Proposta del Baritono Giuseppe Zecchillo al Comune di Milano.

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Seduta Consiliare 3 giugno 2003
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SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 3 GIUGNO 2002
Presiede Riccardo Albertini - Consigliere designato
Partecipa il Segretario Generale Dr. Giuseppe Albanese
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Il Presidente dispone si proceda con gli interventi ai sensi dell’art. 21
del Regolamento di organizzazione e funzionamento del Consiglio
Comunale.
Indi dà la parola al consigliere Ciccioni.
Il consigliere Ciccioni così interviene:
“Metto a frutto la presenza dell’assessore Carrubba per una
questione che attiene appunto alla partita che lui è chiamato a dirigere.
Il Comune, Presidente e Assessore, spende per l’operazione ‘taglia
e cuci’ sul progetto della Scala - meglio dire sul corpo della Scala - quasi
108 miliardi e suscita perplessità, quando non anche sdegno, in gran
parte della popolazione. Naturalmente poi è facile che manchino i
quattrini, come leggiamo dai quotidiani, per tenere nella prossima
estate le manifestazioni di ‘Milano Estate’, un tentativo di dare alla Città
un po’ di cultura popolare, un momento culturale nell’afa che molti
cittadini saranno costretti a vivere a Milano.
Ci sono però delle proposte che vengono inviate al Sindaco, alle
quali non viene data risposta e io tengo - essendo qui al servizio della
Città - a farle conoscere a quest’aula perché poi non si dica che certe
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cose non era possibile affrontarle in un certo modo. Leggo quindi la
lettera che è stata scritta dal Sindacato Nazionale Autonomo degli Artisti
Lirici nella persona di Giuseppe Zecchillo, un noto baritono, un illustre
uomo di cultura musicale, il quale scrive esattamente queste cose:
‘Egregio Sindaco, ho appreso con molto rammarico e
preoccupazione che il Comune ha tagliato quasi completamente i
finanziamenti alle iniziative musicali-culturali dell’estate milanese. Visto
che si tratta soltanto di disponibilità economiche, mi permetto di
proporLe di favorire la realizzazione di una Stagione Lirica popolare al
Castello Sforzesco, simile a quelle che si facevano prima e subito dopo
la Guerra e che attiravano migliaia di persone a sera tanto da meritare il
titolo di ‘Teatro dei Ventimila’ e fruttare guadagni agli impresari’.
L’assessore Carrubba, che ascolta con attenzione, probabilmente
ricorderà questi fatti anche se non sono molto attuali.
Chiede Giuseppe Zecchillo nella sua lettera: ‘Se l’orchestra e il
coro della Scala sono in ferie, si potrebbe invitare l’Orchestra Toscanini
di Parma che tutte le estati va in tournée con la propria produzione
sovvenzionata dagli Enti locali emiliani e dallo Stato. La Scala potrebbe
prestare scene e costumi, gratis perché sono patrimonio comunale; una
Aida, una Butterfly, una Bohéme al Castello farebbero un enorme
successo di pubblico, pieno garantito, con un attivo di bilancio molto
probabile per gli organizzatori. Sarebbe la prima volta che la Lirica
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potrebbe guadagnare. A Milano poi ci sono in estate numerosi turisti e
migliaia di cittadini che alla sera non sanno dove andare; per non
parlare della provincia e dei Paesi limitrofi per i quali la Lirica al Castello
sarebbe un richiamo allettante. Ci sarebbero insomma’ - scrive Giuseppe
Zecchillo - ‘tutte le condizioni per fare una Milano-Estate offrendo ai
cittadini buona musica senza tracolli per le casse comunali. I titolari dei
locali del centro, che ora lamentano un penoso calo di affari perché
Milano alla sera è morta, sarebbero soddisfatti di questa iniziativa del
Comune’.
Naturalmente faccio mia questa proposta, ma purtroppo, ahimè,
debbo confrontarla con quanto nel frattempo ha proposto il Comune a
mezzo dell’assessore Predolin, il quale dice che ha in animo di mettere
un maxi schermo in Piazza Scala del costo di circa un miliardo e mezzo
di lire, dimenticando che con la stessa spesa e probabilmente con meno
quattrini si sarebbe potuta fare una Stagione Lirica al Castello, nella
magia nelle quinte del Castello, dando al pubblico un prodotto genuino e
poi la comodità di posti a sedere, mentre in Piazza Scala ci sarà
probabilmente un prodotto artificioso alla presenza di passaggi non
interessati a quell’opera che si prevede di dare sul maxi schermo, in una
condizione (come dire) di freddo culturale che certo non potrà garantire
alcun interesse da parte della Città e alcun godimento della musica
eventualmente che verrà prodotta.
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Presidente, ci sono delle questioni che a volte i cittadini
propongono all’Amministrazione e in questo caso non si può nemmeno
dire dalla base, ma da un pulpito avveduto di persona che è all’interno
del sistema culturale e musicale da molti anni.
Io chiedo al Sindaco di innovare un poco le sue consuetudini
rispondendo a questo cittadino e soprattutto tenendo presente - dico
anche a Lei, assessore Carrubba - che a volte tener davanti a sé una
proposta di questo tipo potrebbe dare alla Città dei risultati insperati.
Perché non provare? Perché in qualche modo non approfondire
l’argomento?”.
Il Presidente così interviene:
“Grazie, consigliere Ciccioni, le questioni che lei ha posto sono
state ascoltate con molta attenzione al punto che l’assessore Carrubba
desidera risponderle subito”.
Dà indi la parola all’assessore Carrubba.
L’assessore Carrubba così interviene:
“Grazie, Presidente, ho chiesto di poter rispondere subito perché
ho un impegno che mi costringe ad allontanarmi, però mi interessava
dare una risposta per ricordare che la proposta che è stata qui
presentata non tiene conto di alcune esperienze fatte anche di recente,
consigliere Ciccioni. Io ricordo che noi per tre anni abbiamo organizzato
delle Stagioni Liriche estive, due di queste Stagioni sono state
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organizzate proprio al Castello, ricordo anche che alcuni Consiglieri
dell’Opposizione non hanno sempre apprezzato questa iniziativa; ricordo
che queste iniziative sono state organizzate proprio dall’Orchestra
Toscanini.
Qual è il punto debole di questa proposta? I punti deboli sono due:
che, a differenza di quanto ritiene il firmatario della lettera, non è
possibile organizzare una Stagione Lirica per ventimila persone, non è
possibile anche perché, come voi dovreste sapere o come voi sapete, il
cortile del Castello è attualmente ingombro da un grande cantiere quindi
non è possibile organizzare un palcoscenico né per ventimila né per
venticinque. Comunque, quando pure il Castello fosse libero, come era
libero qualche anno fa, non è assolutamente più tecnicamente possibile
organizzare un palcoscenico e una platea per ventimila persone per le
ragioni di sicurezza e per le norme che attualmente… perché 50 anni fa
era possibile, ma attualmente non è più possibile organizzare un
palcoscenico per ventimila persone.
Questo rende, dal punto di vista economico, non interessante per
gli organizzatori, tanto è vero che negli anni passati c’è stato un forte
investimento del Comune su questa operazione della Lirica, proprio
perché noi riteniamo che sia importante consentire il godimento della
Lirica a tutti gli strati della popolazione; vi ricordo che si trattava di
spettacoli di grande qualità per i biglietti che costavano, mi pare, al
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massimo 60 mila lire, con scenografie e costumi della Scala, solo che il
massimo, diciamo, della capienza possibile mi pare si aggirasse intorno
ai 2.000-2.500 posti proprio perché oggi non ci sono le capienze
necessarie.
