VIAREGGIO, PESCE E PUCCINI

Ospite d'onore il musicologo Daniele Rubboli al quale è stato chiesto il non facile impegno di "guizzare" tra storia e realtà contemporanea, conciliando Giacomo Puccini appassionato cacciatore e imperterrito carnivoro, con il pescato del Tirreno.

14/dic/2006 13.10.00 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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Insolito ma felice abbinamento a Torre del Lago

IL PESCE DELLA VERSILIA

E . . . GIACOMO PUCCINI

 

Musica a Cena allo Chalet di Torre del Lago, organizzata dal Centro Sviluppo Ittico Toscano in collaborazione con il Festival Pucciniano e la Regione Toscana nell’ambito della quarta edizione di “Pesce in Piazza”!

Ospite d’onore il musicologo Daniele Rubboli al quale è stato chiesto il non facile impegno di “guizzare” tra storia e realtà contemporanea, conciliando Giacomo Puccini appassionato cacciatore e imperterrito carnivoro, con il pescato del Tirreno.

Un pescato che, se nella Toscana di Livorno e dell’Argentario, ha una sua storia anche antica, in Versilia ha solo una storia moderna. Una storia che inizia a metà ‘800, quando Puccini era in fasce o giù di lì, con la creazione della linea ferroviaria che trasformerà quella costa in centri turistici e balneari.

E con la crescita del turismo, fatto da gente che proveniva dalle città e cercava anche a tavola cose nuove e diverse, ecco che cuochi e ristoratori “inventano” una cucina del pesce. Quella cucina che oggi fa parte delle splendide attrattive della Versilia che ha saputo personalizzare l’arte di servire il pesce, basta pensare al caciucco che, come ha osservato Rubboli da anni impegnato anche sul fronte della gastronomia e cuoco a sua volta per gli amici, inventato nel Medioevo a Livorno, a Viareggio rinasce ai primi del ‘900 con diversa scelta di pesci e di spezie che ne fanno un piatto piu’ delicato e digeribile.

Giacomo Puccini, dal canto suo, tra gli abitatori delle acque amava soprattutto le piccole anguille per condirci la pasta, e le aringhe che, senza consigliarlo a nessuno, Rubboli ha ricordato come lui amasse preparare con i ravanelli.

Ma poi i suoi amori erano altri, anche perché a quei tempi la tradizione cattolica era piu’ rispettata da tutti ed il pesce era il piatto del venerdì, quando magari si mangiava riso o pasta piccola (uso maltagliati o tagliatelline ) nel leggero brodo di muggine (cefalo), o di ombrina, o coda di rospo, e del tempo di Quaresima e di penitenza.

L’epistolario pucciniano - ha detto Rubboli -  non ci testimonia alcuna penitenza di Puccini e quindi di pesce si parla assai poco. Si trovano invece tracce del suo amore sconfinato per i fagioli in umido da abbinare ai salamini lucchesi (fagioli per la cui cottura manda, assieme a un sacchetto di Borlotti, la ricetta per cuocerli all’editore Giulio Ricordi nel 1895), l’ingordigia per i fagioli al fiasco che fin da ragazzo mangiava nel refettorio del convento dove era monaca sua sorella, e l’apprezzamento per le folaghe che, scuoiate, nettate dal grasso, e fatte a pezzetti, utilizzava soprattutto per condire tagliatelle e risotti secondo una tradizione ancor oggi cara solo ai vecchi cacciatori.

Affinché Giacomo Puccini non apparisse un caso isolato di passione gastronomica tra i musicisti italiani, l’oratore poi fatto un breve riepilogo di altri celebri ghiottoni come il madrigalista Orazio Vecchi di Modena pioniere del melodramma, che adorava lo zampone inventato nel 1511 durante un assedio nel castello dei Pico a Mirandola (MO); Amadeus Mozart che di tutto quello che mangiò in Italia nei suoi 3 lunghi viaggi restò particolarmente colpito dalla Mortadella di Bologna; Luigi Arditi direttore d’orchestra, che nelle trasferte liriche con le sue compagnie di canto nei teatri del Nord dell’Inghilterra - era infatti nato a Crescentino di Vercelli ma viveva a Londra - lamentava come ogni giorno a tavola non servissero che pernici bollite, un piatto di nessun gusto: Puccini infatti le friggeva o arrostiva con adeguate spezie!.

Ed ha ancora ricordato il buon Ruggero Leoncavallo che si uccise a colpi di cibo, nel suo villino Gianni a Montecatini, non sapendo rinunciare ai maccheroni alla napoletana, benché malatissimo di diabete. In volo radente sono stati poi citat Gioachino Rossini, altro maniaco della grande elaborata e imburratissima cucina, e Giuseppe Verdi immenso  anche in cucina dove realizzava risotti alla parmigiana rimasti storici pure a San Pietroburgo !

Tutto questo mio raccontare è stato alternato dagli interventi cantati dell’ottimo tenore Orfeo Zanetti affiancato dall’estroverso soprano Natalia Valli con al pianoforte il bravo Simone Marziali, ed una cena a base di splendido pesce del Tirreno, che Puccini avrebbe sicuramente molto apprezzato, realizzata con grande arte dal giovane cuoco Pappalardo dello Chalet di Torre del Lago.

 

Da Ufficio Stampa Isea Arts

Tel 02.2842836

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