ZECCHILLO: Ai sovrintendenti non piace la verità

Se tali dirigenti non danno garan-zie nè sul piano sociale, nè Sul pia-no dei rapporti umani, nè sul piano del rispetto delle Leggi, tanto meno si può avvallarli sul piano ammini-strativo; perciò non si può accetta-re di firmare a occhi chiusi i loro bilanci preventivi.

08/set/2006 17.30.00 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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Ad alcuni sovrintendenti
Non piace la verità
Data l’importanza dell’argomento, la redazione ritiene oppor­tuno pubblicare integralmente lo schietto intervento di Giusep­pe Zecchillo nell’ultima riunione della Commissione Centrale Musica del Ministero dello Spettacolo, per consentire ai lettori la più completa Informazione.


“Onorevole Ministro, Signori del­la Commissione, in questa occasio­ne, e cioè in sede di approvazione dei bilanci preventivi degli Enti Liri­ci Autonomi, viene spontanea all’uo­mo di buon senso la domanda: Se le associazioni musicali, la lirica minore e i teatri di tradizione, per le quali lo Stato stanzia solo alcune centinaia di milioni, sono tenute al­la presentazione di bilanci dettaglia­ti, con relativi programmi artistici, perché mai gli Enti Autonomi, per i quali le casse dello Stato si alleg­geriscono di parecchie decine di mi­liardi, ci accontentano con bilanci del tutto sommari?. Caso mai do­vrebbe essere il contrario, secondo una logica corretta. Se si pretende, giustamente, il massimo rigore nei bilanci dei teatri di tradizione, della lirica minore ecc, non si capisce per­ché gli Enti Autonomi non debbano essere sottoposti alla medesima re­gola.
Pertanto, viste le richieste di in­cremento di fondi continuamente a­vanzate dagli Enti Lirici Autonomi, visto lo stato di deficit continuamen­te denunciato dagli stessi Enti, chie­do che i bilanci preventivi presentati dagli Enti Lirici siano corredati di programmi artistici.
Molte ombre oscurano l’andamen­to di gestione degli Enti Lirici Auto­nomi. Cito qualche esempio: i con­tratti collettivi di lavoro dei dipen­denti, firmati recentemente, sono sta­ti rigettati in massa dalla base; il contratto collettivo di lavoro degli artisti lirici, scaduto dal 1971 (ot­to anni) viene tenuto in stallo dal­l’ANELS (cioè dai sovrintendenti) che si rifiuta di incontrarsi sia con gli artisti della FILS-FULS-UILS sia -meno che mai - con gli autonomi.
I sovrintendenti, rifiutandosi di in­contrare gli artisti, ledendo casi i loro diritti e comportandosi illegal­mente, hanno dimostrato che abbia­mo a che fare con una classe diri­gente antidemocratica e scorretta.
Se tali dirigenti non danno garan­zie nè sul piano sociale, nè Sul pia­no dei rapporti umani, nè sul piano del rispetto delle Leggi, tanto meno si può avvallarli sul piano ammini­strativo; perciò non si può accetta­re di firmare a occhi chiusi i loro bilanci preventivi.
Vogliamo sapere e conoscere, pri­ma di esprimere un voto, quali sia­no tutte le voci che formano le EN­TRATE e le USCITE dei bilanci.
Invito cortesemente i signori del­la Commissione a meditare e a non votare come si è votato in passato, ma di aprire una discussione serena e obbiettiva perché anche gli Enti Lirici presentino la medesima docu­mentazione di tutte le altre istituzio­ni: cosa, del resto, prescritta dalla Legge 800 - art. 17, ultimo comma e art. 18, I e Il comma.
Votare a favore dei bilanci senza un giudizio documentato vuoi dire faciloneria, superficialità e - in defi­nitiva - disimpegno.
Anche votare in buona fede, ma senza cognizione di causa, vuoi di­re pavidità; in poche parole ‘nascon­dersi dietro un dito’.
E ciò non mi sembra corretto nei confronti nè dello Stato, nè dei con­tribuenti, nè - tantomeno - della Cor­te dei Conti che, da noi, vuole un lavoro serio e cosciente.