In nessuna altra zona di Milano è possibile costruire o realizzare
un palcoscenico per ventimila persone, quindi diciamo l’interesse
economico dell’operazione purtroppo non c’è. Quindi quest’anno, date le
note riduzioni di Bilancio, io ho dovuto rinunciare a investire, diciamo,
su questo spettacolo che ricordo, tra l’altro, era realizzato grazie a un
generoso contributo di uno sponsor privato, una banca privata milanese
che dava 500 milioni di vecchie lire. Questa è la ragione per la quale
non si è fatta una cosa così come proposta da quella lettera che, ripeto,
a Milano si è fatta proprio con l’Orchestra Toscanini e, devo ricordare,
aveva suscitato le proteste di quel signore che firma quella lettera,
perché ricordo che quando noi facemmo le Stagioni Liriche estive con
l’Orchestra Toscanini quel signore protestò perché utilizzavamo
l’orchestra Toscanini”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Bossi Emilia Moratti.
Il consigliere Bossi Emilia Moratti così interviene:
“Assessore, mi piacerebbe avesse il tempo anche di ascoltare
questo piccolo intervento perché mi voglio accodare a quanto detto dal
collega Ciccioni per quanto riguarda il progetto di rappresentazione
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virtuale della Scala sugli edifici di Piazza della Scala, cioè una
rappresentazione…”.
Interviene, fuori microfono, l’assessore Carrubba, le cui parole
non risultano, peraltro, udibili.
Il consigliere Bossi Emilia Moratti così riprende:
“No, lo so che è di Predolin, ma qualcosa c’entra anche lei, il suo
parere almeno come cittadino. Va bene, fa niente! In ogni caso questo
mi sembra un progetto un po’ immaginifico, verrebbe in sostanza
proiettata una rappresentazione virtuale dei palchi sugli edifici delle
banche a destra e a sinistra, verrebbe proiettato il palco reale su Palazzo
Marino e… mi viene da pensare anche gli effetti speciali di Albertini che
si potrebbe affacciare dal balcone di Palazzo Marino, a questo punto! E
dalla parte della Scala verrebbe proiettato probabilmente qualcosa di
repertorio, perché si dice ‘ci sono problemi di diritti d’autore sul
proiettare cose correnti’ cioè cose che vadano in scena agli Arcimboldi.
Ma mi sembrava che all’inizio le proposte fossero un po’ più di
contenuto, cioè: visto il problema effettivamente della Piazza della Scala
che rimaneva orfana della sua maggiore attrazione, con i conseguenti
problemi per gli esercizi commerciali, ma anche per i cittadini, per i
turisti che arrivano, l’insoddisfazione… tanti veramente arrivano non
sapendo che la Scala si è trasferita agli Arcimboldi! E la difficoltà di
anche andare a trovare la biglietteria nel mezzanino della metropolitana
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con indicazioni difficili da seguire… si era pensato, quindi, di tracciare
come un cordone ombelicale dalla Piazza della Scala, il luogo vero di
presenza della Scala, e gli Arcimboldi.
Quindi pensando se era possibile realizzare una piccola struttura
trasparente, magari si pensava utilizzando il portico che probabilmente
non sarà interessato alla ristrutturazione, forse anche il foyer potrà
essere interessato a una ristrutturazione veloce fatta, magari, solo nel
mese di agosto, e in questi spazi, oltre al fatto di poter pensare a un
megaschermo appoggiato sulla Scala dove proiettare parti di repertorio
o le stesse, perché io ritengo che invece ci sia uno studio sui diritti
d’autore sulla Scala che quando l’accordo fra RAI, come oggetto fisico, e
Scala come contenuti, si può.
Infatti in tal senso erano già stati presi contatti con l’allora
Presidente della RAI, Zaccaria, dall’Assessore al Commercio. E in questo
spazio oltretutto realizzare qualcosa che poi poteva rimanere anche
dopo, cioè: la consultazione degli archivi, perché non dimentichiamo che
la Scala, oltre ad essere - come ci hanno spiegato in questi giorni -
un’opera architettonica, cioè un teatro storico, un luogo dove va in
scena lo spettacolo con tutte le sue esigenze, è anche un enorme
giacimento culturale con archivi che sono stati man mano riordinati,
ristrutturati e resi disponibili per ulteriori usi o anche per la
consultazione corrente. Quindi, al di là di non disperdere il patrimonio,
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quindi di consentire una parziale consultazione, credo anche che per una
educazione dei futuri utenti, per non dimenticarci La Scala in tutti questi
anni che, ahimè, ci aspettano di attesa al ritorno qui nella sede di
Piazza della Scala, a me sembrava molto più coraggioso e pieno di
contenuti un progetto in tal senso.
Devo dire che sono rimasta un po’ stupita dal vederlo sminuito in
questo modo, mi sembrano cose un po’ più degne di Disneyland che
della nostra Città! E poi io penso che i soldi è bene spenderli, magari
anche tanti, ma che duri nel tempo l’effetto; sono abbastanza contraria
a queste manifestazioni one shot, che poi si buttano via.
Quindi io spero che ci si voglia ripensare e questi soldi spenderli
bene. Grazie”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Pillitteri.
Il consigliere Pilliteri così interviene:
“Io volevo intervenire in merito a un episodio abbastanza banale
di per sé, ma assurto alla cronaca anche perché ha coinvolto alcuni
nostri colleghi. Mi riferisco evidentemente alla vicenda di quel tentativo
di furto di un cellulare avvenuto in Galleria che poi ha dato luogo a una
sorta di inseguimento che, come riporta lo stesso Corriere e come mi è
stato riferito dagli interessati, ha avuto anche dei momenti concitati se
non drammatici.
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La vicenda, appunto, sarebbe banale di per sé, ma a me
francamente ha colpito un elemento a margine dell’episodio, ovvero che
all’agente intervenuto per catturare il ladro, sostanzialmente non
soltanto gli è capitato di prendersi la sua razione di botte dal medesimo,
ma anche è nata una vera e propria colluttazione che ha coinvolto alcuni
cittadini, a loro volta tra di loro più o meno colluttanti, il tutto in un
clima in cui sembrava che si stesse commettendo una sorta di azione
razzistica, violenta e comunque da venature odiose di Stato di Polizia.
Senz’altro c’è una componente di incomprensione, come spesso si
verifica in questo caso, come può capitare a ognuno di noi che si trova
davanti a una scena che ha una sua dimensione cruenta e quindi ci
spinge a una reazione, a prendere le difese di chi la sta subendo. Però io
vi ravviso anche il sintomo di un qualcosa di diverso e che si riconduce a
un discorso più ampio di cui dovevamo tra l’altro occuparci nell’ambito
di un Consiglio Comunale tematicamente dedicato, ovvero quello che è il
clima che sta un pochettino montando intorno alla Riforma sulla
normativa relativa alla immigrazione e segnatamente a quello che è un
po’, per così dire, l’epi-fenomeno più vissuto e più rilevante ovvero la
questione delle impronte digitali che vengono assunte come una sorta di
azione discriminatoria, piuttosto che umiliante, piuttosto che odiosa.
