ZECCHILLO; Bsata soldi alla SCALA

03/ago/2006 13.53.00 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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BASTA SOLDI ALLA LIRICA
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> Certi teatri, compresa la Scala, devono essere assolutamente chiusi. Da anni non fanno più cultura, servono solo ad alcuni dirigenti per arricchirsi sfacciatamente. Come dice giustamente Armando Torno sul Corriere della sera del 10-10-05:" La Scala è fatt> a per i ricchi con i soldi dei lavoratori". Non sarebbe il caso quindi di dirottare le sovvenzioni sui malati, gli sfrattati, i disabili e le famiglie in difficoltà
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> Lo Stato talia le sovvenzioni ai teatri lirici. Spiace dirlo, ma con il perdurare di un andazzo fallimentare e l'incapacità manageriale di invertire la tendenza, i teatri lirici sono diventati degli enormi parassiti, i cui danni sono di gran lunga superio> ri alla loro pretesa utilità. Si potrebbe fare della musica lirica a vantaggo della comunità con molto meno denaro di quello che lo Stato e gli Enti Locali elargiscono, se ai vertici dirigenziali ci fossero sovrintendenti come Carlo Alberto Cappelli e dir> ettori artistici come il M.o Francesco Siciliani, tanto per fare un esempio. Esperti conoscitori di ciò che interessa al pubblico e dell'equilibrio fra spesa e risultato. Invece attualmente la stragrande maggioranza dei teatri lirici è capeggiata da gente> che maschera la pochezza di idee e di iniziative in dichiarazioni demagogiche, vuote di contenuto.
> Dal momento che si sa quanto costa realizzare un'opera lirica, non si capisce perché invece di richiamare il pubblico con titoli di grande prestigio e validi cantanti, che fanno il "tutto esaurito" anche per 10 recite, si vadano a fare i "ripescaggi" di o> pere obsolete, poco considerate dagli stessi autori. Per queste opere, che nessuno aspira di sorbirsi - come "Fetonte", "Lodoiska", "Maria Egiziaca" ecc. - si sono spesi miliardi in allestimenti nuovi di zecca, costumi e scenari mirabolanti per...eseguirl> e davanti alle sedie vuote. Lo stesso dicasi di opere "moderne" - prime mondiali - che sono cadute nell'oblio appena nate perché non piacciono al pubblico. Simili programmazioni impopolari provocano deficit di bilancio paurosi, ma servno a certi dirigenti> per spacciarle come "eventi" e farsi pubblicità.
> Se un dirigente teatrale non è capace di portare il pubblico a teatro, è meglio che cambi mestiere. La gente non è stupida, come l'arroganza di certi dirigenti pretende; il pubblico accorre non dove sono scenografie astruse e situazioni improbabili, o add> irittura provocatorie e spesso di cattivo gusto, ma dove si sente il pathos della poesia. Dove cioé la musica e le voci prevalgono sulla scena, che può essere semplice ma appropriata. Laddove la programmazione non supporta le aspirazioni del pubblico, co> n il risultato di platee deserte, le spese di realizzazione non sono giustificate, per cui il responsabile deve avere la dignità di dimettersi. Il suo lauto stipendio è pagato dai cittadini/contribuenti, cioé dalle tasse, sicché o se lo merita, o se ne va> . Purtroppo non esiste in Italia una legge che ci tuteli dall'insipienza, incapacità, incompetenza dei dirigenti, soprattutto quelli che usano il pubblico denaro in istituzioni semi-private o pseudo-private, come i te
atri lir
> ici.
> La notizia dei "tagli" ha fatto insorgere sovrintendenti e direttori artistici, tutti vogliono soldi e tutti si ritengono liberi di spenderli in produzioni di insuccesso. Allora sarebbe meglio che lo Stato e gli Enti Locali non dessero più neanche un euro> , così vedremmo finalmente che ha talento e idee e chi tira a campare sulle spalle altrui (cioé sui nostri soldi). Sono sicuro che - senza le sovvenzioni - l'attuale classe drigente teatrale, spesso lottizzata e irresponsabile, sparirebbe di colpo e si fa> rebbero largo coloro che sono dotati di vera capacità e competenza tecnica e artistica.
> Bisogna ripartire da zero quando la situazione è degenerata e va marcendo, altrimenti non si rende un servigio a nessuno, né al teatro, né alla musica, né ai cittadini.
> Si ritorni all'impresariato privato, che sicuramente non investe 3 miliardi n scenografie "post-moderne" (di cui nessuno sente il bisogno) ma punta sul pubblico e sa far fruttare il teatro. La cultura davanti alle sedie vuote, che cultura è?
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> Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro ala Scala
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