale o canoro, senza distinzione tra professionisti e dilettanti, assassini e missionari della cultura musicale.
Basta avere un amico nel consiglio direttivo, nel consiglio di amministrazione, nella giunta deliberante.
Così barbieri e avvocati, commesse e professoresse universitarie, suonano e cantano senza vergogna non solo rubando spazi ai professionisti, ma dando all'opinione pubblica, con la loro miseria, l'idea di una realtà concertistica se non addirittura scenica (Milano assiste ai peggiori allestimenti di opere e operette venduti come espressioni artistiche in teatrucoli senza storia, ma anche Roma e Torino non scherzano!) assolutamente avvilente.
Questo è il delitto culturale che viene operato nel mondo della musica da teatro: lo spregio della professionalità affinchè democraticamente tutti possano esibirsi, in particolare chi non lo sa fare e chi non ne ha bisogno.
Daniele Rubboli
direttore artistico
Laboratorio Lirico Europeo di Milano
Accademia Lirica del Rotary International
 
PS
Quando poi vorremo affrontare la piaga storica degli spettacoli per le scuole che coinvolge anche la prosa di contrabbando e porta ai giovani, assieme a spettacoli di alta qualità, tonnellate di pattume musicale e drammatico, potremo accendere spot su altre vergogne promosse sia dagli enti locali sia da amministrazioni scolastiche del tutto incapaci della minima selezione.
 
tel 02.2842836
337.299585
rudan@tiscalinet.it
www.musicainteatro.it
 
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