In questo senso, appunto, io trovo che affrontare un problema
come l’immigrazione, essendo una Città che vive questo problema forse
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più di tante altre, però affrontarlo in termini di contrapposizione politica,
con anche delle venature propagandistiche per cui una parte diventa
quella (per così dire) cattiva, poliziesca, oppressiva, evocando la
xenofobia come sinonimo di razzismo tout court e comunque come
informante tutta questa operazione, io trovo che sia estremamente
rischioso appunto perché non solo poi dà luogo a fenomeni, ma
evidentemente dà luogo al fenomeno assolutamente inverso, ovvero:
come c’è chi si schiera, così c’è che si schiera dalla parte assolutamente
contrapposta in maniera estrema e poi possono verificarsi delle
situazioni, come quelle che hanno interessato appunto i nostri cugini
d’Oltralpe in cui a prevalere è andato un orientamento viscerale, quello
sì intollerabile.
Oggi è uscito peraltro un articolo su Il Corriere che assolutamente
bene si attaglia alla situazione, è un articolo di Panebianco, autorevole
esponente del pensiero liberale, che si è espresso in questi medesimi
termini, ovvero che è assai rischioso di per sé appunto affrontare un
tema del genere ponendolo come una battaglia propagandistica che
diventa una battaglia di civiltà. Ma se l’ha detto appunto Panebianco,
che condivide diciamo un orientamento liberale che è proprio di
quest’area politica rappresentata da questa parte dei banchi, c’è da dire
che è un problema che ha posto nei medesimi termini un altro
autorevole pensatore e commentatore politico, che senz’altro di tutto è
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sospettabile che non di essere vicino a Forza Italia, e mi sto riferendo al
politologo Sartori, che ha espresso esattamente il medesimo concetto,
ovvero che con termini come xenofobia, razzismo di fronte a quelle che
sono le esigenze comunque di una normativa che vada ad affrontare
anche in maniera radicale e giustamente rigorosa… perché rigore non
coincide necessariamente con volontà punitiva, così come buonismo non
coincide automaticamente come un concetto di avere una visione
evidentemente e giustamente umanitaria, che però può tradursi in un
qualcosa di peggio.
Quindi questo è uno spunto di riflessione che volevo lanciare in
attesa poi evidentemente di potere sviluppare il discorso quando e
laddove avremo occasione di parlare di questo argomento con più
ampiezza”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Rizzo.
Il consigliere Rizzo così interviene:
“Beh, io anticiperei al Presidente che sarei lieto se le nostre regole
le rispettassimo: trascorsa un’ora si dovrebbe fare l’appello e non mi
pare che l’abbiamo fatto. Però siccome abbiamo letto delle polemiche
sui giornali, alcune dichiarazioni che io in parte ho apprezzato del
Presidente e in parte invece le ho considerate un po’ reticenti,
cominciare dalle buone regole sarebbe utile, no? Trascorsa un’ora si fa
l’appello, avremmo dovuto farlo già da 15-16 minuti, perché se non ci
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mettiamo d’impegno per ridare un po’ di credibilità al Consiglio tutti
insieme non ce ne tiriamo fuori.
Io confesso che sono stimolato a intervenire qui semplicemente
pensando alle riprese televisive che in serata, ancorché in tarda serata,
Telenova fa del Consiglio Comunale, perché altrimenti non parlerei:
ognuno pensa ad altre cose, non c’è nessuna attenzione, siamo in
pochissimi… parlo per quegli signori che mi ascolteranno fra qualche
giorno.
Voglio ricordare un problema: io ho partecipato a una
Commissione sulla pubblicità dove, devo dire, scherzosamente ho detto:
‘Non vorrei che, a furia di mettere teloni pubblicitari sui lavori di
ristrutturazione, fra un po’ ce li troviamo sul Duomo’. L’ho detto
scherzosamente e la cosa sorprendente era che la cosa non è stata
presa come scherzo! E ho colto che in alcuni Consiglieri esisteva (come
dire, io la giudico una indignazione nei confronti anche dell’ipotesi di
fasciare il Duomo con dei teloni pubblicitari) una qualche disponibilità.
Per fortuna è intervenuto l’Assessore che ci ha spiegato che esiste una
delibera di Giunta che sembrerebbe impedirlo.
Io intervengo qua questa sera per dire, a chi mi ascolterà, ma lo
dico anche per i Consiglieri che sono qui, che giudicherei l’ultima delle
follie milanesi quella di far sì che attorno alle transenne, alle impalcature
dei lavori di ristrutturazione del Duomo comparissero dei messaggi
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pubblicitari. Mi sembra proprio una cosa difficile da pensare da
milanese. Quindi vorrei che almeno questo affronto lo evitassimo
decisamente e definitivamente.
La seconda questione che volevo dire, ma non c’è l’Assessore De
Corato, è che mi è stato segnalato che questa mattina in una via che
cito, Giuditta Pasta, ci sono stati dei problemi in una sorta di discarica
abusiva che si era venuta a determinare; pare che sia intervenuto anche
il Vicesindaco, io però non so che cosa è successo, gli abitanti sono
preoccupati perché non sanno se c’è stato un principio di incendio, ci
siano state delle esalazioni nocive da questo principio di incendio e
comunque che cosa c’è in questa discarica abusiva, che cosa è stato
trovato. Se ci fosse stato l’assessore De Corato credo che,
conoscendolo, mi avrebbe dato immediatamente una risposta, io l’ho
voluto dire perché nei tempi più stretti si possa avere una informazione
su quanto è accaduto a tutela dei cittadini”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Triscari.
Il consigliere Triscari così interviene:
“Il mio intervento riguarda alcuni punti critici del traffico che ci
sono a Milano, punti critici che spesso diventano veramente difficili per
gli automobilisti perché c’è un assembramento notevole di pullman
turistici in zone dove danno un notevole fastidio al traffico cittadino.
Pullman turistici che, oltretutto, spesso si fermano al di fuori delle zone
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che sono state loro assegnate, ove assegnata, ma in alcuni posti si
fermano addirittura in zone di divieto e non è che sostano soltanto per
cinque minuti per far scendere i turisti, ma sostano lì un’ora - un’ora e
mezza e quindi potete ben immaginare quale problema creano alla
circolazione.
Allora io chiedo all’Assessore competente e comunque a chi può
dare disposizioni alla Polizia Municipale perché ci sia maggiore severità
nei confronti di questi grossi automezzi, sia italiani che stranieri, perché
non è concepibile che il traffico, che è già difficile in alcune zone, diventi
ancora più difficile per la presenza di tutti questi pullman turistici che
fanno tutto quello che vogliono. Non è più ammissibile e spesso ci sono
degli automobilisti, dei cittadini esasperati perché a loro, giustamente, è
vietato di sostare in zone dove c’è divieto, però non è ammissibile che
questi grossi automezzi vadano a sostare ovunque essi vogliano e per
un periodo oltretutto prolungato.
Un’altra delle criticità che c’è nel traffico, soprattutto durante le
ore della tarda serata e notturne a Milano, riguarda l’assembramento
notevole di auto vicino ad alcuni locali notturni, perché c’è una ressa
continua di tutte queste auto che non riescono a trovare parcheggio,
che provocano ovviamente delle difficoltà per tutto il traffico in transito
e in questi casi soltanto una presenza massiccia della Polizia Municipale
e, se ci sono motivi di ordine pubblico, anche dei Carabinieri o della
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Polizia, possono risolvere il problema, perché non è più ammissibile che
ad una certa ora in certe zone ci sia il far-west per quanto riguarda le
macchine che sono lì in attesa di parcheggiare. Non solo. Nelle stesse
zone hanno già il problema dei rumori, perché spesso, soprattutto nel
periodo estivo, fra il trambusto e lo schiamazzo di chi è fuori e i volumi
alti della musica che c’è all’interno di questi locali, i cittadini certamente
non vivono una situazione tranquilla.
