SGARBI: voglio un indagine sulla Scala e su Lissner

E, guarda caso, proprio ora si fa a gara nella Giunta Comunale per dimostrare che Sgarbi è un assessore scomodo.

16/ott/2006 14.20.00 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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SGARBI: VOGLIO UN'INDAGINE SU LISSNER -
FINALMENTE! LISSNER DEVE ANDARSENE

Finalmente abbiamo al Comune di Milano un assessore alla Cultura - Vittorio Sgarbi - che fa cultura. E, guarda caso, proprio ora si fa a gara nella Giunta Comunale per dimostrare che Sgarbi è un assessore scomodo. Tutti lo conosciamo da tempo per le sue levate di scudi e la sua passionalità; perché solo ora il Sindaco Moratti e la sua Giunta se ne stupiscono e gli fanno la paternale? Semplice: perché Sgarbi si è permesso di criticare la gestione della Scala. Qualunque cosa succeda in quel teatro bisogna solo osannare, plaudire, versare fiumi di parole mielate e appiccicose. Così, tanto parché i cittadini, che pagano le tasse, siano gabbati e contenti. Un andazzo rivoltante, che ha fatto solo male alla Scala.
Io non mi sento di rompere una lancia in favore di Sgarbi, perché è un personaggio imprevedibile, capace di rimangiarsi domani quello che ha detto oggi. Ma una cosa mi sento il dovere di dirla: Sgarbi ha un gran senso dell'arte, la sente al volo e la conosce bene. Questo non ne fa una persona eccezionale, parecchi hanno la stessa sensibilità e preparazione, però - a quanto dimostrano le attuali vicende - Sgarbi non svende l'arte per una poltrona, ma la difende contro chiunque. Prima ha scoperto e divulgato il valore artistico dei "graffiti" dei pittori "contro" - cosa che nelle grandi città straniere è già stata assodata e valorizzata da tempo, ma che nella conformista Milano ha creato uno scandalo. Uno scandalo ahimé ridicolo, perché l'arte è arte qualunque ne sia l'autore. Secondo - e qui entriamo nell'ambito della musica, che ci sta più a cuore - Sgarbi ha avuto il coraggio di contestare un'opera ("Don Giovanni") mandata in scena alla Scala. Il giorno dopo la "prima" i gio
rnali allineati azzardavano le solite recensioni promozionali, ma non nascondevano i "se" e i "ma", per concludere che di fronte al direttore d'orchestra Gustavo Dudamel, venticinquenne venezuelano, persino Harden (dell'Idomeneo della scorsa stagione) sembrava un veterano. Ma Lorenzo Arruga de "Il Giornale" diceva chiara a tonda la verità:" Il direttore d'orchestra Dudamel è dilettantesco e male indirizzato, usa la bacchetta come un bastone da majorette e, a ogni cambiamento di ritmo, fa perdere il tempo a qualche cantante. Ha diretto l'opera, fatta di ombre misteriose e di "pianissimo" con una tonante energia, del tutto fuori luogo". Aggiungiamo noi, fuori Mozart, infatti alla fine è stato fischiato. Passiamo poi alla regia, che è stata anche peggio: il giovane Peter Mussbach - dice Arruga - si è rivelato privo di idee personali, scopiazzando le "trovate" dei teatri tedeschi di 20 anni fa (es: Elvira che entra in scena su una motoretta) in un'atmosfera fra l'avanspettacolo
e il bordello; a ogni secondo tutti cercavano di accoppiarsi, per cui Don Giovanni non è più un libertino, un trasgressore, ma solo un perdigiorno che vuo essere "moderno".
Addio, Mozart! il compositore aveva scritto un'altra cosa, un'altra opera. Prima ancora di vedere questa sottospecie di "Don Giovanni" scaligero, avevamo già detto che, con i direttori d'orchestra e i registi debuttanti, la Scala non ritroverà slancio, ma scivolerà sempre più sulla china degli insuccessi.
Ed ecco intervenire a sorpresa l'assessore alla Cultura, letteralmente schifato per aver visto una grande opera scempiata, a suon di miliardi, nel più importante teatro nazionale. Sgarbi rilascia interviste in cui definisce questo "Don Giovanni" una cosa abominevole, Mussbach regista volgare e Dudamel fuori stile perché non ha capito niente. Infine conclude con una frase, secondo noi, storica:"Voglio un'inchiesta su Lissner". Frase che ha messo nel freezer il già gelido carattere del Sindaco Moratti, presidente della Scala, che si è sentita sorpassata dal focoso assessore. Se l'ndagine conoscitiva sulla gestione di Lissner avverrà - così come l'ha chiesta Sgarbi -" per capire se la Scala ha preso un sovrintendente o un agente teatrale", ne vedremo delle belle. Speriamo che vengano fuori i "permessi" elargiti da Lissner agli orchestrali della Filarmonica per andare a tenere concerti in giro per il mondo e intascarsi gli utili. Trovandosi con un'orchestra a mezzo-servizio, Li
ssner fa suonare e cantare alla Scala giovani senza esperienza né professionalità. In questo modo il sovrintendente sta trasformando la Scala in un teatro di provincia. Qualcuno si chiederà il perché di simili comportamenti. La risposta è presto detta: Lissner si adegua alle imposizioni dei dipendenti per conservare la poltrona, sapendo che a mettersi contro gli orchestrali avrebbe vita difficile e una cacciata sicura.
Concludo citando il parere del M.o Chailly, che lavora sia con la Scala che con la Filarmonica, quindi non parla contro questi poteri. Dice Chailly a riguardo delle scelte "molto giovanili" di Lissner:"Non voglio giudicare questi giovani direttori dal punto di vista tecnico, ma trovo che dovrebbero avere il senso dei propri limiti e sapere quando è il momento di affrontare un grande testo musicale e quando invece si è ancora immaturi. La sicumera di queste nuove leve nello scegliere il repertorio è spesso presunzione, talvolta addirittura impudenza". E Lissner, che li ha scritturati tramite la sue agenzie di fiducia, non ha colpa? No, poverino, cosa poteva capirne Lissner, che fino al giorno prima di mettere piede alla Scala, aveva organizzato festival e festivalini? Probabilmente a Lissner fa comodo che Mussbach sia sovrintendente e direttore artistico dello Staatsoper di Berlino: non si sa mai, se fosse costretto a lasciare la Scala e cercarsi un lavoro, Lissner potrebbe tr
ovare qualche altra porta aperta...

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala

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