ZECCHILLO. Maggio Fiorentino speriamo nella galera

28/set/2006 14.10.00 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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TEATRO ALLO SFASCIO. SPERIAMO NELLA GALERA
IL MAGGIO FIORENTINO SULLA STRADA DI...ATLANTA

Da anni assistiamo alla progressiva decadenza di quella che fu un'istituzione gloriosa, nota in tutto il mondo: il Maggio Fiorentino. Forse è vero che il teatro Comunale di Firenze, che organizza il Maggio, non ha trovato sponsors di manica tanto larga, ma alcuni milioni di euro arrivano. Allora perché il pubblico è in continua fuga e l'evento attira sempre meno? La risposta è nei cartelloni dello stesso Maggio: sempre più scarni, più dozzinali, privi di richiamo. In altre parole, i soldi che c'erano sono stati spesi male. Alcuni addebitano la grave crisi del Maggio alla megalomania del direttore musicale, Zubin Mehta, che ha spadroneggiato, condizionando l'organizzazione dello storico avvenimento musicale. I dirigenti del teatro fiorentino, che hanno permesso pavidamente troppe ingerenze da parte del maestro, si sono trovati alle prese con una gestione sempre più inefficiente e disgraziata. Se si aprisse un'inchiesta su tale questione e si appurassero responsabilità gravi, i
l reato non dovrebbe ricadere su Mehta, ma sui dirigenti che l'hanno assecondato. Dirigenti incapaci, incompetenti e succubi delle pretese smodate di Mehta, il quale si autoscritturava, programmava opere di sua scelta, favorevoli alla sua carriera e non gradite al pubblico, pretendeva di essere ospitato dal teatro in una lussuosa villa, fornita di numerosa servitù, esigeva strani rimborsi spese e persino una costosa auto blu con autista a disposizione 24 ore al giorno. A questa stregua, il denaro che doveva produrre spettacoli di alto livello, finiva invece in canali impropri. Ora che il Maggio è ridotto al lumicino, si tenta una risalita disperata, ma non con una programmazione appetibile e di qualità, bensì aggrappandosi a trovate pubblicitarie che, oltre ad essere dispendiose, aprono il Maggio alla commercializzazione in modo anticulturale: superficiale, reboante e illusorio - pieno di nulla. Si tratta di enormi crtelloni, affissi sui muri per le strade e le piazze, con l
'immagne degli artisti e dei direttori d'orchestra che reclamizzano vari prodotti di consumo. Non so quali, ma potrebbero essere una bevanda come una schiuma da bagno, un rasoio come un'automobile, chissà forse anche un...antiforfora! Ve lo immaginate un Pollini, un Abbado, un Muti che, per farsi scritturare, devono farsi fotografare con una saponetta o con una birra in mano? Ve l'immaginate certi cartelli dove compaiono ragazzotti con il piercing al naso, o vallette gonfiate dal chirurgo plastico accanto alla scritta:" Anch'io vado al Maggio fiorentino"!? Mai la musica dei grandi era caduta così in basso.
A quando una seria riforma della Legge sulle fondazioni musicali? Altrimenti i nostri teatri finiranno come quello di Atlanta (USA) che è stato messo in svendita perché i dirigenti hanno provocato un deficit pauroso e insanabile.

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala

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