Quindi per tutti questi motivi io chiedo che in queste zone ci sia
una maggior presenza della Polizia Municipale e, se serve, anche delle
Forze dell’Ordine, per garantire una maggiore tranquillità ai residenti sia
per quanto riguarda il traffico, sia per quanto riguarda il rumore”.
Assume la presidenza della seduta il Presidente del Consiglio
Giovanni Marra.
Il Presidente dispone si proceda all’appello nominale.
Sono presenti i consiglieri:
ADAMO, ALBERTINI RICCARDO, ANTONIAZZI, BALDASSARRE, BARUFFI,
BIANCO, CARLINO, CARUGO, CIABO’, COLOMBO, DI MARTINO,
FANZAGO, FARINA, FERRARA, GAROCCHIO, GIOBBI MARTINI, GIUDICE,
MAIO, MARRA, MASCARETTI, MOLTENI, OCCHI, OTTOLENGHI, PALMERI,
PILLITTERI, RICCI, RIZZI, RIZZO, SANTOMAURO, SPIROLAZZI, TERZI,
TINELLI, TRISCARI, UGLIANO, VAGLIATI.
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Sono assenti il Sindaco GABRIELE ALBERTINI e i consiglieri:
BASSI, BERETTA, BIANCHI DI LAVAGNA, BOSSI EMILIA MORATTI,
BOSSI UMBERTO, CAPUTO, CICCIONI, CORMIO, DALLA CHIESA, DE
ALBERTIS, DE PASQUALE, FIANO, GAMBITTA, GILARDELLI, LUCINI,
MARTINELLI, MASSARI, MASSEROLI, MATTIOLI, MOLINARO, PARLANTI,
PENNISI, RUTELLI, SALVINI, TESTORI, numero di 25.
Sono altresì presenti gli assessori Carrubba, De Corato, Magri,
Predolin, Verga.
Hanno giustificato l’assenza Bossi Umberto, Caputo.
Essendo, pertanto, presenti 35 Consiglieri alle ore 17.52 il
Presidente dichiara valida la seduta.
Nomina scrutatori i consiglieri Pillitteri, Giobbi Martini, Fanzago.
Il consigliere Bossi Emilia Moratti pur avendo svolto un intervento ai
sensi dell’art. 21, non ha risposto all’appello.
Il Presidente così interviene:
“Signori Consiglieri, oltre sessant’anni vissuti nella Siemens da
semplice impiegato d’ordine a Direttore Generale e Amministratore
Delegato, fino alla poltrona di Presidente. Milano annoverava Raffaele
Durante tra i suoi cittadini benemeriti avendogli conferito la Medaglia
D’Oro nel 1991 come uno dei protagonisti dell’economia italiana del
Dopoguerra. ‘Sotto la sua guida’ -spiegava la motivazione
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dell’onorificenza- ‘il Gruppo Siemens ha conosciuto una svolta decisiva,
qualificandosi fra le prime aziende nel settore delle telecomunicazioni’.
Primo manager non tedesco alla guida di una regional-company,
Durante ha saputo coniugare il rigore germanico con la fantasia italiana.
Un binomio di successo che gli è valso il riconoscimento di numerose
cariche di prestigio: da Cavaliere del Lavoro a Presidente della Camera
di Commercio Italo - Germanica, a testimonianza della sua capacità di
operare sempre in un rapporto di interazione dialettica con i mercati
stranieri.”
(Si osserva 1 minuto di silenzio)
Fuori microfono intervengono più Consiglieri pronunciando parole
che risultano incomprensibili.
Il Presidente così interviene:
“Questo è un cittadino benemerito. Vorrei ricordare, per rispondere
a una polemica, che essendo un cittadino benemerito di Milano io non
potevo esimermi da questo!
Allora, prima di iniziare i lavori, c’è il Senatore De Corato che vuole
rispondere alle domande e ai quesiti circa la presenza della nube su
Milano di oggi sulla quale già si era espresso il consigliere Rizzo.
Entrano in aula i consiglieri Lucini, Molinaro, Ciccioni: i
presenti sono, pertanto, 38.
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Il Presidente dà la parola all’assessore De Corato.
L’assessore De Corato così interviene:
“Rispondo a quanto ha chiesto poco anzi il consigliere Rizzo. Questa
mattina intorno alle ore 10.00, in una via privata, in via Minunziano 37,
quindi non nella via che… dall’altra parte, è una via attigua, la Polizia
Municipale veniva informata che si era sviluppato un incendio di
modeste dimensioni che aveva determinato la liberazione di sostanze
inquinanti in ambiente. Sul posto, oltre alla Polizia Municipale,
intervenivano anche i Vigili del Fuoco e alle 10.40 intervenivano
personale della A.S.L. della Città di Milano e tecnici dell’ARPA. Io mi
sono recato lì intorno alle ore 11.00 perché le notizie che provenivano
erano abbastanza allarmanti. Poi, sempre in questa via, mi sono assunto
la responsabilità di far evacuare una scuola, che è quella di via
Sbarbaro, immediatamente adiacente, e alcune persone presenti in
alcune aziende che danno su questa via. Per dichiarazione dell’ARPA,
successivamente intervenuta, su queste bottiglie, circa una decina di
bottiglie, erano indicate, almeno con targhette apposte sulle bottiglie, la
presenza di anidride cronica, zolfo, bicromato di potassio, oli esausti. I
tecnici dell’A.S.L. -io leggo il comunicato che l’A.S.L. ha emesso poco fa,
questo per sua certezza, ma queste cose le abbiamo accertato intorno a
mezzogiorno- recatisi nel luogo hanno preso alcuni campioni e hanno
effettuato alcune operazioni di campionamento al fine di valutare,
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attraverso adeguate analisi di laboratorio, l’eventuale contaminazione
del suolo e del sottosuolo.
Alle ore 12.00 si riteneva cessato ogni motivo di allarme immediato
non avendo evidenziato gli accertamenti condotti sul luogo alcuna
dispersione di sostanze tossiche in atmosfera e nel suolo. Quindi la
A.S.L. provvedeva a comunicare tutto ciò ad alcune scuole della zona,
che erano state allertate per questa eventuale nube che, invece, non
aveva determinato nessun tipo di inquinamento atmosferico e la
situazione si normalizzava intorno alle ore 12.00.
L’ARPA ci ha comunicato che il proprio personale ha verificato che lì
c’erano una decina di contenitori per un peso totale di una decina di
chilogrammi di vetro scuro e qualche fusto ed erano esplosi
accidentalmente durante i lavori di rimozione effettuati con una benna
da una squadra dell’AMSA di Milano. Questa è una via privata in cui
l’AMSA (essendo una via, però, di collegamento di due vie) stava
rimuovendo alcuni materiali, alcuni rifiuti: nel rimuovere questi materiali
di rifiuti sono venute fuori queste bottiglie-contenitori con questo
materiale.
