La lirica ferma nel tempo.

03/ott/2003 18.51.33 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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Il mondo dello spettacolo si evolve, tranne che nella lirica; per colpa di maestri megalomani e di giornalisti fasulli.
 
Sul Corriere della Sera di oggi,il conduttore Paolo Bonolis, parlando dei suoi futuri impegni televisivi (Domenica in...in 32 puntate) dice fra le altre cose:"Non mancheranno momenti più seri, come incontri e interviste con personaggi fuori dal coro: è un compito della TV di Stato evitare di ascoltare sempre "i soliti noti"  e di produrre forme di addomesticamento culturale". Vedo che anche Bonolis la pensa come me. A intervistare sempre i soliti tromboni si finisce a parlare del nulla. A Pierluigi Panza e ad altri suoi colleghi, che si occupano di lirica, dovrebbero fischiare le orecchie svegliandoli dal torpore. I giovani non sono interessati ad avvicinarsi alla lirica perché vi sono direttori d'orchestra che disseppelliscono opere obsolete, scartate già a suo tempo dagli stessi autori, e vi sono giornalisti  che scrivono del mondo della lirica,ma invece di vivacizzare,di interessare il publico, lo fanno addormentare.
Qualcuno si chiederà: come mai questi comportamenti?
 I primi sono musicisti aridi e pavidi, che temono il confronto con i colleghi; i secondi sono giornalisti fasulli, che temono di  diventare sgraditi ai potenti intervistando personaggi controcorrente che direbbero delle verità, scoprirebbero degli altarini... Nell'uno e nell'altro caso è tutta una questione di carriera facile e comoda.
 
Giuseppe Zecchillo - segretario nazionale SNAAL - già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala.

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