Cascina: un libro per il tenore Cavallini

19/ago/2007 10.30.00 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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FAUSTO CAVALLINI DA CASCINA
IL TENORE. . . RITROVATO ! ! !
 
Tra i libri piu' singolari proposti in questa estate 2007, spicca la biografia del tenore toscano Fausto Cavallini, andata letteralmente a ruba durante la stessa serata di presentazione nel Parco di Palazzo Del Punta a Laiano San Casciano di Cascina (Pisa).
Autore l'ex bancario Paolo Vestri, nativo di Ponsacco, e da sempre collaboratore e oggi corrispondente da Cascina del quotidiano "La Nazione", che lo ha dato alle stampe grazie all'attenzione del sindaco Moreno Franceschini.
Come ha scritto il musicologo Daniele Rubboli nella prefazione, Fausto Cavallini è l'ultimo tenore contadino della provincia di Pisa e di buona parte della Toscana.
Morto nel 1952 a 67 anni, Cavallini, che ebbe esperienze giovanili, come lavoratore dei campi, anche in Maremma, è uno dei tanti artisti italiani che sulle ali della voce hanno spiccato un volo che li ha portati oltre gli steccati del paese e le frontiere nazionali.
Scritturato con successo anche nei teatri delle Due Americhe, Cavallini fu interprete di un vasto repertorio da "Rigoletto" alla "Forza del Destino", da "La sonnambula", "Lucia di Lammermoor" e "Traviata" al "Faust" di Gounod.  
Leggere la sua vita è come scorrere le pagine di un libro d'avventure sia per le turbolenti vicende d'amore, sia per il vizio del gioco e il periodo di impresariato e gestione teatrale che lo vide protagonista dopo un ritiro abbastanza precoce dalle scene per le conseguenze di un'infezione epatica presa in Sud America.
Paolo Vetri narra di lui con sobrietà, usando la sua facile penna di autore in vernacolo che già aveva firmato con successo, poemetti, liriche e commedie.
Ne viene fuori così un libro da bere, difficile da leggere a piu' riprese, che ricostruisce le tensioni, le passioni e gli umori della provincia toscana che tanti artisti ha saputo dare al teatro musicale.
Alcuni divenuti celeberrimi come quelli raccontati nei suoi due libri da Mario Del Fante, gran sacerdote della tradizione canora fiorentina e toscana in genere, ed altri rimasti al ruolo di Carneade: ottimi lavoratori delle scene canore ai quali è doveroso rendere omaggio.
Un dovere che ci consente di illuminare la nostra memoria su quella cultura musicale così profondamente italiana che abbiamo il dovere, non il diritto, di non dimenticare, alla faccia dell'ingobile negligenza con la quale viene considerata dai nostri assurdi mass media.
Ed una volta di piu', leggendo questo libro, abbiamo l'occasione di tener spento l'infame elettrodomestico predicatore del "nulla" che si chiama: tv.
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Da Ufficio Stampa ISEA ARTS
Milano
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