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pavidità?= deglpavidità LA CRISI DEI TEATRI LIRICI E' DOVUTA SOPRATTUTTO ALL'INDIFFERENZA E PAVIDITA' DI COLORO - CANTANTI, DIRETTORI D'ORCHESTRA, REGISTI E QUANT'ALTRO - CHE VEDONO IL MARCIO E STANNO ZITTI Sono stato visto e ascoltato da milioni di spettatori durante la trasmissione di "Ballarò" in TV, per cui già dall'indomani c'è stato un continuo di telefonate, messaggi, e-mail e anche visite di decine e decine di persone: amici, conoscenti, loggionisti, appassionati di lirica si sono congratulati per le mie dichiarazioni, ma tutti mi hanno detto lealmente:" Hai ragione, ma sei troppo solo nelle tue lotte per vedere realizzato il tuo ideale di un teatro migliore, accessibile a tutti, funzionale alla cultura e alla musica, alieno dagli intrallazzi e dai personalismi che lo compromettono".

22/dic/2006 16.10.00 Baritono Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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LA CRISI DEI TEATRI LIRICI E' DOVUTA SOPRATTUTTO ALL'INDIFFERENZA E PAVIDITA' DI COLORO - CANTANTI, DIRETTORI D'ORCHESTRA, REGISTI E QUANT'ALTRO - CHE VEDONO IL MARCIO E STANNO ZITTI

Sono stato visto e ascoltato da milioni di spettatori durante la trasmissione di "Ballarò" in TV, per cui già dall'indomani c'è stato un continuo di telefonate, messaggi, e-mail e anche visite di decine e decine di persone: amici, conoscenti, loggionisti, appassionati di lirica si sono congratulati per le mie dichiarazioni, ma tutti mi hanno detto lealmente:" Hai ragione, ma sei troppo solo nelle tue lotte per vedere realizzato il tuo ideale di un teatro migliore, accessibile a tutti, funzionale alla cultura e alla musica, alieno dagli intrallazzi e dai personalismi che lo compromettono". Ho accettato questi commenti, sebbene amari, perché sono veritieri. Il teatro lirico è in crisi profonda, non solo per ragioni economiche - dato lo squilibrio fra le alte spese di allestimento e la scarsità degli spettatori - ma soprattutto perché non ci sono più artisti disposti a difendere sia la loro dignità professionale che quella del teatro invaso dal malcostume. L'unico impegno degli!
artisti - cantanti, registi, scenografi, direttori d'orchestra, compresi ovviamente Muti e Abbado - è quello di chiedere sempre più soldi allo Stato (cioé ai contribuenti) per aumentare i loro cachet, che sono già favolosi, sproporzionati alle loro prestazioni. Il loro unico impegno "sociale" è quello di diventare sempre più ricchi. Sono artisti, ma non so se siano degni di essere chiamati tali, poiché il loro ideale è nel portafogli. Non sono disposti a rischiare, a mettersi in gioco per difendere la musica e il teatro. E' vero, io sono solo, ma da solo ho fatto tutto quello che potevo fare: ho fondato un sindacato, che non ha tralasciato occasione per difendere il lavoro e la dignità degli artisti; ho fatto parte della Commissione Centrale Musica presso il Ministero dello Spettacolo, dove mi sono battuto per eliminare gli sprechi ed aumentare le opere e le recite in tutti i teatri italiani; infine sono entrato nei Consigli di amministrazione di vari enti lirici, fra cui !
la Scala, dove ho portato avanti le mie lotte in favore del lavoro art
istico, dei giovani talenti e dei teatri stessi. Se avessi avuto la solidarietà completa dei miei colleghi, avrei potuto fare molto di più. Ma i miei colleghi mi hanno sempre criticato dietro le spalle per rendersi graditi ai dirigenti teatrali, che mandavano la lirica in rovina.
I vari ministri dello Spettacolo e anche l'attuale ministro dei Beni Culturali, per la musica e il teatro non hanno mosso un dito. I cosidetti grandi maestri, Muti, Abbado ecc.ecc, cosa hanno fatto? niente. Pagine intere di interviste sui giornali, vari special televisivi per parlare dei loro successi, della loro carriera, delle loro scritture a iosa. Un esibizionismo banale e commerciale che - nella situazione dei nostri teatri - suona squallido. Questi signori, quando hanno occasione di incontrare i ministri e altri potenti, invece di interessarli ai grossi problemi del lavoro e della produzione teatrale, si trasformano in servili adulatori e...si contendono il concerto di fine anno in Senato. Personaggi deludenti, per non dire meschini. Con questa gente è difficile che il futuro della musica e del teatro preveda lo slancio per un cambiamento salutare: una riforma che azzeri tutto nello "statu quo ante" e ricominci in modo nuovo, più serio, più funzionale, meno elitario, m!
eno politicizzato, eliminando una congerie di cialtroni e di profittatori, di vendi-fumo, di raccomandati e di furbastri, che usano il teatro per i loro personali interessi, e della cultura musicale...se ne fregano!
Sì, è vero, sono solo, perché non ho mai voluto fare comunella con questi signori; ci avrei guadagnato molti contratti, ma i compromessi mi fanno schifo. Se gli artisti mi avessero capito e seguito e sostenuto, avremmo risolto insieme molti dei problemi che affliggono il teatro lirico e tormentano alcune categorie che vi lavorano. Se le cose precipitano verso il baratro, con l'inevitabile chiusura dei teatri, la colpa sarà di tutti coloro che, pavidamente e furbescamente, sono stati alla finestra. Io ho lottato e lotto da solo, ma credo nella mia buona causa e sono certo che il tempo e la storia mi daranno ragione.

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala
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