Si è accertato che i fusti e i contenitori erano stati scaricati
abusivamente e anche l’ARPA attesta che secondo quanto è stato
possibile leggere sulle etichette non distrutte dal fuoco, si tratterebbe di
anidride cronica, zolfo, bicromato di potassio, oli esausti. C’è stato uno
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scoppio, la deflagrazione non ha causato danni a persone e cose ed è
stata spenta dallo stesso manovratore dell’AMSA che ha ricoperto di
terra il focolaio. La squadra di emergenza dell’ARPA ha coordinato i
primi interventi, quali la copertura dei materiali rinvenuti, per evitare
l’eventuale contatto con l’acqua e l’irraggiamento solare e le valutazioni
relative alla contaminazione dell’atmosfera nelle zone limitrofe, avviando
altresì le procedure per la valutazione della contaminazione del suolo e
del sottosuolo.
Gli accertamenti condotti sul luogo, dopo l’incidente, non hanno
evidenziato successive e significative dispersioni delle sostanze tossiche
in atmosfera e al suolo. I tecnici dell’ARPA hanno coordinato infine il
lavoro di rimozione, i fusti e le bottiglie sono stati rimossi, cercando di
acquisire notizie circa la loro origine ed evidenziando la necessità di
verificare l’eventuale presenza in zona di altri contenitori interrati, per i
quali sono ancora in corso accertamenti. Sostanzialmente alle ore 12.00
è cessato l’allarme perché nell’aria, è stato accertato, non c’erano
elementi inquinanti. Questi contenitori sono stati rimossi da una azienda
specializzata dell’AMSA, che li ha rimossi, e sotto controllo dell’ARPA
stanno adesso facendo gli esami per accertare esattamente di che cosa
si tratta. Anche se, come ho detto poc’anzi, le etichette sulle bottiglie
indicavano queste sostanze. Sono stati rimossi anche due metri cubi di
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
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terra, che era la terra sottostante i contenitori, e anche questa
ovviamente sarà oggetto di analisi da parte dell’ARPA.
Quindi sostanzialmente intorno a mezzogiorno sia la A.S.L. che
l’ARPA, che erano lì presenti, hanno fatto cessare l’allarme facendo
rientrare i bambini nelle scuole… cioè i bambini erano nelle scuole,
chiusi, dando ovviamente il cessato allarme e quindi attualmente sono
in corso gli accertamenti per accertare esattamente di che cosa si tratta,
di quale materiale c’era in queste bottiglie”.
Entrano in aula i consiglieri Salvini, Massari, Fiano: i presenti
sono, pertanto, 41.
Il Presidente dà la parola al consigliere Rizzo.
Il consigliere Rizzo così interviene:
“Siccome era presente, l’Assessore ci ha dato queste risposte, però
siccome i cittadini le chiedono - io ringrazio per queste informazioni - se
poi il Vicesindaco potrà darci queste carte saremo grati così le
trasmettiamo per maggiore tranquillità. Ringrazio per la tempestività
dell’informazione”.
Il Presidente sottopone all’approvazione del Consiglio i verbali delle
seduta del Consiglio comunale del 25.02.2002, del 27.02.2002: non
essendo state mosse osservazioni da parte dei Consiglieri, i verbali
stessi si intendono approvati senza votazione, giusta il disposto dell’art.
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
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69, comma 3, del Regolamento di organizzazione e funzionamento del
Consiglio comunale.
N/135 - MODIFICA DELLO STATUTO DELLA COSTITUENDA
FONDAZIONE DENOMINATA “SCUOLA PER LA FORMAZIONE
PROFESSIONALE DI DIRIGENTI, QUADRI E FUNZIONARI DEGLI ENTI
LOCALI E DELLE LORO PARTECIPATE” (GIA’ DENOMINATA “ISTITUTO
PER LA FORMAZIONE PROFESSIONALE DI DIRIGENTI E QUADRI DEGLI
ENTI LOCALI)
LA PRESENTE DELIBERAZIONE NON COMPORTA SPESA.
Il Presidente invita il Consiglio a procedere alla trattazione
dell’argomento in oggetto, di cui alla proposta di deliberazione che si
allega e già notificata ai Consiglieri comunali, illustrata e discussa nella
seduta del 30 maggio 2002.
Ricorda inoltre che sono stati approvati due emendamenti.
Indi pone in votazione la seguente 6^ parte dell’emendamento a
firma del consigliere Mascaretti ed altri, contrassegnato con il n. 1, che
si allega:
“Inserire all’art. 9 dopo “… persone giuridiche che hanno sottoscritto
l’atto costitutivo”
la seguente frase:
“Ovvero sono stati nominati tali in sede di atto costitutivo”.”
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
24
Dal sistema di votazione elettronico risulta che hanno partecipato
alla votazione n. 34 Consiglieri, come da documento n. 1, che si allega.
Al riscontro dei voti, la votazione dà il seguente esito:
Presenti n. 34
Astenuti n. 4 (Carlino, Ciccioni, Fan-
zago, Spirolazzi
Votanti n. 30
Voti favorevoli n. 25
Voti contrari n. 5
Il Presidente pertanto proclama che la 6^ parte dell’emendamento n.
1 è approvata.
- - -
Il Presidente dà la parola al consigliere Adamo per dichiarazione di
voto.
Il consigliere Adamo così interviene:
“Io vorrei, credo interpretando anche il pensiero di diversi colleghi
di Opposizione, fare una breve dichiarazione di voto per spiegare il
nostro voto contrario, Assessore, alla adozione di questo
provvedimento.
Per le ragioni che abbiamo avuto modo di illustrarLe in diversi
interventi, perché sulle questioni più importanti, quelle che noi
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
25
ritenevamo più importanti non abbiamo visto accolti i nostri
emendamenti, anche se, con il lavoro anche svolto dal Presidente si
sono sicuramente migliorati alcuni punti del testo dello Statuto della
Fondazione, restiamo assolutamente perplessi su due cose: una, come
abbiamo già avuto modo di dire, sulle procedure che abbiamo adottato.
Tra l’altro io mi aspettavo oggi di vedere un emendamento della
Maggioranza che introducesse, almeno nel deliberato, l’individuazione
dei futuri partner che daranno vita all’atto costitutivo della Fondazione,
ma non è stato presentato questo emendamento”.
Il Presidente così interviene:
“Indipendentemente dall’emendamento, comunque non era
neanche più possibile presentarlo!”.
Il consigliere Adamo così riprende:
“Bastava subemendare questo, perché parlava esattamente di
questo punto, poteva essere un…”.
Il Presidente così ribatte:
“Ma anche questo non era possibile, eravamo sulla votazione di
questo emendamento, non potevamo fare altro, non per voler
contraddire”.
Il consigliere Adamo così seguita:
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
26
“Comunque io vorrei che i colleghi fossero tutti consapevoli che noi
andiamo ad istituire con questo atto una scuola per funzionari, dirigenti
e anche quadri, insomma funzionari tout court della Pubblica
Amministrazione, senza deliberare già chi saranno i nostri partner; una
scuola di cui io non ravvedo la necessità, come ho cercato di spiegare,
utilizzando lo strumento della fondazione noi non abbiamo (come dire)
nessuna esclusività di rapporto, quindi andiamo a mettere in piedi una
fondazione per formare i quadri della nostra Amministrazione, insieme
alle partecipate, usando lo strumento della fondazione né il Comune di
Milano, né le partecipate medesime saranno tenute in nessun modo a
mandare i loro dipendenti ai corsi di questa futura fondazione perché
potranno perfettamente rivolgersi alle altre agenzie che a Milano
abbondano. Quindi questa fondazione dovrebbe e dovrà concorrere con
le altre realtà pubbliche e private che agiscono sulla città di Milano.
