IL TEATRO SAN CARLO ALL'ELEMOSINA - L'AVEVAMO PREVISTO - PURTROPPO NON SIAMO STA

IL TEATRO SAN CARLO ALL'ELEMOSINA - L'AVEVAMO PREVISTO - PURTROPPO NON SIAMO STA IL TEATRO SAN CARLO ALL'ELEMOSINA - L'AVEVAMO PREVISTO - PURTROPPO NON SIAMO STATI ASCOLTATI Il 23 gennaio, durante la nota trasmissione televisiva "Porta a porta", condotta da Bruno Vespa, la signora Mastella, che ricopre cariche istituzionali in Campania, ha lanciato un S.O.S. per salvare il Teatro San Carlo di Napoli.

09/feb/2007 12.49.00 Baritono Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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IL TEATRO SAN CARLO ALL'ELEMOSINA - L'AVEVAMO PREVISTO - PURTROPPO NON SIAMO STATI ASCOLTATI

Il 23 gennaio, durante la nota trasmissione televisiva "Porta a porta", condotta da Bruno Vespa, la signora Mastella, che ricopre cariche istituzionali in Campania, ha lanciato un S.O.S. per salvare il Teatro San Carlo di Napoli. La sig.a Mastella ha proposto di aprire una sottoscrizione, tramite la TV, per raccogliere fondi e permettere al teatro napoletano di sopravvivere. Abbiamo appreso così che il glorioso Teatro San Carlo è ormai ridotto all'elemosina. Tutti i cittadini italiani sarebbero invitati a versare un obolo, anche se non hanno mai visto e non vedranno mai il teatro di Napoli, a titolo di pura e semplice solidarietà. Ma, domandiamoci, per quanto tempo basteranno i soldi raccolti? una stagione? Poi si dovrà ricominciare daccapo. In altre parole, il Teatro San Carlo, o vivacchia di elemosine, o chiude. Questa fine pietosa non ci sorprende; da anni e in numerose occasioni ho denunciato pubblicamente, sia in Commissione Centrale Musica, alla presenza dei vari Mini!
stri dello Spettacolo che si sono succeduti, sia in interviste, comunicati, lettere aperte, articoli de "Il nostro giornale" (organo di stampa dello SNAAL) e più recentemente attraverso interventi diffusi via Internet, ho detto e previsto che, se fosse continuato il sistema lottizzatorio delle cariche dirigenziali, il clientelismo delle scelte programmatiche, le protezioni e imposizioni di matrice politica, che spesso hanno dato i teatri in mano a gente incompetente, incapace, opportunista, la quale si è data allo spreco, alla faciloneria e persino, in qualche caso, alle ruberie, tutti i teatri lirici italiani avrebbero finito per chiudere.
I sindacati interni ai teatri, gli amministratori locali, i giornali e anche le Procure della Repubblica, che ho interessato in varie circostanze, hanno ostentato il silenzio...in cambio di poltrone, palchi e palchetti dove pavoneggiarsi in compagnia di mogli, amici, amiche e amanti. Non sono stato ascoltato perché dicevo cose scomode, sollevavo problemi che si voleva ignorare per tornaconto politico, o personale. Ora, per salvare i teatri lirici, a cominciare da Napoli, si ricorre all'elemosina. Ci aveva provato, qualche anno fa, anche il Sindaco Albertini, che andò a Londra per raccogliere soldi per la Scala...ma tornò con le mani pressocché vuote, senza contare l'umiliazione che dovette ingoiare. Ciò significa che le sottoscrizioni nazionali, o diventano sistema (ma i cittadini già pagano le tasse per il Fondo Unico dello Spettacolo) o non risolvono nulla. Un'alternativa potrebbe essere chiudere i teatri lirici per 5 anni, azzerare l'attuale legge, che ha favoriito gli af!
faristi ma non la diffusione della cultura musicale, e poi riaprire le istituzioni teatrali su una base di professionalità e un sistema che favorisca il grande pubblico, non una ristretta élite di privilegiati che, oltretutto non pagano il biglietto: i soliti invitati.

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala

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