OBBLIGATORIE GIACCA E CRAVATTA ALLA SCALA

09/feb/2007 16.49.00 Baritono Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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OBBLIGATORIE GIACCA E CRAVATTA ALLA SCALA
A CHE SERVE L'ABITO FORMALE SE IL TEATRO METTE IN SCENA PORCHERIE?

Il sovrintendente Lissner ha fatto stampare sul retro dei biglietti della Scala un "regolamento" per il pubblico: per gli uomini, abito scuro alle "prime", giacca e cravatta a tutte le rappresentazioni; per le donne, abbigliamento consono al decoro dell'istituzione. L'iniziativa ha suscitato molti commenti pro e contro. D'accordo è il M. Chailly, che teme che qualcuno possa presentarsi alla Scala in pantaloncini corti, come nei teatri d'Olanda. Ma, ovviamente, il M.o Chailly non può contraddire il sovrintendente, se vuole salire ancora sul podio della Scala. Per il resto, i dissensi sono moltissimi con le ragioni più varie. Anzitutto i turisti. Appena arrivano a Milano, chiedono un biglietto per la Scala; da ora in poi, se non hanno messo l'abbigliamento adatto in valigia, dovranno rinunciare alla musica. Risultato: aumento delle poltrone vuote. Poi, i giovani. Dite loro:"O ti vesti così, o non entri alla Scala" e quasi tutti manderanno al diavolo la Scala. Le poltrone vuote!
raddoppiano. Io, personalmente, non vorrei che il "regolamento " di Lissner fosse un pretesto per selezionare il pubblico, discriminando i meno abbienti, quelli che se comprano la giacca non hanno più i soldi per il (salato) biglietto e viceversa. Questo avviso di Lissner, scritto nero su bianco, conferma il sospetto di "teatro d'élite", quello - per intenderci - fatto per divertire i ricchi, che entrano con l'invito, mentre i poveri, che restano fuori, pagano le spese. Non mi sono piaciuti, inoltre, certi riferimenti di Lissner: "Il pubblico va educato", o anche "La Scala merita rispetto", come se il teatro fosse normalmente frequentato da cafoni e incivili. Con le sue parole, è Lissner che manca di rispetto al pubblico. Se il sovrintendente aspira a una missione educativa verso i cittadini,dovrebbe sapere che questa non consiste nel modo di vestire (un maglione vale una giacca) ma in spettacoli artisticamente validi. Un abito scuro e un papillon di seta nera non ci rend!
e migliori se assistiamo a un "Idomeneo" che fa pena, o a un "Don Giov
anni" che è una porcheria. Sarebbe ben più educativo e "consono al decoro dell'istituzione" se migliorasse il livello culturale degli spettacoli, se si evitassero le volgarità sul palcoscenico, la mistificazione di opere importanti e certi registi con molte velleità e poche idee. Non ci si può improvvisare geni nemmeno con una barca di soldi e un bel vestito da cerimonia.

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala

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