Se così non fosse, noi costruiremmo una situazione di corsia
privilegiata e una specie di strumento per by-passare le procedure
regolari che l’Assessore ci ha detto non vuole assolutamente fare.
Abbiamo detto No a questo tipo di scelta perché la riteniamo una scelta
di basso profilo; anche l’accoglimento di un emendamento che si
propone tra i fini…”.
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
27
(Nds, a questo punto i suoni delle trombe usate dai manifestanti delle
associazioni dei tassisti in Piazza della Scala disturbano i lavori
dell’aula).
Il consigliere Adamo così riprende:
“Vogliamo interrompere, Presidente?”.
Il Presidente così interviene:
“Io interromperei pure, però non sappiamo quanto dura, quindi
purtroppo dobbiamo continuare. Chiedo di chiudere le porte, magari il
rumore si attutisce”.
Il consigliere Adamo così seguita:
“Dicevo di basso profilo, anche l’emendamento che pone tra le
finalità il coinvolgimento delle università non sposta le nostre obiezioni,
perché non è Comune di Milano, Comune di Roma, Scuola Superiore
Nazionale, Sistema Universitario Milanese che lanciano una grande cosa,
è Comune di Milano e partecipate.
Io gradirei anche sapere, visto che questa sera, a differenza
dell’altra volta, abbiamo presente il Segretario Generale, se ha senso
che il Comune di Milano faccia una fondazione insieme a delle
partecipate nei confronti delle quali lui dovrebbe esercitare una funzione
di vigilanza e di controllo. Questa cosa mi risulta misteriosa! Cioè il
Comune di Milano può partecipare, cioè dar vita a un Ente, a una
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
28
fondazione, a parità di livello… con le sue partecipate, a parte che con la
35 della Finanziaria non sapremo più… Mettiamo non succederà che
l’ATM perde la gara, non sarà più una partecipata… Cioè è tutto un
mondo; che si sta evolvendo in questo modo, noi facciamo una
fondazione con le partecipate a parità di posizione, partecipate nei
confronti delle quali noi dovremmo svolgere delle funzioni di vigilanza e
di controllo.
Io le chiedo prima proprio del voto finale se Lei su questo ha fatto
una riflessione e se ci può dire che è una roba normale! Perché a me
non sembra una cosa… non uso il termine “legittima”, ma insomma non
mi sembra una cosa normale che il Comune dia vita ad un organismo
insieme alle proprie partecipate.
Le tre obiezioni fondamentali sono queste, nonostante le abbiamo
sostenute in diverso modo, non abbiamo ottenuto ripensamenti. Quindi
il nostro voto sarà fortemente, in modo convinto negativo”.
Entrano in aula i consiglieri Cormio, Mattioli, Masseroli,
Gilardelli, Bianchi di Lavagna, Beretta: i presenti sono, pertanto,
47.
Il Presidente dà la parola al Segretario Generale dr. Giuseppe
Albanese.
Il Segretario Generale così interviene:
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
29
“In maniera molto breve. Da un punto di vista strettamente
formale, essendo soggetti giuridici completamente diversi e differenziati
l’uno dall’altro, al di là dei rapporti che ci possono essere o ci
dovrebbero essere di controllo o meno, però io non ho trovato, proprio
facendo questa riflessione sulla differenziazione soggettiva, problemi
che possono appunto indurre a ritenere non legittima - e parlo solo della
legittimità, come giustamente lei ha sottolineato- questo tipo di
operazione”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Rizzo per dichiarazione di voto.
Il consigliere Rizzo così interviene:
“Non mi pare, signor Presidente, che questa sia una seduta
convocata in modo straordinario ed eccezionale, è una normale seduta,
del quale conoscevamo l’ordine del giorno…! Io ritengo, come ho detto
in sede di Capigruppo, che il fatto che ormai la Maggioranza consideri il
numero valido di Maggioranza 25-26 e non 31 è un fatto politico, non è
più un fatto numerico.
Quindi io, mentre ringrazio per la gentilezza formale che è stata
esercitata nei nostri confronti rispondendo alle obiezioni, venendoci
incontro dal punto di vista di alcuni emendamenti, prendo atto che
questa delibera, negli aspetti di fondo, essenziali, non è stata ritoccata
di un minimo rispetto alle cose che noi abbiamo proposto e chiesto, da
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
30
questo punto di vista ritengo che spetti l’onere di votarla alla
Maggioranza; io non parteciperò a questo voto, mi siederò là dietro e
guarderò con molta attenzione quelli che voteranno questa delibera”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Mattioli per dichiarazione di
voto.
Il consigliere Mattioli così interviene:
“Grazie, Presidente. Na noi abbiamo sempre detto e sostenuto che il
Comune di Milano, date le sue dimensioni, aveva tutto il titolo e il
dovere di promuovere una Fondazione, un Centro di Formazione,
chiamiamolo come vogliamo, che dispensasse ai propri organi dirigenti il
necessario know-how per crescere all’interno di questa grande azienda e
soprattutto che fosse un punto di eccellenza anche per le altre
Amministrazioni, come Milano è un punto di eccellenza per tutti i
Comuni d’Italia.
La soluzione in sintesi che ci viene proposta, rispetto a tutto quello
che ci siamo detti in questi due anni di dibattito, di votazione della prima
deliberazione, ha segnato una parabola discendente anziché un
incremento di eccellenza di questa Fondazione, così come peraltro l’ha
illustrata l’assessore Magri.
Detto questo, io devo fare anche una annotazione politica, che è già
stata preceduta da alcuni colleghi: Signori della Maggioranza, io non ho
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
31
sentito interventi entusiasti a sostegno di questa proposta, non siete
proprio intervenuti.
L’impressione che ne ricaviamo è che siate fortemente imbarazzati
rispetto alla proposta formulata dall’assessore Magri, ma che non ci sia il
coraggio politico necessario per uscire allo scoperto e dichiarare che
questa Fondazione, che, ripeto, ha alle sue spalle, ha di fondo delle
motivazioni reali, questa proposta non vi piace. E quindi l’impressione
che ne ricaviamo è che insomma sia una delibera che voi dobbiate in
qualche maniera subire obtorto collo, perché così s’ha da fare, perché la
Giunta o il Sindaco, non so chi, lo vuole e quindi voi dovete in ogni caso
fare in modo che questa delibera passi. Quindi mi sembra che in questo
momento questa delibera sia un po’ come la ‘Peppatencia’, insomma,
come troviamo il modo di scaricare la responsabilità sul Consiglio
Comunale perché non piace a nessuno, ma, insomma, passi questa
delibera.
La volta scorsa vi ricordo che ancora una volta voi non avevate il
numero legale, così come non l’avete questa sera. La volta scorsa la
Margherita vi ha dato dei voti su un emendamento, eppure i voti della
Margherita non sono stati sufficienti; l’abbiamo fatto ancora una volta
per senso di responsabilità istituzionale; l’abbiamo fatto per i richiami
che il Presidente rivolge e che ci ha rivolto anche all’ultima Conferenza
dei Capigruppo. Resta, però, il fatto che quando perdura la mancanza
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
32
del numero legale non si può più dire che é un fatto casuale,
l’Opposizione ha il diritto - dovere di verificare se questo ormai non sia
un fatto politico, se ormai la gestione dell’aula sia un problema per la
Giunta in quanto i numeri sufficienti, i numeri necessari non li avete più.
