PALMI DI REGGIO C.: I SENTIERI DI CILEA

22/nov/2006 14.10.00 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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Palmi: alla Casa della Cultura

I SOLITARI SENTIERI

DI FRANCESCO CILEA

 

Alla presenza del Sindaco di Palmi e di tutta la giunta comunale, nonché dell’assessore provinciale alla cultura di Reggio Calabria, la Casa della Cultura Leonida Repaci ha ospitato l’effervescente conferenza del musicologo Daniele Rubboli “Francesco Cilea” e il suo tempo.

Il musicologo di Modena, che a Milano ha fondato e dirige il Laboratorio Lirico Europeo, è riuscito a dipingere, con estrema chiarezza, un affresco dedicato alla vita ed alla carriera artistica di Cilea, partendo dalla nascita a Palmi, nel 1866, data in cui all’Opera Comique di Parigi andava in scena “Mignon” di A. Thomas, pietra miliare della nuova opera nazionale francese.

Messo in evidenza come il compositore calabrese sia stato l’unico della Giovane Scuola Italiana (Puccini, Giordano, Leoncavallo, Mascagni, Fianchetti) che abbia vissuto nei conservatori, prima come docente di armonia e poi come direttore (ruolo storico che ha avuto in quello di San Pietro a Macella di Napoli), Rubboli con grande serenità ha dichiarato che Francesco Cilea ha sì avuto nemici, soprattutto nella Casa Editrice Ricordi concorrente della Sonzogno per la quale lui scriveva, che hanno rallentato se non frenato e a volte bloccato i suoi titoli operistici, ma a questo ostacolo si è aggiunto anche il carattere e la personalità dell’artista di Palmi.

Cilea era troppo nobiluomo, troppo “signore” per accettare o dare battaglia.

Schivo per natura, lontano dalla mondanità e dai giochi di corridoio dei salotti come della politica, preferità smettere di scrivere per il teatro, nonostante i successi di tutte le sue opere ed in particolare di “L’arlesiana” e “Adriana Lecouvreur”, e dopo “Gloria”, benché ancor assai giovane, sceglie il silenzio.

Il resto della sua vità sarà dedicato con passione e con grande scienza solo alla didattica ed al perfezionamento dei titoli operistici già realizzati.

In un continuo caleidoscopio di parole e musica, il pubblico ha così ascoltato la “colonna sonora” che circondava Francesco Cilea nel corso della sua vita dalle vivacità francesi al pathos pucciniano, dal verismo anche esagerato di alcuni colleghi italiani, all’utilizzo della musica popolare come occasione di rinnovamento del linguaggio musicale colto, come farà Dvorak.

Il soprano Tiziana Scaciga Della Silva, esemplificando le parole di Rubboli, ha avuto momenti di grande classe interpretativa cantando pagine dalla “Gina”, prima opera di Cilea, e calandosi con folgoranti intuizioni nell’intima vocazione teatrale di Adriana Lecouvreur della quale ha cantato entrambe le grandi arie in cui lo stesso Cilea “racconta” se stesso.

Una performance che ha avuto un momento di autentica magia nella interpretazione della “Rusalka” di Dvorak.

Con lei la sorprendente Valentina De Vecchi, dalla tecnica raffinatissima, che ha interpretato con estrema facilità il piu’ celebre repertorio di coloritura francese ed anche la malizia della pucciniana Musetta; e ancora il generoso tenore livornese Marco Voleri, chiamato in extremis a sostituire un collega indisposto, che ha studiato per l’occasione sia “Il lamento di Federico” dall’”Arlesiana” , sia “L’anima ho stanca” dall’”Adriana”, pagine alle quali ha dato tutta la sua passionalità toscana.

Ad accompagnarli, con professionalità e sincera partecipazione, la pianista reggina Graziella Danieli che Rubboli ha pubblicamente raccomandato a Pierpaolo Praticò. Organizzatore di questo concorto, come del Premio Omaggio a Cilea che si svolge ogni anno a Reggio Calabria, perché sia coinvolta nei prossimi cast che realizzano lo spettacolo che viene confezionato come raffinata cornice al prestigioso e storico premio.

 

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