Si parlava pocanzi di ombre che oscurano il panorama degli Enti Li­rici: sono veramente spiacente di dover sottolineare queste ombre, ma è dovere nostro, e di cittadini e di commissari, essere chiari; anche se questo può costare l’impopolarità nell’ambito di certi tipi di potere.
Sprechi, megalomanie, amministrazioni allegre, scandali, clientelismo, demagogia, spettacoli sbagliati, ca­chets da capogiro, strani affari con Case discografiche, allestimenti sfar­zosi usati solo per 4 o 5 recite, di­rettori artistici che si autoscritturano portandosi a casa centinaia di mi­lioni, direttori stabili che sarebbe meglio chiamare “instabili” perché non sono mai nei loro uffici, assunzioni arbitrarie e fuori-legge, centi­naia di milioni spesi in straordinari soltanto perché i dirigenti responsa­bili non sanno programmare, ovun­que gente infiltratasi per una lottiz­zazione selvaggia e spietata che ha immesso negli Enti Lirici personaggi sprovveduti, incapaci e moralmente sospettabili.
Per non dire poi dei recenti cla­morosi arresti, circa 42 persone (ve­di caso, tutte inserite negli Enti Au­tonomi) di cui alcune in attesa di giudizio per reati come concussio­ne, malversazione, truffa ai danni dello Stato e associazione a delin­quere.
Sia ben chiaro che, a mio avviso, nessuno è colpevole se prima non sia stato riconosciuto tale dalla Legge. Tutti sanno che fra i dirigenti de­gli Enti Lirici vi sono anche perso­ne degne di stima professionale e morale, dei veri galantuomini, ma ve ne sono anche altre che non co­nosciamo a fondo e pertanto siamo tenuti ad essere cauti.
Come possiamo, con tanti interro­gativi e tanti dubbi, approvare sen­za essere certi di emettere un giu­dizio onesto e sereno?
Perché io non vi sembra esage­rato, voglio citare alcuni dei tanti personaggi di teatro che si sono e­spressi attraverso la stampa: il re­gista Squarzina ha detto che i di­pendenti degli Enti Lirici o sono in sciopero, o sono in riposo, o sono in straordinario; il maestro Berio ha detto che la stragrande maggioran­za dei dirigenti degli Enti Lirici sono dei felloni; e Paolo Grassi ha det­to che i sindacati confederali hanno insegnato ai dipendenti non l’im­pegno sociale, ma a riempirsi le ta­sche senza lavorare.
Ciò vuoi dire, mi pare, che la clas­se dirigente degli Enti i questione o ha difficoltà ad , ma non ha il coraggio di condannare certe si­tuazioni, oppure ha lasciato le redi­ni a monopoli sindacali e politici e vive al coperto nell’assenteismo morale.
Cosa c’è dietro gli Enti Lirici? Esi­ste, forse, anche negli Enti Lirici una violenza nascosta?
Perché questi dirigenti non esco­no allo scoperto come hanno fatto recentemente l’avv. Agnelli e l’on. Amendola che, sia pure su posizioni diverse, ­ma con identica lealtà, hanno avuto l’intelligenza e il carat­tere di denunciare certi tipi di ce­late minacce?
Non interessa ai signori dirigenti il deterioramento del mondo del la­voro, il danno recato all’economia nazionale, nonché la distruzione del nostro patrimonio musicale?
Io ho fiducia in questa Commissione, poiché ricordo che, in questa stessa sede - presente l’ex-ministro Pastorino - quando i rappresentanti dei tre sindacati politicI pretendevano la nostra nonostante il nostro diritto sancito dalla Legge, uno solo e precisamente il sig. Marinelli, solidarizzò con l’arrogante presa di posizione dei tre sindacati Con la forza che mi deriva da ta­le fiducia, ribadisco che scandali, assenteismo, impossibilità di lavora­re serenamente fanno aumentare i costi della Produzione mentre gli sprechi, il clientelismo i cachets astronomici pongono a noi degli interrogativi irriducibili; per cui io chie­do che i bilanci degli Enti Autonomi non siano più presentati come nel passato, bensì c quelli di tutte le altre istituzioni, con VOCI ben spe­cificate e programmi di attività con­tenenti le tassative indicazioni pre­viste, a norma della Legge. Prego mettere a verbale”.
Giuseppe Zecchillo





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