UN VESCOVO PER GIUSEPPE Verdi

24/ott/2006 10.49.00 Daniele Rubboli Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
 
A Lodi con Leo Nucci e Daniele Rubboli
UN VESCOVO PER
GIUSEPPE VERDI
Tutto esaurito ieri sera al Teatro del Viale di Lodi, per l'originale appuntamento voluto dal Vescovo di quella Diocesi Mons. Merisi il quale ha voluto dedicare una serata musicale per meditare sul rapporto di Giuseppe Verdi con la Chiesa, la Religiosità e la Fede.
A realizzare lo spettacolo erano stati invitati il famoso baritono bolognese Leo Nucci, da anni residente a Lodi, e il musicologo modenese Daniele Rubboli, che a Milano dirige il Laboratorio Lirico Europeo al Centro Culturale Francescano Rosetum.
Confermato l'anticlericalismo di Verdi, pur senza far di ogni erba un fascio, per la difficoltà del dialogo con la Chiesa che, in tempi di Papa Re, potevano avere tanti uomini coinvolti nella passione politica dell'irredentismo per la libertà del popolo italiano e l'Unità nazionale, Rubboli ha sottolineato come il realismo che il geniale operista di Busseto porta nella sua drammaturgia è una testimonianza costante dell'incessante tensione di ogni uomo e donna verso la fede che per alcuni è già illuminante realtà (Zaccaria, papà Miller, Gilda e Desdemona) per altri ricerca angosciante ( Eboli, Leonora di Calatrava) e smarrimento (Rigoletto), per altri ancora la trovata redenzione (Nabucco) e disperato cinismo per chi proclama piu' a se stesso, come autoconvincemento, che a altri il proprio ateismo (Jago).
Leo Nucci ha invece interpretato da par suo, suscitando prolungate ovazioni, esempi musicali da "Luisa Miller", "Nabucco" e "Rigoletto", lasciando poi altre testimonianze ad un gruppo di autorevoli giovani artisti tutti accompagnati al pianoforte dalla passione e dalla raffinata esperienza di Paolo Marcarini.
Si sono così esibite le voci del mezzosoprano Patrizia Patelmo, bellissima e travolgente con la sua sfogata e generosa vocalità; del delizioso soprano Valentina Devecchi che con grazia e intensità emotiva ha sublimato le sue interpretazioni creando pathos di grande intensità; il basso greco Konstantinos Katsaras sempre piu' autorevole nella sua maturazione artistica; e il baritono lodigiano Valentino Salvini, artista ormai ampiamente affermato che ben raccoglie il testimone dei grandi baritoni padani come Aldo Protti e Piero Campolonghi.
In sostanza, riprendendo il messaggio del Sommo Pontefice da Verona, secondo cui non è cristiano chi si proclama tale, ma chi lo testimonia ogni giorno nella vita quotidiana, Rubboli ha ribadito che proprio con la sua vita Giuseppe Verdi ha testimoniato la fede lasciando poi con "La Messa da requiem", summa della sua esperienza drammaturgica quando era poco piu' che sessantenne, la conferma di una spiritualità che riesce finalmente a esprimersi fuori dalle finzioni sceniche in tutta la sua verità, prendendo il rito funebre per i defunti come libretto ideale.
Se a questo libretto ha dato, musicalmente, un taglio melodrammatico non c'è da stupirsi: Verdi non era un mercenario, ma un uomo vero che per tutta la vita aveva fatto melodrammi.
------------------------------------------------------------------------------
 
Ufficio Stampa
Isea Arts -PC
tel 337.299585
blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl