PERCHé

14/dic/2006 17.49.00 Baritono Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA

DIFENDO ALAGNA PERCHE' HA RAGIONE

IL SOVRINTENDENTE PUO' LICENZIARE UN DIPENDENTE INETTO, MA NON UN ARTISTA CHE, PER UN MOMENTO EMOTIVO, PERDE IL CONTROLLO E COMMETTE UN ERRORE.
IL CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO DEGLI ARTISTI LIRICI CONTEMPLA LE "GIUSTE CAUSE" DEL LICENZIAMENTO, CHE SONO LE STESSE DEL CONTRATTO INDIVIDUALE FRA L'ARTISTA E IL TEATRO. ALAGNA NON E' INCORSO IN ALCUNA DELLE CAUSE PREVISTE.

Se il tenore Alagna volesse, potrebbe presentarsi questa sera in teatro per la quarta recita. Se non lo facessero entrare, potrebbe chiamare i Carabinieri per fare rispettare il suo diritto contrattuale, tuttora vigente perché il tenore non è stato "protestato" dal direttore d'orchestra. L'interruzione di una scena non è una "giusta causa" per un licenziamento in tronco. Il disastro, lo scandalo sono avvenuti per colpa di Lissner, il quale avrebbe dovuto invitare il M.o Chailly a interrompere l'opera momentaneamente, scusandosi con il pubblico e assicurandolo che lo spettacolo sarebbe continuato. Poi, unitamente al M.o Chailly, sarebbe dovuto andare dal tenore Alagna, che era nel suo camerino, e là convincerlo a tornare sul palcoscenico per proseguire il suo lavoro. Io, che ho i capelli bianchi e una quarantennale esperienza di teatro, sono sicuro al 100% che Alagna, superato il momento di stress emotivo, sarebbe ritornato a cantare. Il sovrintendente, invece, ha fatto la p!
eggire delle scelte che un dirigente potesse fare: non ha recuperato Alagna e ha buttato sulla scena all'improvviso un sostituto "in borghese", mettendo in ridicolo l'opera e il teatro stesso.

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala

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