Cantiere all'Opera: Un fuoriclasse per un concerto straordinario

06/apr/2017 22:30:44 Cantiere all'Opera Padova Ufficio Stampa Contatta l'autore

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Alcuni concerti sono belli, altri splendidi, altri ancora, pochissimi, straordinari.

Alla terza categoria, ovvero quella degli “straordinari” appartiene il recital che il tenore giapponese Yasu Nakajima, star internazionale, ha offerto la scorsa domenica nell’ambito della quinta Stagione Concertistica di Cantiere all’Opera.

Voce di duttile morbidezza, coniugata ad una linea di canto impeccabile e luminosa, un senso della frase perfetto, il tutto unito da un gusto che non conosce un singolo cedimento: questo è Yasu Nakajima.

Nella prima parte, tutta dedicata alla romanza da salotto italiana, genere a torto considerato “minore”, Nakajima ha dispiegato il suo canto sulle ali del Rossini de “La promessa”, per proseguire con tre romanze, davvero troppo poco eseguite, di Stefano Donaudy, compositore siciliano coevo di Puccini. Tre arie di stile antico,” La Promessa”, “O del mio amato ben? E “Vaghissima sembianza “, intrise però di una vena romantica lontana da qualsiasi languore stucchevole. Celeberrime le tre successive pagine di Francesco Paolo Tosti, “Ideale”, “Non t’amo più” e “L’ultima canzone”, cavalli di battagli di molti tenori sia passati che presenti, che Nakajima affronta con canto elegante, esaltandone le preziosità di cui sono ricche.

Nella seconda parte il tenore giapponese ha affrontato una serie di arie “monstre” del grande repertorio romantico francese.

“Ah! Leve-toi soleil”, dal Romeo et Juliette di Charles Gounod è stata risolta con fraseggiare fremente ed un dominio assoluto dei fiati, mentre in “Pourquoi me reveiller” dal Werther di Jules Massenet, il canto diviene imperiosamente disperato, vivido nei colori e negli accenti.

Capolavoro assoluto un “Je crois entendre encore”, da "I pescatori di perle” di Georges Bizet tutto cantato a voce piena, senza facili ricorsi al falsettone, nel quale mezzevoci e smorzati hanno reso con perfezione assoluta l’atmosfera notturna e nostalgica che lo caratterizza.

Magnifica conclusione del programma con la travolgente “Dein ist mein ganzes Herrz” da Il paese del sorriso di Franz Léhar. Due bis: una struggente canzone giapponese sull’amore perduto, e una folgorante “La donna è mobile”.

Ad accompagnarlo è stato il pianista Dragan Babic, che con elegante precisione si è posto non solo come valore aggiunto, ma come vero e proprio deuteragonista. 

Ad intervallare romanze ed arie tre splendidi interventi del quattordicenne pianista Matteo Fabro, che suona con la maturità di un concertista navigato. Dopo il Preludio A in Si minore di Mendelsshon è stata la volta di “Jardins sous la pluie” di Debussy, nel quale Fabro esibisce tecnica salsissima unita ad una leggerezza di tocco e ad un uso del pedale di straniante efficacia. È tuttavia nella Ballata in Sol Minore di Chopin che il giovanissimo pianista rivela tutta la sua precoce maturità, comprendendo la natura “sospesa” del pezzo, il suo procedere per accenni, per lacerti sonori che solo alla fine svelano i temi esposti nella loro compiutezza.

Intenso l’intervento, nello consueto spazio “Diamo voce a…”, l’intervento di Andrea Andriotto, in rappresentanza dell’Associazione La Strada Giusta, che offre assistenza legale gratuita dando voce a tutti coloro alla quale la società, per motivi vari, la nega.

Successo pieno e meritatissimo per tutti.

 

Piero Randi

Padova, Teatro Barbarigo (Sala Nobile)
2 Aprile 2017 

 

 

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