Io continuo a sostenere, l’ho sostenuto anche all’ultima riunione dei
Capigruppo, se è vero che tutti quanti noi abbiamo la responsabilità del
procedimento istituzionale è anche vero che il senso della Legge
maggioritaria introdotta nel Paese, ai vari livelli e con varie modalità, dà
alla coalizione vincente i numeri sufficienti per governare. È questo che
si è sempre sostenuto, il Sindaco è un fautore di questo sistema, un
fautore spinto, se però questo perdura nel tempo… Va beh, insomma,
nei corridoi ci possiamo anche dire che c’è il fatto tecnico del singolo
Consigliere che ha dei problemi etc., però voglio anche dire che se
questo si sussegue in continuazione, beh, insomma, o c’è un fatto
politico, oppure se vi mancano dei Consiglieri perché non sono in aula,
sostituite i Consiglieri perché altrimenti viene a vanificarsi tutto il senso
di quella Legge che ha permesso ai cittadini milanesi di attribuirvi la
responsabilità di governare questa Città.
Allora ancora una volta il vostro atteggiamento -io, lo confesso- ci
mette in imbarazzo! Ci mette in imbarazzo perché da un lato c’è la
responsabilità verso l’Istituzione e dall’altro vi è la necessità dovuta e
legittima da parte dell’Opposizione di capire se vi è da parte vostra un
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
33
problema politico. Non abbiamo sentito la vostra posizione su questa
delibera, non abbiamo capito se la volete, se la sostenete, se vi
interessa, se ci credete e quindi rimane difficile poter anche assicurare
che questa delibera, a questo punto con i voti di una parte
dell’Opposizione, possa essere promossa”.
Entrano in aula i consiglieri Bassi, Gambitta, De Pasquale: i
presenti sono, pertanto, 50.
Entrano altresì gli assessori Manca e Brandirali.
Il Presidente dà la parola al consigliere Mascaretti per dichiarazione di
voto.
Il consigliere Mascaretti così interviene:
“Io credo che questa sia una occasione molto importante per il
Comune di Milano e credo che sia una occasione importante non solo
per la Maggioranza, ma anche per l’Opposizione che ha partecipato con
dei grandi contributi alle due Commissioni che sono state convocate
appositamente per discutere questa delibera; la seconda peraltro è stata
convocata su richiesta dell’Opposizione e sono state accolte tutte le
proposte che sono state fatte negli emendamenti che io stesso ho
presentato. Credo che questa sia una occasione molto importante che
non dobbiamo perdere e credo che sia importante anche votarla subito:
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
34
per cui il voto della Maggioranza sarà sicuramente a favore di questa
delibera”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Garocchio per dichiarazione di
voto.
Il consigliere Garocchio così interviene:
“Presidente, io volevo tranquillizzare la Margherita: non ci sono
parole che si scambiano nei corridoi che non possano essere dette in
aula. Assicuro la Margherita che la Maggioranza non ha nessun
problema politico e se ci fosse lo affronteremmo.
Quindi, che vogliate votare questa delibera o meno, la Maggioranza
su questa delibera e su altro per ora è assolutamente compatta e
tranquilla”.
Il Presidente pone in votazione la proposta di deliberazione in oggetto
nel testo, che si allega, risultante dagli emendamenti approvati.
Dal sistema di votazione elettronico risulta che hanno partecipato
alla votazione n. 31 Consiglieri, come da documento n.2 , che si allega.
Al riscontro dei voti, la votazione dà il seguente esito:
Presenti n. 31
Astenuti (ex art. 44,
comma 2°, del
Regolamento di orga-
n. 1 (Bianchi di Lavagna)
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
35
nizzazione e funziona-
mento del C.C.)
Votanti n. 30
Voti favorevoli n. 30
Il Presidente ne fa la proclamazione.
(Si allegano, ai sensi dell’art. 49 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, i
pareri di regolarità tecnica espressi dal Direttore del Settore
Organizzazione sugli emendamenti approvati).
(Nds, A questo punto tutti i Consiglieri di Opposizione si spostano dalla
parte del pubblico, quindi fuori dall’aula, in modo tale da non risultare
presenti per la votazione).
Il Presidente così interviene:
“Rammento che i Consiglieri presenti in aula concorrono a formare il
numero legale, anche se non esprimono il voto. Chiudo la votazione.
Sono presenti 31 Consiglieri in aula…”.
Fuori microfono intervengono più Consiglieri i quali pronunciano
parole che risultano non udibili.
Il Presidente così interviene:
“No, no, sono 31 in aula i Consiglieri perché il consigliere Bianchi di
Lavagna contribuisce a fare il numero legale! Sono presenti 31
Consiglieri in aula, il consigliere Bianchi di Lavagna non part ecipa alla
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
36
votazione, ma è presente in aula, ci sono 30 Consiglieri favorevoli,
nessun astenuto, nessun contrario, la delibera è approvata”.
Fuori microfono intervengono più Consiglieri non identificati i quali
pronunciano le seguenti parole:
“Ringraziamo la Margherita!”.
Il Presidente così riprende:
“Allora, l’assessore Goggi questa settimana è in missione per conto
del Comune in Brasile, quindi la delibera riguardante l’Assessore viene
rinviata ad altra seduta.
Delle mozioni, quelle che riguardano gli assessori Maiolo e Goggi,
non vengono trattate, verrà trattata la mozione riguardante l’Ottagono
appena arriva in aula l’Assessore…”
Entrano in aula i consiglieri Dalla Chiesa e Martinelli: i
presenti sono, pertanto, 52.
Il Presidente dà la parola al consigliere Bianchi di Lavagna per
mozione d’ordine.
Il consigliere Bianchi di Lavagna così interviene:
“Signor Presidente, in occasione di una precedente votazione
avvenuta in altra serata, avevo manifestato a Lei e ai colleghi una
convinzione che mi ero formato circa - almeno per quanto riguarda me,
l’idea che ho delle Istituzioni e per quanto attiene la mia storia
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
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personale - l’idea di abbandonare l’aula senza assumermi la
responsabilità di un voto in qualche misura espresso sulla questione
sottoposta.
È una regola alla quale continuerò ad attenermi per le ragioni che
Le ho detto prima, ma non trascuro la questione di carattere politico che
emerge e che è emersa ancora una volta questa sera: se un Consigliere
che ritiene di amare, non più degli altri, ma comunque di amare le
Istituzioni, resta in aula e consente con questo che una delibera, una
normale delibera che non ha nessuna implicazione particolare, passi,
questo non è (se posso dire così) un fatto positivo, ma è il segno di una
difficoltà che viene vissuta in questo Consiglio e che è giunto il momento
di affrontare. E questa difficoltà non si affronta, Presidente, a mio modo
di pensare, attraverso lo scambio delle battute tra i banchi
dell’Opposizione e quelli della Maggioranza, ognuno accusando gli altri di
gioco scorretto; questa situazione la si affronta in un dialogo che va
assunto con la Presidenza del Consiglio perché le ragioni di quello che è
accaduto questa sera sono ragioni che non attengono assolutamente al
merito della delibera, perché se ci fosse stato dissenso l’avremmo
sentito. Questo è un costume che credo valga anche qui.
