ZECCHILLO: nuove idee sul futuro della LIRICA

ZECCHILLO: nuove idee sul futuro della LIRICANUOVE IDEE PER IL FUTURO DELLA LIRICA I SOVRINTENDENTI DEVONO SAPER VENDERE INTELLIGENZA LA CRISI DEGLI ENTI LIRICI NON È ECONOMICA, MA GESTIONALELa stagione lirica prende l'avvio in questi giorni in tutti gli Enti lirici e nei teatri di tradizione italiani ed è, quindi, agli onori della cronaca nazionale.

09/ago/2006 09.36.00 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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NUOVE IDEE PER IL FUTURO DELLA LIRICA
I SOVRINTENDENTI DEVONO SAPER VENDERE INTELLIGENZA
LA CRISI DEGLI ENTI LIRICI NON È ECONOMICA, MA GESTIONALE

La stagione lirica prende l’avvio in questi giorni in tutti gli Enti lirici e nei teatri di tradizione italiani ed è, quindi, agli onori della cronaca nazionale. Non è, però, per amore di attualità che alcuni degli «addetti ai lavori”, cioè gli artisti, colgono l’occasione più che mai tempestiva per suggerire qualche idea adatta ad uscire da una situazione di stallo, da un immobilismo che non trova più giustifIcazioni.
La crisi del teatro lirico non è economica, come vorrebbero farci credere certi sovrintendenti: mai come nel periodo recente lo Stato ha dato tanti miliardi per la cultura musicale e per la lirica in particolare. Non è neanche una crisi di prodotto: la lirica non è giù di moda, o ritenuta poco valida, anzi, oggi più che mai, è richiesta. Gli scandali della scorsa stagione (sperperi, disorganizzazione, mancanza di programmazione ed altro) ci hanno dato atto che la crisi è gestionale.
Le spese superano gli introiti proprio mentre il pubblico di affolla - e troppo spesso senza ottenere un posto - alle biglietterie. Basterebbe questo fatto sintomatico - la richiesta superiore all’offerta - per imprimere una svolta nuova alle vecchie gestioni. Per essere il più chiari possibile, facciamo l’esempio di Nureiev: quindicimila persone hanno potuto seguire il suo «Don chisciotte», quest’estate, al Nuovo Palasport di San Siro a Milano. Inoltre, un altro migliaio di potenziali spettatori chiedeva insistentemente una replica, che non c’è stata causa gli impegni del celebre ballerino. Allora perché i sovrintendenti, che dovrebbero - da buoni gestori - avere orecchio sensibile a queste notizie, non si affrettano a programmare in tempo una stagione estiva (capace di soddisfare tutte le richieste del pubblico) negli stadi sportivi? Uno o due spettacoli in luoghi ditale capienza basterebbero ad ammortizzare le spese di realizzazione; anzi determinerebbero un attivo, come d
i­““‘strano incassi, facilmente calcolane di Nureiev.
Sta di fatto che mentre i privati approfittano del momento favorevole che attraversa lo spettacolo e stimolano con accorgimenti l’entusiasmo del pubblico, moltissimi Enti lirici e diversi teatri sovvenzionati brillano per la loro inefficienza. A questo punto risulta evidente che la maggior parte dei sovrintendenti non si interessa del lato economico della gestione degli Enti lirici. Perché? perché non sono responsabilizzati. Questa è una carenza legislativa che dovrebbe essere emendata al più presto. Una forma di responsabilità reale sarebbe di stimolo ai gestori per agire con maggior solerzia ed accortezza. L’attuale mancanza di responsabilità economica si nota, nella gestione degli Enti lirici e dei teatri sovvenzionati, nelle grandi e nelle piccole cose.
Facciamo un facile esempio, molto banale ma indicativo: ognuna delle suddette istituzioni ha un diverso modello di contratto con gli artisti; se il modello fosse unico e stampato da un’unica tipografia in gran numero di copie, si realizzerebbe un grosso risparmio. E lo stesso principio che impone ai portinai di spegnere le luci comuni degli stabili alle 7,30; se le lasciassero accese fino alle 11, le spese per illuminazione a carico dei condomini salirebbero proporzionalmente.
Il principio filosofico dell’economia (citato spesso da Luigi Einaudi) è quanto mai semplice: le uscite non devono superare le entrate. Tuttavia l’attuale gestione degli Enti lirici e dei teatri, nella stragrande maggioranza, è improntata al principio esattamente contrario. Se è vero che le entrate sono carenti, è vero anche che possono essere incrementate: a questo scopo, uno dei mezzi più validi è l’incremento del numero degli spettatori. L’utilizzazione dei grandi spazi è la soluzione adatta. Se si pensa che l’arena di Verona vanta un primato di pubblico con 500.000 spettatori in tutta la stagione è facile immaginare quante persone possano avere assistito agli spettacoli degli altri Enti lirici. Un’inezia a confronto di quello che sarebbe l’afflusso negli stadi.
E sono un’inezia gli incassi di fronte al miliardi che guadagnano i cantautori, che hanno adottato l’espediente dei grandi spazi da sempre. La Scala è stata a Tokio e quindi i dirigenti hanno potuto constatare «de visu» in quale capace ambiente (appositamente adibito a spettacolo) sia sta­to ospitato Il nostro teatro. Noi ancora non abbiamo realizzato quest’edilizia teatrale; ma, durante l’estate, quando la Scala e gli altri Enti sono chiusi, gli spettacoli del cartellone invernale potrebbero essere eseguiti a San Siro e negli altri stadi Italiani, permettendo una vera diffusione della cultura musicale (a prezzi popolari) e un’ammortizzazione totale delle spese. Perciò vorrei dire ai dirigenti: prima di andare in Giappone, andate a San Siro!
Altro fattore di crisi gestionale: la sciocca competizione, o concorrenza, fra dirigenti per accaparrarsi i divi (cantanti, direttori d’orchestra, registi, primi ballerini ecc.) unicamente per far bella figura a livello personale,.. ma, con i soldi dello Stato. Questo sistema non solo porta i cachets dei divi alle stelle, ma determina anche l’emarginazione delle nuove leve valide.
Altro esempio di gestione irresponsabile: la produzione dell’opera lirica. Concorrono a questo prodotto i cantanti (con la voce), i compositori (con gli spartiti), i registi (con la messa in scena), i costumisti e gli scenografi (con bozzetti e figurini), i direttori artistici (con l’organizzazione); ma i sovrintendenti come concorrono alla produzione? Il loro compito è di vendere il prodotto finito. Così come il presidente della Fiat studia le analisi di mercato per vendere il prodotto della sua industria (automobili), ogni sovrintendente dovreb­be poter sondare il mercato per vendere l’opera lirica, li sovrintendente deve essere un manager: è troppo poco starsene in ufficio ad occuparsi della consueta routine.
Un burocrate non è adatto a reggere un’istituzione così ricca di fermenti come quella artistico-culturale.

Giuseppe Zecchillo




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