ZECCHILLO. Lettera a c. rimini

Lettera a c. riminiQUANDO GLI ORCHESTRALI SUONANO PER LA SCALA SONO SEMPRE STANCHI, QUANDO SUONANO PER LA FILARMONICA FANNO FAVILLELETTERA APERTA A CESARE RIMINI, PRESIDENTE DELL'ORCHESTRA FILARMONICA DELLA SCALAHo incontrato sul bus l'avv.

19/set/2006 17.50.00 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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QUANDO GLI ORCHESTRALI SUONANO PER LA SCALA SONO SEMPRE STANCHI, QUANDO SUONANO PER LA FILARMONICA FANNO FAVILLE

LETTERA APERTA A CESARE RIMINI, PRESIDENTE DELL'ORCHESTRA FILARMONICA DELLA SCALA

Ho incontrato sul bus l'avv. Cesare Rimini, che conoscevo come eccellente professonista e persona perbene; mi sono avvicinato avendo letto sui giornali della sua recente carica di presidente della Filarmonica, associazione privata formata dai professori dell'orchestra scaligera, cioé da dipendenti pagati dallo Stato. A questa anomala situazione (ideata dal sovrintendente Paolo Grassi per permettere agli orchestrali malcontenti di "arrotondare" lo stipendio) si è protratta per anni, sostenuta dal M.o Muti, il quale fece in modo che la Filarmonica privata avesse sempre più tempo a disposizione annullando la Stagione Sinfonica, che era il fiore all'occhiello del teato milanese. Malgrado gli evidenti danni che l'attività crescente della Filarmonica recava alla Scala, la situazione irregolare - pacificata da un contratto interno - andò avanti e diventò sempre più pesante. Ricordiamo quando il sovrintendente Fontana fu costretto a noleggiare l'orchestra dei Pomeriggi Musicali per l
e due ultime recite di un'opera, perché l'orchestra /Filarmonica era andata in Spagna per un suo concerto privato; e quando gli stessi orchestrali non si presentavano alle prove di "Gioconda" (che infatti fu eseguita male e fece insuccesso) perché impegnati nelle prove di un loro concerto privato. Senza contare la questione dei "permessi", regolarmente concessi da tutti i sovrintendenti scaligeri per consentire agli orchestrali di assentarsi e andare in giro per il mondo con i loro concerti privati. In quei periodi - mi dicono - la Scala faceva "riposo", quindi niente di male. Ma rimane il dubbio atroce che il teatro stesse in "riposo" perché l'orchestra era via. Nessuno è disposto a chiarirmi questo dubbio, ma sta di fatto che le recite scaligere si sono man mano assottigliate fino a determinare 210 giorni annui di chiusura del teatro per "riposo". Una cosa che, in qualunque paese civile del mondo, avrebbe suscitato scandalo e promosso un'inchiesta.
E' assai difficile tenere il piede in due scarpe, e gli orchestrali lo dimostrarono, tanto che il critico Gualerzi scrisse:" L'orchestra, quando suona per la Scala è sempre stanca, quando suona per la Filarmonica fa faville". Poi venne la cosidetta Legge sulle Fondazioni, che privatizzò -relativamente - gli enti lirici;nella stesuraa di questa Legge - architettata dall'allora Ministro dei Beni Culturali, Walter Veltroni - il M. Muti mise il suo autorevole zampino e fece in modo che la suddetta Legge "normalizzasse" l'esistenza della Filarmonica in seno alla Scala. Ciò non fece che aumentare l'entità dai danni arrecati al teatro milanese dall'associazione privata degli orchestrali, perché numerosi sponsors preferirono sostenere la Filarmonica (recensita lodevolmente dappertutto)anziché la Scala, che non faceva più parlare favorevolmente di sé (le critiche foraggiate non contano) così che il teatro si trovò sempre più in difficoltà di bilancio. Naturalmente i Sindaci di Milano
vennero in soccorso del teatro; il che vuol dire che i cittadini/contribuenti misero mano al portafogli mentre gli orchestrali ingrassavano i loro conti in banca. In ogni modo è chiaro che un'orchestra a mezzo-servizio non può dare slancio alla Scala. Nel 2004 (dati riportati sul Corriere della Sera del 5/5/05) la Filarmonica ha eseguito 57 concerti in giro per il mondo. Teorcamente i concerti dovrebbero essere eseguiti nelle giornate libere dagli impegni con il teatro, mentre tutte le prove dei concerti stessi dovrebbero essere fatte dopo il lavoro alla Scala. Se ciò fosse messo in pratica, i componenti la Filarmonica avrebbero lavorato - nel 2004 - 15 ore al giorno. Sarebbero sovrumani, dovremmo considerarli dei Supermen. La verità è che questi Supermen riposano - eccome! La stragrande maggioranza - mi dicono - sa dà ammalata nei giorni in cui dovrebbe lavorare per la Scala, tanto lo stipendio corre lo stesso!
Sono convinto che l'avv.Rimini non sappia nulla di tutte queste cose, perciò è entusiasta e si dedica spassionatamente al suo incarico, che accresce il suo prestigio e lo mette in contatto con un ambiente artistico-musicale di alto livello.
Quando si è insediato il sovrintendente Lissner, gli dissi più volte e lo pregai di stare attento, di non dare troppi "permessi" agli orchestrali, di tenere questa situazione sotto controllo. Non mi ha dato retta, anzi ha addirittura raddoppiato i permessi, superando tutti i suoi colleghi che l'hanno preceduto. Paura degli orchestrali, che potrebbero attuare delle reazoni e creare problemi, oppure totale menefreghismo per gli interessi della Scala? Lissner, che Rimini definisce "signore di gran fascino e perfetto padrone di casa", temo abbia portato sfortuna alla Scala adeguandosi al malcostume vigente per evitare "grane" e mantenersi comodamente in groppa.
L'avv.Rimini, bontà sua, non ha colto il nocciolo della questione; quando se ne renderà conto ne vedremo delle belle.

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala

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