Ma le ragioni sono più forti, più radicate, riguardano il ruolo che è
riservato al Consiglio Comunale, il ruolo che è riservato alle
Commissioni, una sorta di indirizzo troppo forte che la Giunta esercita
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
38
nei confronti dei Consiglieri della Maggioranza, i quali, io la interpreto
così, hanno la sensazione di non avere un ruolo. Sono tutte cose
importanti perché, vedete, l’ho già detto altre volte, lo dirò ancora, ma
lo dico anche stasera, anche di fronte alla, come dire, perplessità di
alcuni colleghi che fanno parte come me della Minoranza che, come me,
si impegnano perché la voce di una parte della Città venga comunicata
al Consiglio, che come me lavorano nella società civile e lavorerebbero
anche qui, se fosse consentito, perché questa Città possa avere il
respiro di un ricambio alla sua guida. Ecco, ma c’è una situazione di
disagio alla quale poi tutti concorriamo rinunciando -questa è la cosa
che più mi crea problema- ad esercitare diritti che in quanto fondati
sullo Statuto e sulla Legge sono irrinunciabili e nessuna prassi, nessuna
pigrizia, nessun senso dell’abitudine ci può consentire di distrarci
dall’esercizio di queste funzioni, non contro qualcuno, ma nell’interesse
della comunità milanese che ha il diritto di avere Istituzioni che
funzionano e che deve avere fiducia nelle Istituzioni pena pesanti
ripercussioni che non si colgono qui, ma che si finiranno per cogliere in
tanti atteggiamenti, come dire, personali, dei cittadini di questa Città
che il giorno in cui saranno chiamati a votare in qualunque circostanza si
chiederanno perché e se non sia meglio andarsene al mare o in
montagna.
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
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Ecco, io chiedo qui da questa tribuna al Capogruppo della
Margherita di assumere l’iniziativa di un incontro con Lei, solo la
Margherita, per esporre il disagio che stiamo vivendo in questo Consiglio
e per porre anche Lei, e le persone che hanno accordato a Lei fiducia, di
fronte alla responsabilità, non di una alzata di spalle, di una battuta
compiaciuta nei confronti di chi magari si sforza, fatica di dire delle belle
parole, ma gesti concreti che ripristinino la funzionalità del Consiglio
Comunale”.
Il Presidente così interviene:
“Vedo che ci sono diversi iscritti a parlare. Io vorrei puntualizzare
che il consigliere Bianchi di Lavagna poteva intervenire come mozione
d’ordine anche per motivare la sua presenza in aula, visto che…”.
Fuori microfono interviene il consigliere Fiano il quale pronuncia
parole che risultano peraltro incomprensibili.
Il Presidente così riprende:
“Consigliere Fiano, è inutile che lei tiri fuori le armi ancora prima di
aver sentito che cosa dice il Presidente! Se gli consente di parlare forse
poi alla fine potrà reagire con maggiore o con minore approvazione, per
l’amor del Cielo! O perlomeno con maggiore e minore disapprovazione,
perché sconto che qualsiasi cosa io dico sarà disapprovata da Lei.
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
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Quindi dicevo semplicemente che, comunque, se su questo se si
vuole aprire un dibattito, secondo me è fuori luogo, anche perché…”.
Fuori microfono intervengono più Consiglieri pronunciando parole
che risultano incomprensibili.
Il Presidente così riprende:
“Ma adesso non tolgo la parola, signori, su questo, anche perché su
questa votazione la possibilità di motivare il proprio comportamento c’è
stata, non è che non c’è stata.
Comunque se si ritiene io posso consentire, ripeto, non ho
assolutamente nessun problema”.
Fuori microfono intervengono più Consiglieri pronunciando parole
che risultano incomprensibili.
Il Presidente così riprende:
“Chiedo scusa, chiedo scusa, ho forse per caso detto che non
intervenite? Ho detto semplicemente che ho consentito una cosa per un
certo comportamento, che condivido e terrò conto dei suggerimenti;
dopodiché ci sono altri colleghi che vogliono intervenire, io ritengo che
questo favorisca i lavori in aula e quindi, per l’amor del Cielo, io
acconsento, non ho mica detto che non acconsento. Come vorrei
ricordare al consigliere Antoniazzi che io ricordo i Consiglieri benemeriti,
quando arriveranno i cittadini benemeriti che non sono imprenditori
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
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commemoreremo anche quelli. Il Consigliere era un cittadino
benemerito della Città, del 1991, mi sembra anche di averlo detto nel
mio intervento.”
Indi dà la parola al consigliere Rizzo.
Il consigliere Rizzo così interviene:
“Presidente, io volevo sottolineare il carattere straordinario della
seduta perché sennò Lei non avrebbe dato la parola al consigliere
Bianchi di Lavagna, quindi non è che non è successo niente! Non mi
pare che lo possiamo affrontare così, io ho interesse a discutere con il
complesso dell’Opposizione… L’unica cosa che mi sento di dire è che a
questo punto, se fossi in Lei, dichiarerei una sospensione dei lavori,
anche perché la Maggioranza mi pare che già… se votiamo la prossima
delibera siamo di nuovo nella stessa condizione, in maniera tale che
anche l’Opposizione possa consultarsi al suo interno”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Fiano.
Il consigliere Fiano così interviene:
“Io le rubo pochissimo tempo, Presidente, solo per richiamare una
questione che Lei ha posto ai Capigruppo con giusto anticipo, che è la
questione delle cadute del numero legale.
Mi permetto di far osservare al collega Bianchi di Lavagna che lo
stesso fa parte di una coalizione; io ritengo sia educazione politico-
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
42
istituzionale che le questioni dei rapporti tra questa coalizione e la
Presidenza di questo Consiglio si risolvono all’interno di questa
coalizione; riconosco a questa coalizione un capo della delegazione che
si chiama Sandro Antoniazzi, ho trovato molto disdicevole da un punto
di vista dei nostri rapporti, tra i DS e la Margherita, che Lei si sia rivolto
al suo Capogruppo in pubblico chiedendo che sulla questione del numero
legale, cosa che abbiamo affrontato collegialmente…”.
Fuori microfono intervengono più Consiglieri pronunciando parole
che risultano incomprensibili.
Il consigliere Fiano così riprende:
“Io le do il mio parere, credo che…”.
Il Presidente così interviene:
“Chiedo scusa, sapete che sono questioni che riguardano le
persone… mi costringete a secretare la seduta”.
Il consigliere Fiano così seguita:
“Credo che le questioni, che riguardano questo importante tema
sottoposto alla attenzione dei Capigruppo e alla Presidenza del
Consiglio, le dobbiamo prima di tutto affrontare come coalizione. Ma
siccome il Presidente del Consiglio ci ha sottoposto giorni addietro, alla
riunione dei Capigruppo, il tema che ovviamente è istituzionale della
frequente caduta del numero legale, cosa che oggi si stava di nuovo
Seduta Consiliare 3 giugno 2002
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verificando, io ho motivo di ritenere, Presidente, che la stessa questione
- ahimè, mi dispiace- non attenga tanto al rapporto tra Lei e i vari
Gruppi perché non mi pare che dipenda proprio da Lei, quanto piuttosto
da i rapporti tra Maggioranza e Minoranza per i quali noi abbiamo
motivo di ritenere se lunedì alle 18.30 su una delibera così importante,
che per la terza volta arriva in quest’aula, la Maggioranza non ha i
numeri, noi abbiamo motivo di leggere - perlomeno la terza volta- in
chiave politica questa difficoltà numerica.
Ognuno, come giustamente ha fatto il consigliere Bianchi di
Lavagna, è libero di scegliere il proprio comportamento, non credo
che…”.
Il Presidente così interviene:
“S apete che quando si tratta di nomi di persone deve secretare la
seduta!”.
Il consigliere Fiano così riprende:
“Beh, ma i nomi dei Consiglieri si possono dire!”.
Il Presidente
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