ARCIMBOLDI: Dirige Mark Wigglesworth e il vento di Mahler si fa tempesta..rossa, come l'invidia.

05/nov/2003 14.00.53 Ernani Contatta l'autore

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Sono forse le due più famose ed emblematiche composizioni di Gustav Mahler, quelle che formano, questa sera, il concerto della Filarmonica della Scala, al Teatro degli Arcimboldi: la Quinta Sinfonia e i «Kindertotenlieder», i «Canti per i bambini morti». Due pagine degli anni 1902-1904, percorse dalla stessa, profonda e duplice vena, di veemente disperazione da un lato, di esacerbata commozione lirica dall'altro. Per questo medaglione mahleriano, la Filarmonica si affida a due talenti del Nord. Sul podio, un direttore inglese, il trentottenne Mark Wigglesworth, un emergente di forte personalità. Non è un routinier e il suo carattere deciso l'ha imposto come uno dei futuri eredi di Simon Rattle. Passa per un lupo solitario, per un tombeur de femmes e per un dominatore dai tratti imperiosi. A leggere le sue dichiarazioni, l'immagine è quasi opposta. Il maestro dice di non essere uno che ama imporre il proprio pensiero, di preferire i giochi di squadra, di sentirsi affascinato da come gli allenatori riescono a motivare il team. Wigglesworth ricorda sempre la raccomandazione fattagli da Colin Davies: le orchestre sono come degli uccellini, se le tieni troppo «molli» volano via, se le tieni troppo strette non cantano più. Un canto stupendo e disperato attende, in effetti, la Filarmonica, in questo concerto: nella Quinta di Mahler c'è il sublime Adagietto reso «popolare» dal film «Morte a Venezia», soavissimo abbandono all'estenuazione del dolore, l'orchestra ridotta ai soli archi e alle liquide dissolvenze dell'arpa, dolci come lacrime. Tocca poi alla mezzosoprano svedese Anne Sofie Von Otter immergersi nei cinque conturbanti «Kindertotenlieder». Qui il dolore autentico del poeta Friedrich Rückert, cui davvero erano morti due figli, viene da Mahler amplificato in una prefigurazione di morte così potente da apparire alla moglie Alma quasi una sfida alla Provvidenza. Di lì a pochi anni, in effetti, Mahler stesso avrebbe perso la sua bambina. Tempesta, illusione, desolazione, compianto, senso di colpa, nostalgia delle più struggenti tenerezze domestiche, anelito a una trasfigurata serenità: il vento nero e lugubre dei Kindertotenlieder soffia, così, come una profetica autoconsolazione.

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